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Castellammare - Appalti ed estorsioni, i pentiti Belviso e Cavaliere rivelano i segreti dei D'Alessandro

E' una camorra 2.0 quella che viene descritta dai pentiti Salvatore Belviso e Renato Cavaliere

tempo di lettura: 2 min
di Gennaro Esposito
15/04/2019 10:46:14
Castellammare - Appalti ed estorsioni, i pentiti Belviso e Cavaliere rivelano i segreti dei D'Alessandro

E' una camorra 2.0 quella che viene descritta dai pentiti Salvatore Belviso e Renato Cavaliere. I D'Alessandro di Castellammare hanno alzato l'asticella, sono diventati astuti e hanno iniziato a fare affari in modo diverso rispetto a quanto accadeva qualche anno fa. Sono solo alcuni dei retroscena delle dichiarazioni dei collaboratori di giustizia stabiesi nell'ambito dell'inchiesta Tsunami che coinvolge 19 affiliati alla cosca di Scanzano. Il clan, che ancora oggi continua a guadagnare tramite lo spaccio e le estorsioni, ha esteso il suo raggio d'azione anche alla gestione degli appalti che vengono assegnati nel Comune di Castellammare. Dal 2009 in poi, molte gare sono state affidate a ditte vicine ai D'Alessandro grazie ai rapporti con alcuni membri dell'ufficio tecnico che avvisava la cosca dell'avvio di un iter burocratico. Ma il boss puntava anche ai fondi europei che hanno finanziato negli anni diverse opere pubbliche nel comprensorio stabiese. Basti pensare che Liberato Paturzo, imprenditore dei D'Alessandro, voleva mettere le mani anche sulla riqualificazione di Casa del Fascio come emerso all'interno dell'inchiesta Olimpo. Un piano di affari ben strutturato che Vincenzo D'Alessandro gestiva in compagnia dei suoi collaboratori, in primis Paolo Carolei.

Ma non finisce qui. Secondo quanto raccontato dai pentiti e ricostruito dalle forze dell'ordine, la cosca di Scanzano riusciva a stringere accordi anche con altri clan attivi nel resto d'Italia. In particolare a Castellammare sono stati ospitati diversi esponenti delle cosche calabresi per la gestione dello spaccio e delle sostanze stupefacenti. Vincenzo D'Alessandro voleva avere tutto sotto controllo. Così come voleva riconoscere facilmente gli affiliati del clan tramite un orologio che dovevano indossare tutti coloro che erano a servizio di Scanzano. Swatch acquistati in Emilia Romagna, Regione nella quale i D'Alessandro hanno provato ad investire così come in Sardegna dove sono entrati nel settore ricettivo e turistico.

Il clan di Scanzano è da sempre al centro dell'attenzione delle forze dell'ordine e della magistratura. Un'inchiesta conclusa, quella del dicembre scorso denominata Olimpo che ha colpito i D'Alessandro e altre tre cosche di Castellammare, e quella denominata invece Tsunami stanno accendendo i riflettori sul modus operandi della camorra stabiese. I luogotenente della cosca tremano.

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