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Pubblicati i dati di reddito medio annuo pro capite relativi alle imposte 2014. Castellammare è di poco sopra la media provinciale

La differenza tra il Nord e il Sud dell'Italia è abissale. Nella provincia di Napoli soltanto Mugnano e San Sebastiano al Vesuvio superano i 20000 euro pro capite.

di Mauro De Riso


I redditi dichiarati da ciascun comune della penisola sono stati appena pubblicati dal Dipartimento delle politiche fiscali del ministero dell'Economia. La mappa fa riferimento al reddito medio annuo pro capite relativo alle imposte dichiarate nel 2014, con riferimento ai dati 2013. Spicca la differenza abissale che persiste ormai da secoli tra il Nord e il Sud, dato che i comuni al di sotto della capitale vantano redditi inferiore di oltre 10000 euro rispetto a Milano, capoluogo più ricco d'Italia. Il comune più "povero", tuttavia si trova in provincia di Como: si tratta di Carvagna, i cui 122 contribuenti hanno dichiarato un reddito medio annuo di 6530,59 euro, a fronte dei nababbi di Portofino, che con 51403,21 euro pro capite, guidano la classifica. I dati relativi alla provincia di Napoli risultano particolarmente interessanti: la media si attesta intorno ai 15000 euro annui e soltanto i comuni di Mugnano e San Sebastiano al Vesuvio superano di misura quota 20000, mentre Terzigno è il fanalino di coda con 11892 euro dichiarati. Castel

lammare, in tal senso, vanta un reddito medio annuo leggermente superiore rispetto alla media provinciale con 16745 euro pro capite, un dato che è apparentemente confortante ma che necessita di alcune considerazioni di carattere statistico: la media, infatti, non tiene conto del divario tra ricchi e poveri e unisce tutti in un unico calderone, producendo un dato che si pone dunque a metà tra chi può disporre di un tenore di vita elevato e chi invece è costretto a tirare la cinghia per arrivare alla fine del mese. Resta il rammarico per la grande quantità di risorse sprecate dalla città delle acque, alle prese con una crisi economica e politica davvero difficile da invertire. Il fallimento delle Terme, al pari del disagio in cui versa la Fincantieri, rischia di ledere la dignità di una città che può rinascere soltanto attraverso lo sfruttamento dell'inestimabile patrimonio naturale e artistico che fino al secolo scorso faceva invidia al mondo, ma che oggi è vittima di un triste degrado.


mercoledì 8 aprile 2015 - 18:53 | © RIPRODUZIONE RISERVATA

 



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