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Industria del petrolio preoccupata per il piano green di Biden

tempo di lettura: 4 min
12/01/2022 10:30:39

L’atmosfera non è certo delle più rilassate presso la Casa Bianca. In effetti, il nuovo presidente Joe Biden deve affrontare una serie di criticità che si sono palesate con il passare del tempo e che, chiaramente, lo stanno facendo finire sempre più nel mirino dell’opposizione.

In questo caso, nello specifico, ad essere bersaglio di un gran numero di discussioni e critiche sono le sue decisioni fin troppo green. Ed è chiaro che questo comportamento filo-ambientalista sta creando non poco ripercussioni sul settore petrolifero. Se l’indirizzo che avrebbe voluto intraprendere la nuova amministrazione a stelle e strisce era facile da intuire fin dall’insediamento, anche gli utenti che sono soliti investire monitorando attentamente il prezzo petrolio si sono ritrovati un po’ spiazzati dalla notizia relativa all’oleodotto Keystone XL. Si tratta, inevitabilmente, del primo di una lunga serie di “sintomi” che porteranno ad una sola conclusione, ovvero l’industria del gas chiuderà i battenti, o perlomeno è destinata a una tale fine.

Le conseguenze da affrontare

Il settore del petrolio sta affrontare una serie di situazioni preoccupanti, dal momento che il rischio che stanno correndo i prezzi è quello di arrivare anche oltre quota 100 dollari, a maggior ragione per via dei ritardi che sono strettamente correlati all’emergenza sanitaria legata al Coronavirus.

Negli Stati Uniti, prima dello scoppio della pandemia, ecco che si arrivava a toccare una produzione pari a quasi 2 milioni di barili quotidiani. Per il momento, raggiungere quei ritmi sembra praticamente impossibile. La domanda sta riprendendo quota e, di conseguenza, non ci si trova nella condizione per definire la situazione come “stagnante”.

Il problema, però, è rappresentato dal fatto che la ripresa stenta effettivamente a prendere piede. Tra l’altro, a mettersi in mezzo a questa situazione c’è anche l’uragano Ida che, nei fatti, rende lo scenario ancora più complesso. Le statistiche che si riferiscono al 2021 hanno messo in evidenza come sia stata riscontrata una perdita addirittura pari a ben 70 miliardi di barili per quanto concerne le scorte di greggio negli Usa.

Quali sono state le reazioni

Diversi addetti ai lavori hanno messo in evidenza come difficilmente si potrà sistemare nuovamente il quadro in questione. Infatti, proprio per via delle intenzioni e dei programmi green che sono stati intrapresi, e che verranno sviluppati, da parte dell’amministrazione Biden, la ripresa dei prezzi subirà un duro colpo. Stessa sorte toccherà agli investimenti in petrolio e in gas, che difficilmente riprenderanno quota in maniera importante.

Così facendo, ecco che sia gli istituti bancari che i vari operatori devono per forza di cose prendere atto di quello che è successo, cercando di prestare la massima attenzione a non investire delle somme eccessive in nuove trivelle, dal momento che il futuro potrebbe essere davvero molto ricco di trappole e nuove limitazioni e divieti potrebbero apparire ben presto all’orizzonte.

Secondo quanto è stato riportato da parte della US Energy information Administration, pare che la capacità non sfruttata dell’OPEC+ arriverà a toccare la pazzesca soglia pari a 5,11 milioni di barili al giorno nel corso degli ultimi tre mesi del 2022.

In base al pensiero di Goldman, sembra che si possa toccare la soglia dei 100 dollari entro il prossimo anno, portando in dote un tasso di inflazione più alto dei costi per quanto riguarda i trivellatori o anche tramite una diminuzione dell’offerta. In poche parole, i diversi surplus di offerta dovrebbero essere fin troppo soporiferi per mantenere lo stesso andamento e percorso della domanda. È questo lo scenario che è apparso di fronte a noi nello scorso anno, ma in ogni caso le previsioni di Goldman per il 2022 e per il 2023 parlano di una soglia da 85 dollari.

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