Si conclude senza botti il calciomercato del Napoli, con i fuochi d’artificio rimandati al rettangolo verde che vedrà gli azzurri nuovamente di scena domenica 10 nel posticipo serale a Bologna. Negli ultimi minuti prima del gong, la sorpresa che non ti aspetti: il tweet presidenziale ad ufficializzare l’acquisto dal Chievo del classe ’91 Roberto Inglese. L’attaccante è un pupillo di Giuntoli per averlo già potuto ammirare da vicino tra 2013 e 2015. Entra nell’orbita Carpi proveniente dal Lumezzane, dove aveva già fatto vedere grandi cose andando a segno con una continuità impressionante per un calciatore di appena 20 anni: con un bigliettino da visita di 21 centri complessivi si guadagna il meritato grande salto tra i Cadetti.
L’esordio con la compagine guidata da Vecchi è indimenticabile: entra al 70’ al posto di Della Rocca con il Carpi in vantaggio di misura sul campo dello Spezia. A tempo praticamente scaduto raccoglie un assist di Concas e fredda Valentini mettendo in sicurezza un match che poteva ancora nascondere pericolose insidie. L’apprendistato è lento e graduale, ma Inglese si mette al servizio del mister Vecchi e dei compagni, lavorando sodo per guadagnarsi sempre più spazio e notti di gloria. 22 presenze complessive (5 da titolare e 17 da subentrato) con 2 reti ed altrettanti assist non rappresentano un bottino malvagio per un giovane rampante che comincia a percorrere a passo svelto una salita spartiacque tra l’anonimato e la gloria.
La stagione successiva è infatti quella che segna la definitiva esplosione del bomber di Lucera. L’avvento di Castori in panchina è fondamentale, il Carpi sorprende corazzate ben più attrezzate e stravince il campionato conquistando la Serie A per la prima volta in 106 anni di storia, forte di una difesa imperforabile con sole 28 reti incassate in 42 gare.
C’è anche il marchio indelebile di Inglese in una promozione da consegnare agli annali del calcio: 27 presenze complessive, impreziosite da 2 assist vincenti e 6 reti, che ne fanno il terzo miglior realizzatore della squadra alle spalle di Mbakogu e Di Gaudio.
Il bomber pugliese è un attaccante completo. Forte fisicamente ma allo stesso rapissimo nell’attaccare la profondità, stacco di testa imponente e spirito di sacrificio per abbassarsi e dialogare con i compagni. Può giocare da punta centrale in un 4-3-3, ma non ha problemi nel ruolo di seconda punta a supporto del centravanti. Nell’estate del 2015 cambia casacca. Dall’Emilia al Ven
eto, le gambe tremano per il calcio dei big che diventa realtà, ed i campi più prestigiosi del panorama calcistico nazionale che iniziano ad essere calpestati. O accarezzati con rispetto, difendendo i nuovi colori del Chievo di Campedelli. Il primo acuto in Serie A non tarda ad arrivare, ed è una rete pesante che permette di rispondere al gol iniziale di Eder fissando sull’1-1 la gara interna contro la Sampdoria. Quindi altri 2 centri regalando un dispiacere proprio al “suo” Carpi e successivamente all’Udinese, affiancando Meggiorini o Paloschi ma soprattutto avendo alle spalle tutta l’energia creativa di Valter Birsa.
L’ultima stagione è a tratti straripante. Un’esondazione incontrollabile di reti e felicità. 12 reti in tutte le competizioni, il primo pallone portato a casa e sistemato in una bacheca ben illuminata con tutte le firme di coloro i quali ne hanno esaltato il killer instinct, in un hat-trick senza appello a violare il Mapei Stadium. C’è poi la doppietta alla Roma, ininfluente ai fini del risultato che premia la truppa di Spalletti, ma sempre con quel retrogusto fiero nell’osservare un portiere top come Wojciech Szczesny raccogliere più volte il pallone alle proprie spalle. Compiacendosi di un percorso che lo riporta in doppia cifra dopo 4 stagioni di sangue e sudore.
Poi la storia che evolve, con una rete di fine luglio che da semplice pennellata estiva, diventa a posteriori un segno premonitore che può stravolgere gli eventi. In una fresca notte trentina, la deviazione di Koulibaly sul lancio di Birsa diretto a Pucciarelli diventa il più comodo degli assist per la sassata a incrociare di Inglese che brucia Reina per la momentanea rete del vantaggio clivense in un’amichevole intensa poi ripresa dal graffio di Ounas nel finale.
Dalla prima rete realizzata contro il Napoli alla firma con il prestigioso club del presidente De Laurentiis è un battito di ciglia. 12 milioni di buone ragioni per mettere sotto contratto l’attaccante pugliese lasciandolo però a maturare sotto l’Arena per completare il processo di maturazione, ed allo stesso tempo non correre rischi. Sono ancora freschi i ricordi della scorsa stagione, quando il grave infortunio rimediato da Arek Milik in Nazionale costrinse Maurizio Sarri ad inventarsi Mertens falso 9 dovendo aspettare il mercato di gennaio per fiondarsi su una punta fisica ed imponente come Pavoletti. I numeri hanno poi dato ragione sia al tecnico che al folletto di Leuven, ma cautelarsi con un Piano B non è mai una cattiva idea.