Non punge il Napoli, che incappa in un nuovo passo falso alla vigilia della trasferta più importante della stagione: Londra, direzione Emirates Stadium. Dopo il ko nel turno infrasettimanale contro l’Empoli arriva un pari ancora più sconcertante tra le mura amiche del San Paolo contro il Genoa. Un passo indietro sul piano della personalità. Ancelotti ha schierato una formazione molto più vicina a quella che affronterà i gunners di Unai Emery, non riuscendo però a conquistare l’intera posta in palio contro una squadra in 10 dal ventottesimo minuto ed in piena crisi d’astinenza offensiva, visto che in ben 5 delle precedenti 6 gare era rimasta letteralmente con le polveri bagnate.
Problema fisico o mentale? Questo è il dilemma. Se da un lato la corsa al titolo è virtualmente compromessa da mesi, dall’altro il rassicurante vantaggio di 12 punti sul quinto posto ha permesso al Napoli di mettere già in cassaforte la qualificazione alla fase a gironi della prossima edizione di Champions League. Difficile ipotizzare un calo verticale della condizione atletica, con Baku all’orizzonte e soprattutto dopo aver sciorinato ottime prestazioni tra febbraio e marzo sommergendo di gol Sampdoria, Zurigo, Parma, Salisburgo e Roma su tutti. I dubbi sono altrove, e la diagnosi è presto fatta. Quando calano le motivazioni, la squadra mette in mostra quel senso di apatia che poi si trasforma in prestazioni al di sotto delle aspettative. I numeri non mentono mai, e raccontano di un Radu chiamato spessissimo in causa con 8 parate (mai così tante dall’inizio del campionato), ma soltanto 1 decisiva quando ha allargato il piedone per salvare su Koulibaly proiettatosi verso la porta rossoblù dopo una pre
ssione altissima su Kouame. Nel girone di ritorno gli azzurri si piazzano al 6° posto con 20 punti sui 36 disponibili (soltanto 13 nelle ultime 9 gare), peggio di Roma e Milan (21), ma anche di Torino (22) e Atalanta (24).
Quando si abbassa l’asticella della concentrazione, le distanze tra i reparti si allungano ed a risentirne in primis è la compattezza complessiva. La difesa si riscopre improvvisamente fragile: il Napoli subisce gol da 6 gare di fila, ed in trasferta non mantiene la porta inviolata addirittura dal poker rifilato al Parma lo scorso 24 febbraio.
Adesso è il momento di resettare tutto, e prepararsi alla trasferta di Londra consapevoli di poter affilare tutte le proprie armi e tornare all’ombra del Vesuvio con un pezzetto di qualificazione in tasca. Non sarà facile, come ben sanno i reduci del ko di 6 anni fa nella tana di Wenger con le reti di Ozil e Giroud a mettere il match in salita dopo appena 15 minuti dal fischio d’inizio. L’Arsenal fa del proprio impianto un indiscutibile punto di forza: soltanto 3 sconfitte in stagione, e contro squadre dal nome altisonante come Manchester City, Tottenham e Manchester United. L’ultima in ordine di tempo risale addirittura al 25 gennaio, quando i Red Devils si imposero 1-3 in gara secca dei sedicesimi di FA Cup con gol di Sanchez, Lingard e Martial. Da quel momento una striscia positiva aperta di 7 vittorie di fila che Lorenzo Insigne e compagni proveranno in tutti i modi ad interrompere. Servirà il miglior Napoli, quello delle imprese nelle caldi notte di Champions League, per dimostrare di poter dare del tu alle big d’Europa e giocarsi le proprie chance con l’obiettivo di alzare un nuovo trofeo fuori dai confini nazionali, 30 anni dopo Stoccarda.