Sono davvero così giustificati i tanti allarmismi per una sconfitta, seppur pesante, contro la squadra vicecampione d’Europa in un’amichevole di inizio agosto? Evidentemente no. È ovvio che perdere non fa mai piacere a nessuno, ma vanno tenute in debita considerazione una serie di attenuanti che spiegano in parte una debacle utile per capire come e dove intervenire a pochi giorni dall’inizio del campionato che vedrà il Napoli esordire sabato 18 agosto all’Olimpico contro la Lazio.
Sarà forse sfuggito il valore della fuoriserie ben guidata da Jurgen Klopp, il maestro del Gegenpressing. Pressione alta, recupero palla e via in contropiede sfruttando le doti fisiche e tecniche di attaccanti che non danno mai punti di riferimento. L’Inghilterra è la culla del calcio, intensità alla massima potenza dove il fair-play è condizione non sufficiente ma necessaria in un campionato dove gli stadi sono sempre pieni ed il calore delle tifoserie mette i brividi ai neutrali fruitori di uno spettacolo unico nel suo genere. Programmazione a lungo termine. Perché i risultati si ottengono attraverso il lavoro di campo quotidiano, e perciò nessuno ha mai osato dubitare delle qualità di Jurgen Klopp dopo 3 anni trascorsi su una delle due rive del Merseyside proponendo un calcio strabiliante senza vincere alcun titolo. Discorso diametralmente opposto per Maurizio Sarri, che nonostante il record di 91 punti (insieme a tanti altri primati polverizzati in un triennio da sogno) si è sentito piovere addosso l’accusa ingenerosa di non essere un vincente. Come se riuscire ad alzare titoli davanti ad un rivale che fattura il doppio potendo vantare un valore complessivo della rosa superiore per 100 milioni (da questo campionato salito a oltre 300) sia impresa semplice e quasi dovuta.
La sfida tra Napoli e Liverpool è già impari in partenza. Il peso dell’organico di Carlo Ancelotti sfiora i 500 milioni contro i 907 dei Reds, reduci dal 4° posto in campionato alle spalle di City, United e Tottenham ed una finale di Champions League disputata per larghi tratti alla pari contro un Real Madrid che è salito sul tetto d’Europa in ben 4 delle ultime 5 edizioni. Pur disponendo di un gruppo già forte e ben amalgamato, la proprietà americana del Liverpool ha investito la modica cifra di 182 milioni sul mercato mettendo sotto contratto Alisson (70), Naby Keita (60), Fabinho (45) e Shakiri (17) a fronte dell’unica uscita di Danny Ward (estremo difensore con una sola gara disputata in tutte le competizioni) in direzione Leicester. De Laurentiis ha invece provveduto alla cessione pesante di Jorginho (57) verso il Chelsea dove ritrova il mentore Sarri, a fronte di 86 milioni staccati in assegni per avvalersi delle prestazioni di Fabián (30), Verdi (25), Meret (22), Vinicius (4) e Karnezis (2,5).
L’International Champions Cup vede Klopp vincere per l’ennesima volta lo scontro diretto con Guardiola (ch
e si è aggiudicato ieri pomeriggio la Community Shield superando il Chelsea con una doppietta del Kun Aguero) ma soprattutto asfaltare anche il Manchester United con un 4-1 senza appello. Un aspetto non tenuto in adeguata considerazione, così come minor cassa di risonanza hanno ricevuto le brutte sconfitte di Roma e Juve rispettivamente contro Tottenham e la versione baby del Real Madrid.
Allo stesso tempo va considerato come il Liverpool sia inevitabilmente più avanti nella preparazione, visto che la Premier League inizierà una settima prima della nostra Serie A ed Anfield sarà agghindato a festa per la “prima” di domenica 12 agosto contro il West Ham.
Senza considerare che Carlo Ancelotti arrivava al match non senza qualche defezione: senza l’infortunato Meret rimpiazzato da Karnezis, e con l’adattato Luperto a sinistra avendo davanti a sé un cliente per nulla facile cone Momo Salah.
È evidente che qualche problemino di natura tecnico-tattica si è palesato. Orestis Karnezis è apparso lontano parente della saracinesca ammirata a Granada, Udine e con la Nazionale Greca. Più di qualche responsabilità su secondo e quinto gol, ma una serata storta non può far nascere la convinzione che l’esperto classe ’85 sia già da buttare a favore di un ipotetico arrivo di Ochoa reduce da una retrocessione con il Granada e da un 6° posto in stagione regolare con lo Standard Liegi migliorato fino al secondo gradino del podio a seguito dei play-off per il titolo poi vinti dal Bruges. Da perfezionare la tenuta difensiva: ottime chiusure, ma sulle ripartenze ed i tagli degli attaccanti prima all’esterno e poi all’interno è venuto meno qualche automatismo. Dalla zona nevralgica del campo sono giunte le migliori impressioni. Bene capitan Hamsik sempre a testa alta con un delicato piede felpato, Allan è un motorino che continua a correre anche al termine della gara fino agli spogliatoi, mentre Fabián prova ad illuminare con dialoghi stretti prima del movimento giusto per l’imbucata. Callejón il migliore in campo. In troppi avevano ritenuto indolore una sua eventuale partenza a causa di una carburazione lenta come un diesel. Il gol regolarissimo annullato per fuorigioco da una terna arbitrale più volte disattenta è il segnale di un ex Real Madrid tirato a lucido, sgusciando via con la solita giocata che tutti conoscono ma nessuno sa arrestare. Insigne va a corrente alternata, ma quando si accende safar male da qualsiasi posizione del fronte offensivo. Rimandato Milik, in ritardo dopo le fatiche del mondiale di Russia e con un’unica ghiotta chance sprecata da distanza ravvicinata.
Intanto Mertens ha finalmente raggiunto i compagni a San Gallo, dove domani sera il Napoli affronterà il Borussia Dortmund nella seconda amichevole internazionale che vedrà due piazze calde e passionali incrociare i guantoni per un antipasto Champions dal sapore prelibato.