Il duro lavoro paga sempre. C’è anche un po’ di Sorrento all’interno della recente pubblicazione del calendario 2019 griffato SSC Napoli. Un appuntamento cult, giunto alla tredicesima edizione grazie alla scelta di temi sempre nuovi in grado di affascinare tutti i tifosi partenopei sparsi in ogni angolo del mondo. Un calendario di classe, innovativo, che quest’anno guarda verso l’integrazione in tutte le sue innumerevoli sfaccettature. Tra i barbieri artisti con l’onore e l’onere di curare l’immagine della squadra in grado di fermare per ben 2 volte su 2 i campioni d’Europa, c’è Antonino Terminiello in arte Tony Figaro. Partner del Gruppo Barberia Elite e tra i pochissimi Maestri Barbieri Proraso, Terminiello è un’eccellenza sorrentina grazie anche ad una formazione costante che lo ha recentemente portato fino a Schorem in Olanda. Tanta l’emozione per aver vissuto un’esperienza incredibile, tra aneddoti e curiosità sul rapporto degli atleti professionisti con lo show-business.
Com’è nata la grande opportunità di poterti occupare della squadra più importante e seguita del Sud Italia?
“L’occasione mi è stata concessa da Gruppo Elite e Studio Fotografico Arcangelo. Essere stato scelto tra un numero importante di barbieri che ambivano a far parte di questo progetto, è per me motivo di grande soddisfazione”.
Quant’è stato emozionante rappresentare la città di Sorrento in un contesto così importante?
“Non nascondo che mi sono sentito molto orgoglioso. Anche perché ho avuto la possibilità di confrontarmi con altri colleghi non solo campani, ma anche da Puglia, Calabria e tante altre regioni. Il Gruppo Elite ha svolto un’accurata selezione per offrire ai calciatori del Napoli il miglior servizio possibile, ed è stato straordinario trovarmi di fronte atleti che fino a poco tempo prima ammiravo soltanto in tv”.
Quanti sacrifici ci sono dietro il raggiungimento di un traguardo così prestigioso?
/>“Gli sforzi sono indubbiamente enormi. Dedico il poco tempo libero a disposizione per aggiornarmi in maniera continua e costante, dividendomi a fatica tra famiglia e lavoro, inseguendo un sogno che mi è stato tramandato con estrema passione. La barberia è giunta con me alla terza generazione: mio nonno iniziò a svolgere questa attività in tempo di guerra, ed al rientro in Penisola cominciò a tagliare i capelli di casa in casa, senza disporre ancora di un locale. Nel 1965 mio padre aprì il negozio nello stesso luogo in cui oggi cerco di portare avanti con passione un lavoro che giorno dopo giorno mi dà tantissime soddisfazioni”.
Cosa hai provato, quando sulla sedia ti sei ritrovato atleti di caratura internazionale?
“Onestamente, tutti i calciatori mi hanno fatto un’ottima impressione. Magari ti aspetti qualche capriccio da star, ed invece mi sono imbattuto in ragazzi semplici e molto alla mano, che mi hanno fatto sentire subito a mio agio. Koulibaly e Mertens sono stati senz’altro i più simpatici e socievoli, ma in ogni caso ho lavorato con tutti in maniera splendida”.
C’è qualche calciatore che ha manie particolari per quanto riguarda il look?
“Il più esigente è stato Lorenzo Insigne, che voleva un capello più corto e attaccato in testa. Koulibaly invece è stato divertentissimo: mi ha dato carta bianca, dicendomi che se poi il taglio non gli fosse piaciuto, avremmo potuto rimediare tagliandoli completamente a zero! Con Mertens abbiamo chiacchierato sulla tinta di giallo sfoggiata di recente, che a suo parere aveva rovinato un po’ i capelli. Llorente molto educato e disponibile: ha un viso da modello sul quale è stato semplicissimo lavorare. Qualche problema di comunicazione nel senso strettamente linguistico della parola c’è stato con Lozano, ma lui si divertiva e rideva sempre su qualsiasi cosa gli dicessi. Ora non so se perché riusciva a cogliere qualche parola o semplicemente per prendermi in giro. È stata comunque un’esperienza bellissima”.