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Castellammare - Scioglimento, la relazione del ministro: «Indubitabile condizionamento criminale»

Nella relazione di Piantedosi le motivazioni alla base dello scioglimento del consiglio comunale: «Dinamiche di permeabilità, condizionamento ambientale, debolezza organizzativa e interferenza relazionale».


Non soltanto irregolarità amministrative o singoli episodi censurabili, ma un quadro complessivo di condizionamento criminale dell'amministrazione comunale. È questa la fotografia di Castellammare di Stabia restituita dal ministro dell'Interno Matteo Piantedosi nella relazione che ha accompagnato il provvedimento di scioglimento del consiglio comunale, deliberato dal Consiglio dei ministri il 14 luglio scorso. Le conclusioni del ministro, finora non entrate nel dettaglio del dibattito pubblico, ricostruiscono gli elementi emersi nei tre mesi di lavoro della commissione d'accesso, che ha passato al setaccio atti e procedure dell'ente, consegnando un dossier di circa 400 pagine. Un quadro che, secondo Piantedosi, non avrebbe evidenziato una semplice debolezza dell'apparato amministrativo, ma una situazione di persistente esposizione dell'ente alle pressioni della criminalità organizzata. «Le risultanze ispettive hanno confermato “l'attualità della pressione criminale” e la sua capacità di incidere direttamente o indirettamente sulla gestione politico-amministrativa dell'ente locale», scrive il ministro, sottolineando come l'amministrazione non sia stata in grado di costruire un sistema ordinario di prevenzione capace di sostituire i presidi adottati durante la precedente gestione commissariale. Anzi, prosegue la relazione, «con l'amministrazione in carica sono riemersi gli stessi “canali informali”, affidamenti fiduciari, controlli postumi e prassi amministrative che si sono dimostrati non adeguati alla specificità del contesto stabiese», in una situazione definita in sostanziale continuità con la precedente gestione sciolta nel 2022. È soprattutto nella valutazione complessiva delle risultanze della commissione che emerge la parte più netta della relazione ministeriale. Gli accertamenti, secondo Piantedosi, restituiscono «l'immagine di un ente locale caratterizzato non da mere o isolate disfunzioni di natura gestionale o di singole condotte censurabili, bensì di un'amministrazione nuovamente esposta, dopo la cessazione della gestione straordinaria, a dinamiche di permeabilità, condizionamento ambientale, debolezza organizzativa e interferenza relazionale in settori essenziali della vita pubblica locale». Un passaggio che assume ulteriore rilievo alla luce di quanto emerso in sede di comitato provinciale per l'ordine e la sicurezza pubblica. La relazione riferisce infatti che il consesso, all'unanimità, ha concordato sulla presenza «di un indubitabile condizionamento criminale dell'Amministrazione», fondato su

«legami ampiamente dimostrati, sia di carattere parentale che relazionale, di amministratore e dipendenti con elementi anche di spicco della criminalità organizzata», oltre che su «una condizione patologica dell'attività amministrativa». Tra gli elementi ritenuti sintomatici del condizionamento vengono richiamati, in particolare, l'affidamento a una società raggiunta da interdittiva prefettizia, perché ritenuta riconducibile al clan mafioso locale, la mancata esecuzione di provvedimenti di sgombero di immobili occupati abusivamente e la partecipazione del sindaco e di consiglieri comunali alla festa per la conclusione della stagione calcistica locale, durante la quale - si legge nella relazione - sarebbe stata data visibilità a capi ultras pregiudicati o destinatari di Daspo urbano. È sulla base di questo insieme di elementi che Piantedosi arriva alla conclusione politica e istituzionale che ha preceduto il decreto di scioglimento. «Emerge con chiarezza», scrive il ministro, una situazione di «“inquinamento” rilevata presso gli uffici comunali» e la presenza, tanto nella maggioranza quanto nella minoranza, di esponenti politici «legati a soggetti controindicati», circostanze che confermerebbero «un evidente stato di “criticità” e generali condizioni di illegalità dell'amministrazione comunale». Da qui, secondo la relazione, la necessità di ricorrere allo scioglimento non soltanto per rimuovere i condizionamenti già individuati, ma anche per «prevenire» ulteriori tentativi di infiltrazione della criminalità organizzata e avviare un effettivo percorso di risanamento dell'ente. La conclusione del ministro è perentoria: le circostanze riferite dal prefetto di Napoli avrebbero evidenziato «la sussistenza di concreti, univoci e rilevanti elementi su collegamenti diretti o indiretti tra componenti dell'amministrazione locale ed esponenti della criminalità organizzata di tipo mafioso». E, ancora, le relazioni avrebbero documentato «una serie di condizionamenti dell'amministrazione comunale di Castellammare di Stabia volti a perseguire fini diversi da quelli istituzionali», tali da determinare «lo svilimento e la perdita di credibilità dell'istituzione locale» e il «pregiudizio degli interessi della collettività». Una situazione che, nella valutazione del ministro dell'Interno, ha reso necessario «l'intervento dello Stato per assicurare la riconduzione dell'ente alla legalità».


venerdì 4 settembre 2026 - 19:32 | © RIPRODUZIONE RISERVATA

 



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