C’è un’aria particolare che respira la città di Parma quando il calendario segna una di quelle sfide che profumano di grande calcio, storia e ambizione. Le tre del pomeriggio, il sole che scalda i gradoni del Tardini e quel brusio che sale dalla via Emilia: sono i segnali di una domenica pomeriggio vecchio stampo, una domenica da Serie A pura.
Da una parte un Parma solido, capace di blindarsi e colpire con un cinismo quasi chirurgico. Dall’altra il Napoli di Conte, una macchina di carattere e furore agonistico che arriva in Emilia per ribadire la sua legge. Per capire cosa dobbiamo aspettarci da questi novanta minuti, leggere tra le righe delle scelte di Carlos Cuesta e pesare l’entusiasmo di uno stadio che viaggia verso il sold out, siamo in compagnia di chi il mondo ducale lo vive e racconta ogni giorno, con competenza e passione. Abbiamo intervistato Lorenzo Fava, firma di SportParma: una voce che quotidianamente segue da vicino il battito della squadra ducale.
In questa stagione il Parma ha fatto una scommessa ambiziosa, puntando su un tecnico alla prima esperienza come primo allenatore tra i professionisti, e su una rosa con l’età media più bassa della Serie A. Da addetto ai lavori, qual è il bilancio a poche giornate dalla fine? E’ una stagione in linea con le aspettative iniziali, sotto il profilo di gioco e risultati?
"Guarda, se devo essere onesto, forse mi aspettavo addirittura qualche punto in meno. È stata una stagione indubbiamente altalenante: un ottovolante di risultati e prestazioni che ha portato anche a momenti di tensione. Penso ai fischi e alla contestazione dopo la brutta sconfitta interna con la Cremonese: lì il pubblico non ha reagito solo al risultato, ma a una prestazione incolore che segue un filone ormai chiaro.
Parliamo di un calcio che potremmo definire 'non giochista'. È quasi paradossale se pensiamo che Carlos Cuesta è cresciuto sotto l'ala di Arteta, ma a Parma ha preso una strada opposta. Eppure, nonostante la discontinuità, i numeri parlano chiaro: con 35 punti la salvezza è praticamente in tasca. Forse mancano ancora un paio di punti per la matematica certezza, ma il margine è rassicurante.
Certo, il calendario da qui alla fine è in salita — tra Inter, Como, Roma e Napoli — ma il traguardo sembra essere stato tagliato con sufficiente anticipo. Se torniamo all'estate scorsa, quella di Cuesta sembrava una scommessa folle, quasi un azzardo: parliamo di un tecnico che non aveva mai guidato nemmeno una compagine giovanile da primo allenatore. Credo che chiunque, a inizio campionato, avrebbe firmato per trovarsi in questa posizione a sette giornate dalla fine.
Cosa è mancato? Sicuramente la continuità. Va dato merito a Cuesta di aver costruito un'identità precisa, seppur diversa dalle attese: una squadra metodica, chirurgica nello sfruttare i tempi le palle inattive, capace di studiare l'avversario per diventare un rebus tattico difficile da scardinare.
Non è un caso che il Parma sia la miglior difesa della parte destra della classifica. Al di là di qualche imbarcata isolata, la solidità è il marchio di fabbrica. In un certo senso, lo spagnolo ha scelto la via del vecchio calcio all'italiana: una strategia attendista e solida. Tutti si aspettavano un nuovo Fàbregas, e invece ci siamo ritrovati un giovane Allegri!."
Il Parma è una squadra che sulla carta ha qualità in mezzo al campo, ma paradossalmente fatica a trovare la via del gol. 22 reti in 31 gare rappresentano il peggior attacco del campionato: come ti spieghi questa difficoltà?
"Il tema dei gol dei centrocampisti è un nervo scoperto. È un punto che ho sollevato spesso anche in conferenza con il mister, e la spiegazione secondo me è duplice: da una parte c'è una questione di interpreti, dall'altra una scelta tattica ben precisa.
