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Castellammare - Il rumore dei cittadini nel silenzio dei partiti

Sedici comitati e laboratori civici per cancellare lo smarrimento dopo il secondo scioglimento per infiltrazioni mafiose. L'appello di Nicola Russo riaccende il civismo stabiese, senza liste né candidature.


A Castellammare il rumore, stavolta, arriva dalla città e non dai palazzi della politica. È il rumore di cittadini che hanno deciso di non aspettare le prossime elezioni per tornare a occuparsi della propria comunità. Dopo il secondo scioglimento consecutivo del Comune per infiltrazioni della criminalità organizzata, l'appello di Nicola Russo ha acceso una reazione che prova a trasformare l'indignazione in qualcosa di più concreto: sedici comitati e laboratori civici, chiamati a lavorare nei prossimi mesi su idee, problemi e proposte da consegnare agli amministratori presenti e futuri.

Il dato politico, però, è proprio ciò che politico non vuole essere: nessuna lista, nessuna candidatura, nessuna corsa alla poltrona. Russo lo ha ribadito davanti a una sala gremita: «Non sono qui per candidarmi a nulla e non voglio fare il sindaco». E ancora: «Se alla fine di questo percorso tutto si risolvesse nell'aver messo un nome in più su una scheda elettorale, avremmo fallito».

È qui che il progetto assume un significato particolare. Perché mentre i partiti, dopo le prime reazioni allo scioglimento - dalla manifestazione di Fratelli d'Italia alla riunione del Partito Democratico - sembrano essere progressivamente tornati sullo sfondo, fuori dai loro circuiti qualcosa ha cominciato a muoversi. Associazioni, professionisti, insegnanti, giovani, imprenditori e semplici cittadini hanno scelto di mettersi insieme. Non per sostituirsi ai partiti, ma per riempire quello spazio civico che troppo spesso resta vuoto.

«Il silenzio non è più prudenza», ha detto Russo, «rischia di diventare rassegnazione». E il primo muro da abba

ttere è proprio quello dell'indifferenza, sintetizzata da quell'espressione che il magistrato ha indicato come una delle più pericolose per la città: «che me ne fotte?».

La risposta è nei sedici laboratori. Se riusciranno a trasformare la partecipazione di questi giorni in un lavoro costante, potranno rappresentare qualcosa di più di una reazione emotiva al secondo scioglimento. Potranno diventare un presidio di cittadinanza attiva, fatto di controllo, proposta e responsabilità.

«La partecipazione non comincia e non coincide con una candidatura. Partecipare significa informarsi, controllare, proporre, discutere», ha sottolineato Russo.

E allora la sfida non è soltanto impedire che Castellammare torni alle vecchie abitudini. È capire se questa città riuscirà finalmente a smettere di guardare la politica dalla finestra. Ai partiti, che dopo il primo clamore sembrano nuovamente essersi eclissati, arriva intanto un messaggio altrettanto chiaro: «Apritevi. Cercate competenze. Cercate persone libere. Abbiate il coraggio di rinunciare alle rendite di posizione. Non abbiate paura di lasciare spazio a chi non appartiene agli apparati. E soprattutto: non scegliete soltanto chi porta voti. Cercate chi porta idee».

Il tempo dirà se questa rete saprà resistere, se i comitati produrranno risultati e se l'energia di una sera diventerà un percorso permanente. Ma per ora c'è un fatto: dopo due scioglimenti per mafia, una parte di Castellammare ha scelto di non rassegnarsi al silenzio.

E forse, prima ancora di una nuova stagione politica, è proprio da qui che può cominciare una nuova stagione civile.

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venerdì 18 settembre 2026 - 20:18 | © RIPRODUZIONE RISERVATA

 



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