C’è un filo invisibile che unisce il passato e il futuro, una scintilla pronta a divampare proprio nell’anno in cui la storia chiede di essere scritta a lettere d'oro. A trent’anni di distanza dal suo primo capitolo all'ombra del Vesuvio, Massimiliano Allegri si racconta a Sky riscoprendo una città trasfigurata: «Napoli è totalmente cambiata rispetto a trent’anni fa... Era meravigliosa allora, e adesso è diventata ancora di più». Non è una semplice avventura, ma una missione del cuore in una piazza consacrata ormai tra le grandi d'Europa. Il tecnico azzurro non si nasconde dietro frasi di circostanza e sposta subito l'asticella verso l'orizzonte del 2027: «Sarei felice se avessimo vinto qualcosa. Ma soprattutto di aver fatto un’annata importante e di aver lasciato qualcosa di concreto». Regalare un trofeo per l'anno del Centenario è il sogno da inseguire con «dieci mesi di totale responsabilità».
Strappi, visioni e sorrisi: per scalare la vetta servono interpreti capaci di accendere la fantasia e far tremare le difese avversarie. Nel ritrarre i suoi uomini chiave, Allegri guarda a Rasmus Hojlund e ne esalta l'esplosività: «Per caratteristiche lo vedo molto vicino a Kean: sono due giocatori di forza, che strappano, che hanno fisicit&agr
ave; e sanno fare a sportellate», consapevole che la sua crescita in fase realizzativa farà la differenza. Accanto al gigante danese brilla l'estro di Kevin De Bruyne, un maestro del pallone dall'indole riservata che il mister impara a gestire anche sul piano umano: «È un ragazzo introverso, però ogni tanto riesco a farlo sorridere. L’importante è che in campo faccia il De Bruyne». A completare il quadro c'è la preziosa regia di Billy Gilmour, pronto a dare garanzie a tutto il reparto: «È un giocatore importante, che sa leggere bene il gioco... In quel ruolo siamo ben coperti e questo mi dà serenità».
Tutto questo talento, tuttavia, non sarebbe nulla senza un'anima collettiva. Per Allegri la vera pietra angolare risiede nella dedizione totale della squadra: «Il punto di forza di questa squadra è il gruppo. Ho trovato un ambiente in cui tutti lavorano per la causa Napoli, dalla mattina alla sera». I primi due mesi sono stati intensi ed utili per gettare fondamenta d'acciaio con «mesi di lavoro vero, di tiro». Ora però le parole lasciano il posto al rettangolo di gioco: «Quello che conta è il campionato: tutto quello che abbiamo fatto finora deve servire per arrivare nelle migliori condizioni». La battaglia parte adesso.