San Siro non è un teatro come gli altri. È un amplificatore di emozioni, un collage d'erba e luci dove la palla pesa di più e il respiro si fa corto. Per Massimiliano Allegri, il ritorno alla scala del calcio contro l'Inter ha sempre il sapore delle grandi notti: la cornice perfetta per uno scontro diretto tra chi, soltanto qualche mese fa, si contendeva lo scettro d'Italia. "Giocare in quello stadio è sempre meraviglioso, per il calcio italiano è un bello spot con lo stadio pieno", osserva il tecnico azzurro, scegliendo di approcciare questo test d'alta quota sfilandosi di dosso la frenesia dei giudizi affrettati.
All'ombra del Vesuvio basta un soffio di vento favorevole per accendere l'estasi, così come un inciampo casalingo contro il Como può spalancare le porte della prostrazione. Ma la ricetta allegriana contro la volubilità dell'ambiente è il culto dell'equilibrio: "Capisco, qui si vive un po' di esaltazione e depressione, ma io credo che siamo soltanto alla terza giornata". La caduta con i lariani, arrivata senza demeritare sul piano del gioco ma sporcata da troppe imprecisioni tecniche, appartiene già al passato. Siamo soltanto ai primi passi di un cammino lungo e frastagliato, in cui le letture d'impatto lasciano il tempo che trovano e l'imminente debutto europeo impone lucidità: "Siamo dispiaciuti per aver perso in casa, ma deve regnare l'equilibrio, mancano tante partite e inizia la Champions".
Il vero condottiero si vede quando il vento soffia contrario e l'infermeria chiede dazio. Lo stop forzato di Scott McTominay – unito ai recenti acciacchi della rosa – non evoca fantasmi nella mente dell'allenatore. La scelta di fermare lo scozzese prima delle sfide cruente contro Inter, Arsenal, Bologna e Fiorentina rientra in un piano strategico ben preciso: "Abbiamo preso questa decisione insieme al ragazzo... dopo la sosta dal 10 ottobre ce ne sono nove importanti in 26 giorni e lì servono tutti nelle migliori condizioni. Meglio averli fermati ora per averli a disposizione dopo".
Un assetto che cambia inevitabilmente volto, perché "su Scott, non posso far giocare un altro e chiedere le cose che chiedo a lui: ci sar&agrav
e; un altro giocatore, diverso tecnicamente". Nel frattempo, cresce il minutaggio e l'impatto atletico di Kevin De Bruyne, pedina chiave da gestire con il misurino: "Sta crescendo fisicamente, ma devo gestire le forze di un centrocampo che senza McTominay ha scelte contate. Nel calcio di oggi si gioca in sedici, non è retorica, soprattutto ora con queste temperature". A completare il quadro dei convocati c'è anche la prima chiamata per Badiashile, pronto a dare sostanza al reparto arretrato.
In questo puzzle s'inserisce la gestione dei giovani talenti, a partire da Vergara: "Sta bene, era entrato bene contro il Genoa, ma credo che dare troppe responsabilità a un ragazzo che ha appena 12 partite nel Napoli sia un errore, bisogna andarci piano. Domenica è rimasto in panchina, ma questo non significa che non possa giocare o entrare".
Quando lo sguardo si sposta sulle griglie di partenza per il tricolore, Allegri non usa mezze misure e assegna la palma di favorita alla corazzata nerazzurra: "Sì, l'Inter è la vera favorita per lo Scudetto". Per tenere testa ai rivali servirà una prestazione pulita, quasi chirurgica, elevando la soglia di attenzione rispetto alle sbavature commesse contro il Como: "Dovremo fare una bella prestazione sotto il punto di vista tecnico perché domenica abbiamo sbagliato molto. Serve l'attenzione alta per abbassare il margine d'errore".
Nessuno sguardo d'invidia verso chi si è mosso negli ultimi giorni di trattative, né recriminazioni per un mercato andato in archivio senza fuochi d'artificio finali: "Inutile guardare le rivali, guardiamo a noi. La società è stata vigile fino alla fine e io sono contento della rosa a disposizione. Bisogna lavorare molto bene fino a gennaio: in questo pezzo di stagione si mettono le basi per il finale". In attesa dei primi bilanci intermedi, il Napoli si affaccia alla notte di San Siro con la serenità di chi sa che gli scontri diretti non vanno teorizzati, ma vissuti sul campo: "Quando giochi queste partite sono sempre difficili da vincere. Dico sempre che vanno giocate, poi ci sono gare da vincere che è una roba diversa, ma domani è una gara da giocare".