Una bravata. E' stata questa la risposta che hanno dato i tre giovani di Castellammare, Francesco Imparato, Antonio Artuso e Fabio Amendola, accusati di aver esposto uno striscione e un manichino contro i pentiti sul falò dell'Immacolata. La difesa prova così a smontare l'impianto accusatorio della Direzione Distrettuale Antimafia che ha indicato nei clan D'Alessandro e Imparato i registi dell'intera operazione. Ma secondo la difesa dei tre ragazzi stabiesi non c'è nessun tipo di collegamento con la criminalità organizzata: la decisione di esporre quel messaggio shock è stata frutto di una bravata, poi pagata a caro prezzo. Nel corso dell'interrogatorio di garanzia, inoltre, gli avvocati hanno chiesto l'annullamento dell'ordinanza di custodia cautelare con divieto di dimora in Campania e di procedere invece con l'obbligo di firma. Al momento Imparato, Artuso e Amendola sono fra il Lazio e la Lombardia.
Secondo l'accusa, il falò dell'Immacolata al rione Savorito aveva un chiaro riferimento all'inchiesta Olimpo che pochi giorni prima aveva portato all'arresto di 14 persone affiliate ai clan stabiesi. Il tutto è stato possibile grazie alle dichiarazioni dei collaboratori di giustizia che poi sono stati il bersaglio nella notte dell'8 dicembre. In compagnia dei tre ragazzi sono coinvolti anche due giovanissimi la cui posizione è al vaglio del Tribunale dei Minori di Napoli.
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