Partiamo dalla qualità. Oggi quella marcia in più è affidata a pochissimi, in primis a Bernabé. Lui però resta un'incognita: è discontinuo, falcidiato dagli infortuni — come questo problema all'ileopsoas che lo sta condizionando — e anche nei novanta minuti alterna giocate di classe a preoccupanti momenti di vuoto.
Il mercato poi ha cambiato i connotati al reparto. Ceduto Sohm, che era la sintesi perfetta del centrocampista moderno per fisico e inserimenti, sono arrivati Ordoñez e Sorensen. Parliamo di due profili di rottura, due 'schermi' davanti alla difesa che Cuesta usa alternandoli per sporcare il gioco altrui, ma che palla al piede non hanno ancora convinto. Se l'investimento estivo serviva ad alzare il tasso tecnico, forse qualcosa nella programmazione va rivisto.
C'è poi il fattore Keita, un tuttofare che meriterebbe palcoscenici anche superiori, mentre Bernabé è ancora alla ricerca di se stesso. Ma il vero motivo per cui vediamo pochi inserimenti e un'area di rigore spesso vuota è il 5-3-2 di Cuesta. È un modulo arroccato, con un baricentro bassissimo: l'obiettivo non è costruire, ma rendere la partita brutta e sporca per poi colpire nell'unica occasione utile.
A proposito di qualità, vorrei aprire una parentesi su Nicolussi Caviglia. Lui è l’unico che, insieme a Estevez, può garantire una gestione della palla superiore rispetto a Sorensen o Ordoñez. Eppure Cuesta sembra fidarsi di loro soprattutto a gara in corso, per gestire i ritmi finali, preferendo partire sempre con un assetto più prudente.
E qui bisogna dare atto all'allenatore e ai giocatori di un cinismo fuori dal comune: segnare solo 22 gol e trovarsi con 35 punti è un capolavoro di efficienza. Praticamente ogni rete è pesata come un macigno sulla classifica. Resta il dubbio se questa strategia sia figlia di una precisa volontà del mister o di una necessità dettata dai limiti della rosa."
Contro il Napoli mancherà per squalifica Pellegrino, autore di 11 dei 26 gol complessivi del Parma tra campionato e coppa italia. Quanto peserà la sua assenza, e quali sono le alternative studiate dal mister Cuesta in settimana?
"Pellegrino non è solo l'attaccante del Parma, è un vero e proprio totem. È il giocatore che determina, quello a cui la squadra si aggrappa nei momenti di difficoltà. Se togliessimo i suoi gol, la classifica del Parma farebbe quasi paura: pensate che, tra l'anno scorso e oggi, ogni sua rete — Coppa Italia inclusa — ha sempre portato punti, fatta eccezione per l'ultima sconfitta a Torino. È un centravanti 'scomodo', fortissimo di testa e con una cultura del lavoro che gli viene da una famiglia di calcio, con papà Mauricio che non ha bisogno di presentazioni.
Ora però si apre un grande punto di domanda: chi giocherà al suo posto? Finora non ci eravamo mai posti il problema perché Pellegrino le ha giocate tutte. La logica direbbe Nesta Elphege, l’acquisto di gennaio arrivato dal Grenoble. È un profilo avvolto nel mistero: lo abbiamo visto solo per pochi minuti, ma fisicamente è un gigante di quasi due metri. Dalle poche immagini sembra un giocatore che attacca la profondità più di Pellegrino, ma resta un oggetto misterioso che il Parma ha pagato due milioni e che meriterebbe una chance per essere valutato.
Non escludo, però, che Cuesta possa sorprenderci con un attacco senza riferimenti, il classico 'falso nueve' che oggi va tanto di moda. Magari vedremo Strefezza insieme a uno tra Ondrejka e Oristanio, cercando di non dare punti di riferimento. Anche perché, dopo le partenze di Cutrone e Benedyczak, le alternative vere come numero 9 scarseggiano.
