La caduta del Comandante. La prima conferenza stampa di Maurizio Sarri da allenatore della Juventus è intrisa di falsa ipocrisia. Tradito il popolo napoletano rinnegando in un colpo solo tutto il recente passato, con gli abiti da capopopolo svestiti a favore di quella maglia a righe tanto vituperata in 3 anni vissuti nel segno di una lotta al Palazzo persa soltanto grazie al lavoro superbo di Orsato in Inter-Juventus. Manifestazioni d’amore immorali come i complimenti di Guardiola a qualsiasi allenatore incroci con lui i guantoni in Premier o Champions League.
Un voltafaccia peggiore perfino di quello inscenato dal “gordo” Higuain, perché dopo essersi erto a paladino dell’onestà contro il potere, non ha esitato neanche un attimo a schierarsi dalla parte dei carnefici, cercando addirittura di seminare zizzania nell’ambiente partenopeo.
Sembra di assistere ad una fiera dell’assurdo, con tutte le accuse più dure ritrattate in maniera piuttosto buffa ed a tratti imbarazzante.
Il tecnico toscano cade subito sul motto che accompagna la squadra del presidente Agnelli: vincere non è importante, è l’unica cosa che conta. Attraverso qualsiasi modalità, e poco importa se Sarri abbia già dimenticato lo Scudetto perso in albergo a Firenze, prima ancora di scendere
sul rettangolo verde. Il Palazzo non è più il potere politico, ma con discreta fantasia si trasforma nello Scudetto. Voglia di combattere scese a livelli infinitamente bassi. Niente più voglia di impugnare arco e frecce per espugnare il fortino juventino, ma desiderio bramoso di vincere davanti al pubblico dello Juventus Stadium, storicamente più impegnato a trovare nuove forme di discriminazione territoriale piuttosto che spingere la propria squadra del cuore con striscioni e cori assordanti. Abiurato lo stesso Sarrismo, di pessimo gusto il passaggio in cui accusa senza mezzi termini i suoi ex calciatori, autori a suo dire di dichiarazioni pubbliche che poi contrastavano con il pensiero reale manifestato attraverso i messaggi privati.
Dall’amore incondizionato di tutti i settori dello stadio all’odio sportivo è questione di un attimo. Ancora una volta il presidente Aurelio De Laurentiis si è dimostrato attento e lungimirante, quando Sarri continuava ad accampare scuse al termine di Napoli-Crotone per glissare sul rinnovo che non aveva in realtà alcuna intenzione di firmare. Alle falde del Vesuvio il patron della Filmauro porterà il re di Coppe Carlo Ancelotti, e mai come quest’anno provare a mettere i bastoni tra le ruote alla Juventus sarà ancora più bello.