Per occupare la casella occupata fino alla scorsa stagione dalla leadership in salsa spagnola di Pepe Reina, il patron Aurelio De Laurentiis si affida alla linea verde assicurandosi le prestazioni del portiere italiano più promettente in assoluto. Si tratta di Alex Meret, friulano classe ’97, che dopo aver fatto tutta la trafila nel settore giovanile dell’Udinese passa in prestito alla Spal tra i Cadetti dove impiega pochissimo a mettere in mostra tutte le proprie qualità. Un campionato vinto da protagonista assoluto pur partendo senza i favori del pronostico, seguito dalla definitiva consacrazione nella stagione appena conclusa in massima Serie chiudendo la saracinesca perfino alla Juventus. Il giovanissimo estremo difensore si è recato ieri pomeriggio a Villa Stuart per sottoporsi alle visite mediche, ed è atteso a breve il tweet presidenziale per dare alla notizia tutti i crismi dell’ufficialità. Arriverà insieme a Karnezis, per formare una coppia di portieri ben assortita e di sicuro affidamento. Per raccontare alcuni aneddoti su Alex Meret, è intervenuto in esclusiva ai nostri microfoni Francesco Mattioli, collega di www.lospallino.com, che ha seguito da vicino la graduale ascesa del portiere friulano in due anni d’oro che han visto prima i festeggiamenti per la promozione in Serie A attesa a Ferrara da mezzo secolo, e poi il mantenimento della categoria più prestigiosa attraverso un finale di stagione per cuori forti.
Meret è considerato il portiere italiano più promettente. Ha fatto tutta la trafila nelle Nazionali giovanili, arrivando relativamente tardi a debuttare nel calcio dei grandi. 2 gare in Coppa Italia con l’Udinese e poi la grande opportunità di una stagione da titolare grazie alla fiducia riposta in lui dalla Spal. Prima stagione in Serie B. 11 clean sheet su 30 e terza migliore difesa del campionato. Che tipo di portiere è Alex Meret, e quali sono le sue migliori caratteristiche?
“Senza dubbio Meret è un grandissimo estremo difensore, tra i pali si esalta e a Ferrara ha compiuto tanti interventi che i tifosi faranno fatica a dimenticare. Probabilmente deve ancora perfezionare qualcosina sulle uscite, ma la base è ottima con tanti margini di miglioramento. Voglio aggiungere che il Napoli si è assicurato un professionista non solo dal punto di vista tecnico, ma soprattutto umano. Meret è un ragazzo educato, sempre molto disponibile per cui non avrà alcuna difficoltà ad integrarsi in un gruppo nuovo entrando in sintonia con la piazza partenopea che è ancora più esigente rispetto alla pur calda tifoseria spallina. Parliamo di un grande lavoratore, si metterà subito a disposizione, e bisognerà soltanto valutarne la condizione fisica perché nell’ultima stagione è stato piuttosto limitato da alcuni acciacchi. La pubalgia gli ha fatto saltare i primi mesi di campionato, quindi l’operazione ed il dualismo con Gomis vinto lavorando sodo con la massima umiltà. Semplici ha sempre riposto grande fiducia in Meret, che si è sempre distinto fino a dire addio anzitempo al
campionato per un fastidioso infortunio alla spalla”.
Tanta tecnica, come quando a soli 16 anni volava sui tiri di Pirlo, Diamanti e Giuseppe Rossi agli ordini di Prandelli in Nazionale. Grande reattività. Ma soprattutto, rispetto a Donnarumma, maggiore capacità di gestire le pressioni.
“Assolutamente d’accordo. Tra le virtù di Meret va rimarcata la capacità di mantenere sempre un profilo basso. Non è un ragazzo spiccatamente mediatico, poco attivo sui social, ma con una cultura del lavoro ben delineata. Timido di carattere, in campo si trasforma mostrando grinta e sana cattiveria agonistica. Guida la difesa, i compagni lo ascoltano nonostante la giovane età e rappresenta un autentico valore aggiunto. A Ferrara sia tifosi che addetti ai lavori sono felici che Meret abbia avuto la possibilità di trasferirsi in una piazza prestigiosa come Napoli perché lo merita”.
Nella scorsa stagione, la prima in Serie A, ha raccolto soltanto 13 gettoni a causa di qualche guaio fisico di troppo. Ha affrontato però tutte le big, mantenendo la porta chiusa contro Fiorentina e Inter, mentre al San Paolo incassò la rete in avvio di Allan compiendo diverse altre parate decisive. A Napoli si troverà a dover gestire anche un dualismo con Karnezis?
“Karnezis e Meret hanno il vantaggio di conoscersi piuttosto bene, dal momento che hanno fatto parte dello stesso gruppo tra il 2014 ed il 2016 tra le fila dell’Udinese. Mentre il nazionale greco ex Panathinaikos vestiva i panni del titolare, Meret si accomodava stabilmente in panchina, per poi cominciare a raccogliere minuti in maglia bianconera nei prestigiosi match di Coppa Italia contro Atalanta e Lazio nell’inverno del 2015. Meret è abituato ad iniziare una stagione sapendo di non essere il titolare indiscusso: l’ultimo caso proprio a Ferrara dove era sempre impegnato a dare il massimo per vincere le gerarchie sul più esperto Gomis. Stesso discorso nell’anno della promozione dalla B alla Serie A, quando Branduani e Marchegiani disputarono diverse parte in avvio di stagione prima di cedere il posto ad Alex Meret. Lavora sempre con grande dedizione, e quando scende in campo sa sfornare prestazioni importanti che poi convincono il tecnico di turno a non far più a meno di lui”.
Perché in Italia si fa sempre fatica a lanciare i giovani, rispetto ai vari De Gea, Courtois o Lloris tanto per fare alcuni esempi?
“Purtroppo è verissimo, anche se si tratta di un discorso piuttosto complesso per dare una risposta immediata. Dipende dalle situazioni in cui si trovano gli allenatori, che a volte non si fidano di dare eccessiva responsabilità ai talenti in erba per la paura di incorrere in critiche che in Italia sono all’ordine del giorno. Ad esempio Allegri è tra quelli che impiegano più tempo a far maturare i più giovani, ed ovviamente se non trovano continuità, fanno poi faticano a rendere come un compagno di reparto con cinque/sei anni in più di esperienza”.