Quali sono le ultime di for
mazione? Si prevede qualche ballottaggio per mister Cuesta?
"Il grande punto interrogativo resta l'attacco, ma attenzione: non aspettiamoci colpi di scena clamorosi. L’identità del Parma di Cuesta è ormai scolpita nella pietra, un 3-5-2 granitico che non deroga dai suoi principi, specialmente contro le big.
In difesa torna Troilo dalla squalifica, e anche se circola qualche voce su un possibile acciacco, il suo rientro apre un bel ballottaggio. Con Circati, Del Prato e Valenti a disposizione, i posti per tre maglie sono quattro.
Il vero 'rebus' però è a centrocampo. Se Bernabé e Keita sono i punti fermi, per la terza maglia la sensazione è che Cuesta opterà per un 'medianaccio' di rottura. L’obiettivo è chiaro: arginare le incursioni del Napoli. Ecco perché il nome di Sorensen resta in pole position, nonostante statistiche che raccontano bene il tipo di partita che lo attende: contro la Cremonese ha toccato appena 12 palloni. Sono numeri che spiegano perfettamente il calcio di questi interpreti: poca gestione, tanto schermo e sacrificio.
Difficile ipotizzare un modulo più spregiudicato, come un 3-4-2-1 o l'inserimento di una seconda punta in più; contro Conte prevarrà la prudenza. Sarà una partita di duelli fisici e linee strette, dove il centrocampo del Parma dovrà essere prima di tutto una diga.
Al Maradona arrivò un prezioso pareggio senza reti per il Parma. Ti aspetti una partita di attesa e ripartenza come all’andata, o un’impostazione diversa vista l’importanza della posta in palio?
Io credo che Cuesta rimarrà fedele al suo credo. L’unica volta che ha provato a giocarsela a viso aperto è finita malissimo — il 4-1 contro la Juve brucia ancora. Cambiare pelle proprio contro il Napoli sarebbe un 'suicidio assistito'. Mi aspetto un Parma arroccato, un blocco di 8 o 9 giocatori dietro la linea della palla per annichilire gli attacchi azzurri, sperando di tenere il risultato in bilico fino alla fine per poi colpire su una palla inattiva o una giocata estemporanea. È la strategia che ha portato 35 punti e, piaccia o meno, Cuesta non ne derogherà."
Cosa o chi temi di più del Napoli? Dove si deciderà la partita e quali saranno i duelli più importanti?
"Del Napoli temo tutto, ma se devo isolare un fattore, dico il carattere che Antonio Conte sta trasmettendo. Magari non lo dichiarerà apertamente, ma in cuor suo Conte crede ancora nello Scudetto. Lui è un maestro nel creare questo clima di 'sfida al mondo', nell'individuare un nemico e spingere i suoi a dare tutto. In una stagione segnata da infortuni pesanti, il Napoli ha tenuto un ritmo incredibile, quasi ai livelli dell'anno scorso. La differenza è che quest'anno ha trovato un'Inter che corre più forte, ma la rosa degli azzurri, tra individualità e collettivo, non è seconda a nessuno.
Adesso il Napoli ha recuperato pezzi da novanta come Anguissa e soprattutto un fuoriclasse come De Bruyne, mentre per l'Inter inizierà a farsi sentire il peso di dover vincere ogni singola partita per restare davanti. C'è poi la favola di Vergara: un talento che fa bene a tutto il calcio italiano e che è emerso proprio grazie alle avversità stagionali. È la dimostrazione che il Napoli è temibile dal primo all'ultimo elemento della rosa.
Senza Pellegrino, il Parma perde il suo riferimento principale sulle palle alte e nelle palle inattive, dove avremmo potuto davvero creare qualche grattacapo alla difesa di Conte. Dovremo inventarci qualcos'altro, perché il Napoli proverà a scardinare la partita sugli esterni. Mi aspetto un duello infuocato tra Politano e Valeri, mentre sulla fascia opposta avremo il giovane Britschgi.
