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Napoli - La Regione interviene dove latitano i vertici del calcio: salta Juventus-Napoli

L'ASL blocca gli azzurri. La Juventus punta al successo a tavolino, ma il protocollo parla chiaro

di Giovanni Minieri


Si ferma il giocattolo. Finalmente. Salta il match tra Juventus e Napoli, previsto per domani sera all’Allianz Stadium. Se da un lato va sottolineata l’irresponsabilità della Lega Serie A che non riesce mai a guardare più in là dei biechi interessi economici, dall’altro un plauso enorme va alla Regione Campania, che interviene nuovamente anticipando decisioni non più rinviabili a livello nazionale. La curva epidemiologica del Covid-19 è in drammatico rialzo, e gli accadimenti dell’ultima settimana non possono essere messi sotto il tappeto in maniera pilatesca, mettendo a rischio la salute di atleti e addetti ai lavori, nel nome di un gioco che continua a sopravvivere soltanto in nome del dio denaro. Ridicolo e inattuabile l’ultimo protocollo approvato all’unanimità non più tardi di 2 giorni fa in consiglio di Lega: obbligo di giocare a qualsiasi costo fino a 13 calciatori negativi (compreso un estremo difensore), pena la sconfitta per 0-3 a tavolino. Napoli-Genoa è già stata la prova generale di un circo tutto all’italiana. I grifoni partono per il capoluogo campano nonostante due positivi (Perin e Schone), in un’atmosfera tutta da ridere, con le due squadre che imboccano separatamente la strada che conduce dagli spogliatoi al rettangolo verde, ma allo stesso tempo regalano contatti a muso duro come quello che tra Masiello e Osimhen che ha fatto il giro di tutte le testate giornalistiche. Autorizzare il fischio d’inizio è stata una leggerezza imperdonabile, e le conseguenze si sono palesate a distanza di pochi giorni, ovvero quelli che segnano l’incubazione del temibile virus. La partita si trasforma in un autentico cluster. Da 2 si passa a ben 22 contagiati tra squadra e staff tra le fila del Genoa, e la paura inizia inevitabilmente a serpeggiare tra gli uomini di Gattuso, impegnati a preparare la difficilissima sfida sul campo della Juventus. I cicli di tamponi effettuati a Castel Volturno mettono prima ko Zielinski, poi questo pomeriggio alla vigilia della partenza per Torino anche il centrocampista macedone Elmas. Nel primo pomeriggio Pirlo in conferenza stampa non dà peso al problema e liquida la questione in pochissimi secondi che fanno rabbrividire: c’è un protocollo da seguire, e ci si attiene a quello. Fine della storia. Passano le ore, ed ecco il comunicato ufficiale del club campione d’Italia in carica che annuncia la positività di 2 membri dello staff, e di conseguenza tutto il gruppo squadra entra in isolamento fiduciario.
In un contesto così surreale, dove Juventus-Napoli rischierebbe di trasformarsi in un nuovo e pericolosissimo cluster, tutto tace. Il Governo del calcio colpevolmente muto. Il silenzio assordante è rotta dal decisionismo della Regione Campania, guidata da Vincenzo De Luca, rieletto con un plebiscito soltanto 2 settimane fa. Ancora una volta, come nel caso della chiusura dei confini, di attività potenzialmente a rischio, e dell’obbligo di utilizzare le preziosissime mascherine anche all’aperto, è ancora una volta la massim

a autorità regionale a riportare ordine nel disordine. Quando già i partenopei erano i pullman diretti da Castel Volturno verso Capodichino, arriva lo stop dell’ASL Napoli 2 per motivi sanitari. Vietato uscire dalla Campania e tutto il gruppo in isolamento fiduciario, perché è troppo alto il rischio di trasformare il match dell’anno, in un focolaio covid che rischierebbe di produrre un effetto a catena.
D’altra parte i numeri parlano chiaro. 2.844 nuovi contagi, con un preoccupante +1.570 nuovi positivi al covid rispetto a ieri. La Serie A non è ovviamente immune a tutto questo, né può ritenere di esserlo. Al momento 12 squadre su 20 non presentano atleti positivi, ma tanti ne hanno avuti nel recente passato. Il pericolo è sempre dietro l’angolo, ma soltanto chi governa il calcio fa finta che tutto questo non esista. L’UEFA è riuscita finora a fare anche di peggio: dalle partite-focolaio Atalanta-Valencia e Liverpool-Atletico Madrid, fino alla Supercoppa Europea vinta poco più di una settimana fa dal Bayern Monaco sul Siviglia, in una Budapest che apriva allo stadio a 20.000 tifosi nonostante la chiusura dei confini ungheresi per la recrudescenza della pandemia. Ma l’organo presieduto da Ceferin è riuscito a far subito anche si peggio: l’esperimento ungherese è stato ritenuto positivo, dando il là ad un’iniziativa ancora più folle. Aprire gli impianti fino al 30% della capienza, lasciando però ad ogni singolo Stato di prendere la decisione più opportuna in base alla situazione. Mentre il Presidente Aurelio De Laurentiis prepara un pesante comunicato da far recapitare in Lega, la sconfitta a tavolino sembrerebbe scongiurata in quanto alla base del rinvio del match, c’è la decisione di un’autorità locale (in questo caso la Regione) gerarchicamente superiore ai vertici del pallone italiano.
In un contesto di approssimazione e pressappochismo generale, l’unico ad aver capito la gravità del problema è il tennista spagnolo Rafael Nadal, atleta pluridecorato ma soprattutto grande uomo dentro e fuori dal campo. Queste la sue significative parole, in conferenza stampa dopo il successo all’esordio nel Roland Garros contro Gerasimov: “Il Philippe Chatrier è un campo per me unico, perché tutto ciò che ho vissuto qui resta una parte importante della mia vita da atleta professionista. È inutile prendersi in giro. Il momento è inevitabilmente triste: c’è un ambiente surreale in cui non possiamo muoverci, e perfino allenatori e fisioterapisti non posso avvicinarsi agli spogliatoi. Si avverte una sensazione di estrema tristezza, ma purtroppo il succedersi degli eventi richiede tutto questo. Tante persone nel mondo stanno soffrendo, attraversano momenti complicatissimi, e noi atleti possiamo soltanto ringraziare l’organizzazione del  Roland Garros che sta facendo sforzi enormi nonostante entrate sensibilmente minori, per portare avanti questo torneo salvaguardando posti di lavoro”


sabato 3 ottobre 2020 - 21:34 | © RIPRODUZIONE RISERVATA

 



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