Testa bassa e pedalare. Anche (soprattutto) quando il rettangolo verde diventa un acquitrino, e la feroce determinazione conta molto più del mero aspetto tecnico. Un gruppo solido, che sotto la cura Ancelotti è diventato mentalmente ancora più forte, pronto a sfoggiare la versione di sé più adatta in base al diverso quoziente di difficoltà che ogni singola partita può presentare. Dalla serata del 29 settembre, quando la dubbia espulsione comminata a Mario Rui impedì agli azzurri di giocare ad armi pari contro i campioni in carica, il sodalizio partenopeo non ha più conosciuto il significato della parola sconfitta. In 8 gare ufficiali son giunte 5 vittorie e 3 pareggi, in un calderone dove Ancelotti ha cotto a puntino sia il Liverpool (punito da Insigne al San Paolo) che il Psg, costretto ad appellarsi alla vena esplosiva di Areola prima e Buffon poi per evitare una sconfitta inappuntabile. Cambiano i moduli, poi gli interpreti, ma il risultato non cambia. Il blitz di Genova dà un’iniezione di fiducia importante in vista di un nuovo tour de force che vedrà il Napoli impegnato in ben 9 sfide diluite in 34 giorni per arrivare a fine dicembre con le idee un po' più chiare sia sul gap da colmare nei confronti della Juventus, sia sul percorso europeo che attenderà la squadra a seguito delle ultime due sfide contro Stella Rossa e Liverpool per definire le prime due classificate in chiave ottavi di Champions League.
Il successo rimediato a Marassi vale più dei semplici 3 punti che scavano un piccolo solco sull’Inter, mantenendo allo stesso tempo invariato il distacco dalla capolista Juventus. Perché la squadra ha smesso il vestito elegante, per munirsi di pinne, fucile ed occhiali con l’obiettivo di riprendere per i capelli un match che sembrava piuttosto compromesso. Undici Allan. Senza risparmiarsi nelle
pozzanghere che rallentavano il ritmo folle che il Napoli è solito dare al pallone. Impossibile prevedere alcuna traiettoria, soprattutto lungo la parte sinistra del campo, e diventava imprescindibile l’arte creativa dell’improvvisazione per trovare soluzioni alternative nel momento in cui l’erbetta pregna degli incessanti scrosci d’acqua diventava molto più infida e fallace. Fabián impugna il tritone, arma il mancino, e trova l’angolino basso dove il portiere rossoblù non può arrivare. In extremis la fortuna aiuta gli audaci, esperti navigatori che trovano la rotta giusta mettendo alle spalle la tempesta. Biraschi nel tentativo di anticipare Albiol pronto al tap-in vincente fa autogol. Il Napoli vola, forte del miglior attacco del campionato, a pari merito con la Juventus a quota 26 reti in 12 partite.
Alla ripresa c’è il Chievo, a 0 punti ed in piena crisi dopo le dimissioni del mister Ventura nel post-match contro il Bologna. Nel frattempo c’è la sosta. Ma non ditelo ad Ancelotti, che domani riprenderà i lavori a Castel Volturno con una rosa ridottissima a fronte dei quattordici uomini impegnati con le rispettive Nazionali tra gare ufficiali ed amichevoli. Prima volta per Allan, pronto ad affrontare Uruguay e Camerun in due test nel Regno Unito. Scenderanno in campo anche Lorenzo Insigne (Portogallo e Stati Uniti), Hamsik (Ucraina e Repubblica Ceca), Mertens (Islanda e Svizzera), Milik e Zielinski (Repubblica Ceca e Portogallo), Mario Rui (Italia e Polonia), Hysaj (Scozia e Galles), Rog (Croazia e Inghilterra), Ounas (Togo), Koulibaly (Guinea Equatoriale), Diawara (Costa d’Avorio), Fabián (Danimarca e Francia U21) e Luperto (Inghilterra e Germania U21). Poi tutti in aereo direzione Capodichino per una parte finale di 2018 che promette spettacolo e tante sfide elettrizzanti.