Arrestato ieri mattina Vincenzo Cesarano, detto o’ mussone, cugino del boss di Ponte Persica Ferdinando Cesarano e ritenuto a capo del clan che gestisce gli affari criminali tra i confini di Castellammare di Stabia e Pompei. Vincenzo Cesarano è stato arrestato dagli uomini del Comando Provinciale Carabinieri di Salerno che hanno eseguito un'Ordinanza di applicazione di misure cautelari personali emessa dall'Ufficio G.I.P. del Tribunale del capoluogo su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia. II provvedimento ha disposto la custodia cautelare in carcere a carico di 13 persone e gli arresti domiciliari a carico di 8 persone. Per tutti sono ipotizzati i reati di associazione di tipo mafioso, estorsione, detenzione e porto abusivo di armi comuni da sparo e da guerra, violenza privata e illecita concorrenza con minaccia o violenza (tutti aggravati dal metodo e dalle finalità mafiose), commessi nel periodo compreso tra gli anni 2014 e 2019. Al contempo, sono stati eseguiti Decreti di perquisizione personale e locale - notificate contestuali informazioni di garanzia - a carico di 11 indagati in di stato di libertà. L'operazione si e svolta prevalentemente tra Scafati (SA) e i comuni viciniori della provincia di Napoli. Nei confronti di alcuni dei soggetti interessati, la misura detentiva è stata eseguita presso gli istituti penitenziari in cui essi erano già ristretti per altre cause, in parte riconducibili ad interventi repressivi anticipatamente effettuati nel contesto della medesima attività di indagine.
Il provvedimento cautelare si basa sui gravi indizi di colpevolezza acquisiti dal Reparto Territoriale Carabinieri di Nocera Inferiore, con la direzione ed il coordinamento della D.D.A., nell'ambito di un procedimento penale avviato a partire dalla meta dell'anno 2017 in seguito a una serie di danneggiamenti ai danni di attività commerciali (bar, tabacchi, sale slot) e atti minatori posti in essere a Scafati con modalità tipiche della criminalità camorristica. Secondo la prospettazione accusatoria, ritenuta allo stato valida dal G.I.P., gli elementi acquisiti configurano l'esistenza di un' organizzazione di tipo mafioso (denominata clan Buonocore/Matrone) operativa in Scafati e aree circostanti, di cui è stato ritenuto organizzatore, promotore e capo il 47enne BUONOCORE Giuseppe, genero dello storico boss scafatese MATRONE Francesco detto "Franchino 'a belva", quest'ultimo attualmente ristretto al regime di cui all' art. 41 bis dell' Ordinamento penitenziario.
Nell'iniziale fase espansiva, la concorrenza nell'accaparramento delle fonti di lucro nei settori economici di interesse, nonchè nelle attività illecite esercitate costituiva, secondo le risultanze confluite nel provvedimento cautelare, terreno di scontro anche violento tra il gruppo criminale facente capo al BUONOCORE e le preesistenti formazioni già operanti nell'area, quali il locale clan Loreto/Ridosso e il clan Cesarano, rispettivamente, il primo autoctono, il secondo storicamente radicato a Castellammare di Stabia, ma da tempo presente ed influente sulla scena criminale scafatese. L'iniziale conflittualità subiva in seguito un progressivo affievolimento che le risultanze d'indagine hanno consentito di ricondurre all'evoluzione degli assetti di vertice in seno al clan Cesarano, segnata dall'assunzione della reggenza da parte di CESARANO Vincenzo (cugino dello storico capo del clan, CESARANO Ferdinando) successivamente alla sua scarcerazione (aprile 2017) e al pressochè contestuale arresto, in applicazione di misure cautelari per estorsione, di figure apicali quali DE MARTINO Luigi, CESARANO Giovanni (dicembre 2016, entrambi nell'ambito di parallela indagine di questo Ufficio) e BELVISO Raffaele (agosto 2017, nell'ambito di attività di indagine della D.D.A. di Napoli). Secondo la ricostruzione allo stato ritenuta fondata, il nuovo corso delle relazioni, improntato a una linea di non belligeranza e di sostanziale riconoscimento delle prerogative territoriali del gruppo autoctono scafatese, aveva tra gli artefici, oltre ai rispettivi elementi di vertice dei sodalizi protagonisti, l'intervento agevolatore del già citato CIRILLO Ferdinando, che assumeva un ruolo di mediazione sulla base della sua storica contiguità a MATRONE Francesco e, allo stesso tempo, dei consolidati rapporti vantati all'interno della compagine dei CESARANO.
Tra le imputazioni ascritte (e confermate dal G.I.P.), figurano, in particolare 6 estorsioni tentate o consumate riconducibili al clan Cesarano tra Scafati, Castellammare di Stabia e Pompei, 12 estorsioni tentate o consumate riconducibili al clan Buonocore/Matrone a Scafati (eccetto una a Santa Maria la Carità) e 3 estorsioni poste in essere dal clan Loreto-Ridosso a Scafati.
Tali interventi repressivi, i cui successivi sviluppi processuali hanno confermato, nei gradi di giudizio finora definiti, la validità dell'impostazione accusatoria, hanno sostanzialmente interrotto un processo di rapida ascesa ed affermazione violenta del sodalizio camorristico sul territorio e consentito la tempestiva decapitazione del suo vertice.
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