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Castellammare - Da Scanzano a Ponte Persica: così la camorra imponeva il silenzio agli imprenditori

Minacce e violenze fisiche per imporre il pagamento del pizzo. Un modus operandi simile sia per i D'Alessandro che per i Cesarano

tempo di lettura: 2 min
di Gennaro Esposito
21/06/2019 12:30:23
Castellammare - Da Scanzano a Ponte Persica: così la camorra imponeva il silenzio agli imprenditori

Minacce, in alcuni casi violenze personali o familiari. Così i clan di Castellammare imponevano il silenzio agli imprenditori vittime del racket e delle estorsioni. Un modus operandi comune a tutte le cosche stabiesi, da Scanzano a Ponte Persica: i commercianti non dovevano denunciare. Molti, per paura di aggressioni e delle minacce di morte che hanno ricevuto, hanno preferito non chiedere aiuto alle forze dell'ordine ed è per questo motivo che le denunce a Castellammare sono quasi pari allo zero. Lo confermano le indagini dei carabinieri e della polizia negli ultimi 12 mesi: prima l'inchiesta Olimpo, poi l'operazione al Mercato dei Fiori passando per il fermo dei tre estorsori del rione Cmi. Arresti che hanno confermato un dato importante: a Castellammare tutti pagano il pizzo ma pochi hanno il coraggio di denunciare.

Ma, dopo ogni grande operazione delle forze dell'ordine, i commercianti non hanno fatto mancare il proprio supporto. Con messaggi anonimi sono arrivati i ringraziamenti dopo l'eliminazione del clan nel rione Cmi ma anche dopo la maxi operazione della guardia di finanza e dei carabinieri a Ponte Persica, nel Mercato dei Fiori. Gli imprenditori chiedono aiuto, lo Stato non rimane a guardare e prova così a bloccare il business delle estorsioni. Purtroppo per anni i D'Alessandro, i Cesarano e tante altre cosche hanno imposto il terrore fra gli imprenditori. Chi decideva di non denunciare veniva aggredito o venivano apportati dei danni al suo esercizio commerciali con bombe o con incendio. Un clima di paura che inevitabilmente portava i commercianti ad abbassare la testa e sottomettersi al volere della camorra.

Tuttavia a Castellammare da qualche mese è attiva l'associazione SOS Impresa nel Circolo della Legalità, in prima linea contro il racket. Alla luce degli ultimi arresti, nei locali di corso Garibaldi il 28 giugno prossimo si terrà un incontro con le forze dell'ordine per sensibilizzare gli imprenditori alla denuncia e per illustrare loro le tante iniziative previste per chi decide di affidarsi alla giustizia. La magistratura fa il suo corso così come le forze dell'ordine e le associazioni: con la sinergia si potrà contrastare il potere della criminalità.

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