4 su 4. Un avvio record per il Napoli, che viaggia alla media di 2.5 reti a partita ma soprattutto subisce pochissimo con Pepe Reina costretto spesso al ruolo di spettatore non pagante. 6 parate complessive in 2 partite di campionato per l’ex saracinesca del Liverpool, decisive in alcuni frangenti dove il Napoli era costretto a concedere qualcosa. La squadra di Maurizio Sarri ha vinto contro l’Atalanta una partita da grande squadra, e dove il fraseggio a velocità da playstation non arrivava, ci ha pensato la tecnica individuale di Zielinski. Il coniglio estratto dal cilindro dell’interno polacco va a finire proprio lì, nel sette tra palo e traversa, dove Berisha non potrebbe mai arrivare neanche con l’aiuto di una scala. La squadra si scuote, Allan sale in cattedra e la scambio con Insigne che regala a Mertens un cioccolatino soltanto da scartare è per palati fini. Così come il magistrale contropiede da destra a sinistra, per la prima rete in maglia azzurra della stellina croata Marko Rog. È una giornata da consegnare alla storia, perché se Dries Mertens entra nella top 10 dei marcatori partenopei all-time, il classe ’95 ex Dinamo Zagabria si trasforma nel 440° marcatore della gloriosa storia azzurra.
A sinistra gli azzurri sfondano come lame roventi nel burro: 12 attacchi sulla catena Ghoulam-Hamsik-Insigne, e pur cambiando qualcosina (Allan per Hamsik) il risultato è rimasto sempre lo stesso poiché i meccanismi sono sempre ben oliati. Il moto perpetuo di Mertens tra linee fa sì che le percussioni centrali tocchino quota 21, mentre Maggio è costretto a restare bloccato perché dalle sue parti gravita un rivale come il Papu Gomez che non permette la minima disattenzione.
Tutto funziona a meraviglia. O quasi. Perché nelle 72 ore che separano dalla chiusura del mercato c’è da risolvere assolutamente la grana Reina. A giugno il mancato accordo per il rinnovo del contratto in scadenza a fine estate 2018, con la proposta biennale di De Laurentiis rispedita al mittente dall’entourage del portiere spagnolo che chiedeva un triennale per chiudere la carriera all’ombra del Vesuvio. Le parti non si sono più riavvicinate, ed in assenza di offerte concrete si è scelto di iniziare la nuova stagione nonostante l’assenza di certezze sul futuro. Perché Pepe Reina è un uomo vero, leader dello spogliatoio e una bacheca talmente piena di titoli da non lasciarsi minimamente influenzare da alcun fattore esterno. Neanche da un’offerta faraonica del Psg che dopo un mercato in sordina con l’acquisto del solo Berchiche, si è scatenato pagando i 222 milioni della clausola di Neymar, ment
re sembra questione di giorni la conclusione dell’affare Mbappè. Uno dei pezzi più pregiati del calcio transalpino, cresciuto nel settore giovanile del Monaco, e protagonista di una cavalcata impressionante che ha portato la compagine del Principato all’8° titolo nazionale ed a una semifinale di Champions League persa soltanto per una questione di dettagli contro la Juventus, poi letteralmente asfaltata in finale dal Real Madrid.
I petroldollari dello sceicco Al-Khelaifi si sono presentati come un fulmine a ciel sereno: 5 milioni offerti a De Laurentiis ed un triennale da 3,5 milioni più bonus a Reina, che tentenna inevitabilmente davanti all’ultimo treno di una carriera che proprio il 31 agosto toccherà le 35 primavere.
Le lacrime del colosso di Madrid nel consueto giro di campo per salutare i tifosi a fine partita possono avere una duplice interpretazione: quella di un rapporto di lavoro ormai ai titoli di coda, o i tormenti interiori di un uomo sempre osannato a prescindere e consapevole che in nessuna piazza sarà mai amato come a Napoli. Senza contare che rompere il patto Scudetto siglato in estate, davanti al miglior inizio dell’era Sarri, sarebbe un peccato pensando soprattutto alle prospettive ben salde di poter finalmente veder cucita la toppa tricolore sul petto a ben 27 anni di distanza dall’ultima volta.
La volontà del Napoli è quella di fare muro, opponendosi ad un trasferimento che non prevede l’elargizione di un assegno a troppo zeri, ma soprattutto non darebbe tempo sufficiente a Giuntoli per poter scovare sul mercato un profilo di così alto livello a pochissimi giorni dalla chiusura della finestra estiva. Trattenere Reina anche a costo di non incassare nulla al termine della stagione: questa al momento la linea dura del club partenopeo. Se invece le cose dovessero precipitare, è pronto a scatenarsi un effetto domino con tante porte scorrevoli sulla rotta Italia-Francia-Spagna. Raffreddatasi la pista Mignolet (seppur panchinaro di lusso a favore di Karius nell’ultimo match stravinto dal Liverpool contro l’Arsenal), De Laurentiis darebbe l’ultima accelerata per avvalersi delle prestazioni di Geronimo Rulli, sempre titolare nei primi 2 match vinti dalla Real Sociedad contro Celta Vigo e Villarreal. A questo punto i baschi virerebbero su Alphonse Areola, assistito da Mino Raiola, che finirebbe ai margini nel Psg relegato a giocarsi con Trapp il ruolo marginale di secondo portiere alle spalle di Reina. Resta il nodo dell’alto ingaggio percepito dal portiere francese classe ’93, che potrebbe dirottare l’interesse della Real Sociedad verso Fernando Pacheco attualmente in forza all’Alaves.