Una nuova tessera s’aggiunge all’intricato puzzle del licenziamento di Venanzio Vitiello, ratificato nel consiglio comunale del 1 settembre 2015. L’avvocato ha impugnato il provvedimento, presentando ricorso il 29 febbraio scorso. La vicenda approda al Tribunale di Torre Annunziata, con udienza fissata per il prossimo 13 aprile alle 9. Ad innescare la miccia del ‘caso’ era stato il consigliere d’opposizione Francesco Gallo, ad aprile scorso, con una lettera indirizzata al Prefetto di Napoli nella quale si denunciavano alcune anomalie nella gestione dell'ufficio contenzioso con a capo Vitiello. Il consigliere aveva inoltre segnalato agli organi preposti che l’avvocato, nonostante avesse vinto il concorso comunale nel 2012, non aveva provveduto, come prescritto dalla legge, a revocare la sua iscrizione all’albo ordinario dell’Ordine degli avvocati del Foro di Torre Annunziata, con conseguente rinuncia ad esercitare la libera professione. Dopo la denuncia si scatenò un acceso botta e risposta tra l’ex dirigente e l’amministrazione comunale. Vitiello è fuori dal municipio dallo scorso settembre. L’ultima parola spetterà alla magistratura. Intanto Il Comune di Pompei, stando ai rumors dell’ultim’ora avrebbe avviato un’altra procedura di licenziamento. Il destinatario sarebbe l’ingegnere Michele Fiorenza, dirigente del VI settore tecnico. La
vicenda parte dal 2011, quando su disposizione dal Prefetto di Napoli Andrea De Martino, alcuni ispettori, nell’ambito di una commissione d’indagine, furono incaricati di effettuare dei controlli al Comune di Pompei, per verificare se ci fossero casi di personale dipendente e/o di dirigenti con a carico precedenti penali. Gli ispettori notarono la situazione di Fiorenza, condannato con sentenza irrevocabile ad un anno di reclusione per i reati di «falsità ideologica commessa da pubblico ufficiale in atti pubblici in concorso e truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche tentato in concorso». Sono precise le disposizioni dell’articolo 5 comma 4 della legge n.97 del 27 maggio 2001. «Nel caso in cui sia stata pronunciata sentenza irrevocabile di condanna nei confronti dei dipendenti di amministrazioni o enti pubblici, ancorché a pena condizionalmente sospesa, l’estinzione del rapporto di lavoro o di impiego, può essere pronunciata a seguito di procedimento disciplinare». In attesa che da palazzo De Fusco arrivi conferma ufficiale o smentita (poco probabile) c’è già qualcuno degli ambienti municipali che si abbandona ad un ironico commento. «Lo licenziano? Mi viene da sorridere sulla tempistica, perché tanto dal prossimo luglio l’ingegnere si godrà la pensione».