È stato rinviato a giudizio l'assessore Gianpaolo Scafarto, coinvolto nel caso Consip. Questa mattina la Corte d'Appello della Procura di Roma ha accolto la richiesta della Procura Generale rinviando a giudizio l'ex maggiore dei carabinieri. Con lui è stato confermato il processo anche per il colonnello dell'Arma Alessandro Sessa. Per Scafarto l'accusa è di rivelazione del segreto, falso e depistaggio, mentre per Sessa l'accusa è di depistaggio. Secondo la Procura, Scafarto avrebbe prima rivelato alcune informazioni protette dal segreto d’ufficio e poi depistato le indagini. Nel primo caso, avrebbe fornito gli interrogatori in fase di svolgimento alla direzione del Fatto Quotidiano. In particolare, avrebbe reso noto le dichiarazioni di Luigi Marroni (amministratore delegato di Consip) e Luigi Ferrara (ex presidente di Consip). In più, per incastrare il padre di Matteo Renzi, Scafarto avrebbe attribuito la frase “Renzi l’ultima volta che l’ho incontrato” ad Alfredo Romeo, imprenditore coinvolto nell’inchiesta. In realtà a pronunciare la frase era stato Italo Bocchino. Inoltre, avrebbe cancellato Whatsapp dal cellulare del suo colonnello per complicare il lavoro degli investigatori nella ricerca dei messaggi che si erano scambiati. Per questo motivo era stato sospeso dall'Arma dei carabinieri per poi essere nuovamente reintegrato grazie ad una sentenza favorevole della Cassazione.
Il rinvio a giudizio potrebbe anche smuovere la questione relativa al rimpasto di giunta che da tempo viene richiesto dalle forze politiche di maggioranza. Non è un segreto che la figura di Scafarto non sia ben vista da alcuni partiti, specialmente Fratelli d'Italia, sia per quanto riguarda la gestione della sicurezza in città sia per quanto riguarda l'applicazione del Piano Urbano di Mobilità che tanto sta facendo discutere nelle ultime settimane. La palla adesso passa al sindaco Gaetano Cimmino che invece ha sempre difeso l'operato del suo assessore.
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