A tal proposito, va sottolineato un dato: il Parma è la prima squadra in Italia (e la 18ª in Europa) per minutaggio concesso agli Under 21. È una scelta coraggiosa, e contro il Napoli sarà un esame di maturità pesantissimo. Dovranno essere bravi a contenere i cross per gli inserimenti di McTominay e le sponde di Højlund, perché se lasciamo spazio alle loro incursioni, la partita rischia di diventare una montagna troppo alta da scalare."
Il Parma avrà bisogno del suo pubblico per affrontare un Napoli fresco di sorpasso al Milan e reduce da 5 vittorie di fila. Un fattore campo che in questa stagione non è stato sfruttato dagli uomini di Cuesta, più efficaci in trasferta che al Tardini. Come ti spieghi questo rendimento altalenante?
"Faccio onestamente fatica a spiegarmi il rendimento interno del Parma. Sappiamo che il pubblico di Parma è per natura composto e fedele: tranne quella parentesi con la Cremonese — dove i fischi erano diretti non tanto agli uomini, quanto a uno spettacolo statico, quasi inerte — è una tifoseria che non ha mai fatto mancare il sostegno, neanche negli anni più bui del fallimento o della Serie B. Gli ingredienti per fare bene al Tardini ci sarebbero tutti, eppure qualcosa si blocca.
È evidente che il gioco speculativo di Cuesta non aiuti: in casa, quando dovresti essere tu a pungere, finisci spesso per accontentarti di un pareggio o soccombere contro le big. Al contrario, lontano dalle mura amiche, il Parma sembra trasformarsi. Ventuno punti in trasferta sono un’enormità; fino a poco tempo fa eravamo l'ottava forza del campionato per rendimento esterno, al pari dell’Udinese.
Credo che in trasferta subentri una maggiore spensieratezza — anche se 'spensieratezza' è una parola quasi bandita dal vocabolario di un metodista come Carlos Cuesta. Quando giochi fuori casa sai che la pressione è tutta sugli avversari e questo ti permette di giocare con la mente più libera. Se poi, come accaduto a Milano contro il Milan o nel derby a Bologna, trovi la giocata vincente, trasformi un potenziale pareggio in un bottino pieno che gonfia la classifica.
Senza quei due exploit consecutivi, che sono stati il vero momento clou della nostra stagione, il bilancio tra casa e fuori sarebbe molto più equilibrato. Ma resta il dato di fatto: questo Parma sembra trovarsi molto più a suo agio nei panni del corsaro che in quelli del padrone di casa."
Atmosfera caldissima domenica al Tardini, con i biglietti del settore ospiti già polverizzati in pochissimo tempo. Sarà un pomeriggio all’insegna della sportività, con la classica goliardia che contraddistingue la rivalità tra le tifoserie.
"In vista di domenica, l'augurio più sincero è che si parli solo di calcio. Spero non ci siano problemi di ordine pubblico o ruggini legate ai festeggiamenti dell'anno scorso in Piazza Garibaldi; sarebbe davvero un peccato, perché lo sport dovrebbe essere condivisione, anche se sappiamo che spesso in Italia prevale il campanilismo più acceso.
Quello che è certo è che assisteremo a una vera e propria ondata azzurra. Il settore ospiti è andato sold out in meno di 24 ore: 3.500 biglietti polverizzati già nella prima serata di prevendita. C'è un entusiasmo travolgente e credo che siamo vicini a superare il record stagionale di presenze al Tardini, quello stabilito l'8 novembre contro il Milan con oltre 22.000 spettatori.
Quella sera il Parma registrò l'incasso più alto della sua storia: chissà che domenica, tra la marea napoletana e la risposta del pubblico parmigiano, non si possa aggiornare anche quel primato. Ci sono tutte le premesse per una domenica di Serie A 'vecchio stile': il calcio d'inizio alle 15:00, lo stadio pieno ed il calore del grande calcio non mancherà di certo."