“Ringrazio Maurizio Sarri per la sua preziosa dedizione al Calcio Napoli che ha permesso di regalare alla città e ai tifosi azzurri in tutto il mondo prestigio ed emozioni, creando un modello di gioco ammirato ovunque e da chiunque. Bravo Maurizio”
È il tweet presidenziale di commiato, giunto come un fulmine a ciel sereno che squarciava una giornata uggiosa di fine primavera. Come se anche il cielo stesse lì a piangere l’addio di un tecnico speciale entrato nel cuore della gente al termine di un triennio vissuto con amore e passione all’ombra del Vesuvio. Era nell’aria, vista la riunione fiume tenutasi negli uffici della Filmauro con lo staff di Carlo Ancelotti, pronto a mettere tutta la propria esperienza al servizio di una squadra che ha bisogno soltanto dell’ultimo step per il definitivo salto di qualità verso la gloria.
Si tratta di un’eredità pesante anche per un vincente come l’ex tecnico del Real Madrid, poiché Sarri è ormai un figlio adottivo della città. La rivincita della classe operaia. Partito dal basso, con tanta gavetta nelle serie minori partendo dalla Promozione fino alla tanto agognata Serie A raggiunta con l’Empoli a 55 anni. E poi nell’estate 2015 il sogno che si concretizza: Aurelio de Laurentiis, colpito da un’impronta di gioco ben definita che vede gli azzurri di Toscana conquistare 4 punti su 6 contro il Napoli con ben 6 reti a favore a fronte di 4 subite, decide di puntare forte sul tecnico di origini partenopee per il dopo Benitez.
Maurizio Sarri inizia a lavorare a Castel Volturno tra inevitabili mugugni, ed i soli 2 punti raccolti nelle prime 3 partite di campionato cominciano già a mettere in pericolo il futuro del tecnico sulla panchina azzurra.
Il 17 settembre 2015 è una data spartiacque tra le paure di un fallimento e la gloria eterna. All’orizzonte c’è il Bruges per l’esordio in Europa League: Sarri lascia in soffitta l’idea di Insigne nel ruolo di trequartista riportandolo a fare sfracelli lungo la corsia mancina. La naturale evoluzione del 4-3-1-2 verso il 4-3-3, vestito più adatto da cucire addosso ad un Napoli che rifila 10 reti in 3 giorni prima al Bruges e poi alla Lazio in campionato. Il resto è storia. Sarri è l’antieroe per eccellenza. Politicamente scorretto, tuta d’ordinanza e quella irriverenza che a volte sfocia in esternazioni piuttosto colorite davanti ai microfoni. Genuino e senza peli sulla lingua. Un paladino, strenuo difensore di una città vittima di antichi stereotipi e sostenitore di una tifoseria calda e passionale che agli albori del ventunesimo secolo è ancora costretta a sentire in troppe città quei beceri cori di discriminazione territoriale verso i quali la Lega continua a fare orecchie da mercante. Il comandante di Figline Valdarno, fautore di una rivoluzione pallonara finalizzata alla conquista del Palazzo, si ferma sul più bello: 259 punti in 3 stagioni ed uno Scudetto sfaldatosi improvvisamente per contingenze fuori dalla portata di società, tecnico e calciatori. Resta l’affetto, così come la sensazione di aver avuto l’onore di essere testimoni di un Napoli tra i più belli della storia del calcio.
La ferita aperta viene però sanata in fretta da uno strepitoso colpo di scena, fin troppo ben congegnato in perfetto stile cinematografico. Solo un nome può mettere Aurelio de Laurentiis al riparo da pesanti critiche dopo l’addio di un leader carismatico, che era ormai diventato l’epicentro di un entusiasmo trascinante. All’ombra del Vesuvio approda l’allenatore italiano più vincente in assoluto: Carlo Ancelotti, 19 titoli in bacheca (tra cui 3 Champions League) ed unico in grado di conquistare il titolo nazionale in
Italia, Francia, Germania e Inghilterra.
“Sono felice di tornare nel mio paese per mano di uno dei massimi club italiani. Siamo venuti per competere e portare al Napoli tutta la nostra esperienza e le nostre conoscenze. Siamo molto lieti di raccogliere questa sfida e iniziare una nuova avventura calcistica. Desidero ringraziare il presidente per avermi affidato un progetto che mi appassiona, ma soprattutto per avermi dato la possibilità di conoscere dall’interno una delle migliori tifoserie d’Italia. A tutti loro dico che lavoreremo duro e con la massima professionalità per raggiungere gli obiettivi che tutti sogniamo. Mi auguro di vivere tanti bei momenti insieme”.
Queste le prime parole di Carlo Ancelotti, voglioso di mettersi al lavoro per riportare il Napoli sul tetto d’Italia dopo ben 28 anni. Ma come cambia la squadra partenopea con il tecnico emiliano? Dalla pura bellezza estetica fatta di possesso palla e rete infinita di passaggi a velocità supersonica, si passerà ad una più marcata verticalità sulla base di un modo di fare calcio basato prevalentemente sulla praticità. Un allenatore ma non solo: l’ex Real Madrid sa perfettamente come gestire un gruppo di campioni, considerata l’abitudine a guidare top-club con panchine lunghe e l’obiettivo fisso di arrivare fino in fondo in tutte le competizioni.
Il passaggio di consegne tra Sarri e Ancelotti presenta un’analogia importante con quanto successo a Roma tra il 1997 ed il 2001. Dopo aver vissuto due stagioni esaltanti dal punto di vista di gioco e spettacolo, ma senza portare a casa titoli, il presidente Sensi cambia strategia: via l’esteta Zeman per far posto al pratico Capello. Dopo una prima stagione in chiaroscuro conclusa soltanto con un 6° posto e la qualificazione in Coppa Uefa, diventa trionfale quella successiva (2000/01): la Roma conquista il secondo titolo della propria storia chiudendo la stagione regolare con due lunghezze di vantaggio sulla Juventus.
Dopo aver già raggiunto l’accordo per ingaggio e durata del contratto, Ancelotti ha chiesto persone di assoluta fiducia nel suo staff: si tratta dell’osservatore Luigi La Sala, il nutrizionista Mino Fulco ed il figlio Davide in qualità di vice. Confermati invece Francesco Calzona e Simone Bonomi, che non andranno via verso altri lidi insieme a Maurizio Sarri.
Iniziano già a filtrare i primi nomi di assoluto rispetto in grado di far compiere il salto di qualità ad una squadra già pronta per vincere. Ritorno di fiamma a centrocampo per il cileno Arturo Vidal, già vicinissimo agli azzurri nell’estate del 2011 quando invece gli fu preferito Inler. Dopo 7 anni ed una carriera calcistica proseguita tra Juventus e Bayern Monaco (agli ordini di Ancelotti), Napoli è pronta ad accogliere un guerriero della zona nevralgica del campo con personalità e dna vincente.
Per la difesa si prova a sondare il Chelsea per il brasiliano David Luiz, in grado di formare con Koulibaly una diga impenetrabile. Il nome forte per l’attacco è il bomber del Real Madrid, Karim Benzema, impegnato sabato sera nella finale di Champions League contro il Liverpool. Insieme a Bale sembra essere giunto a fine ciclo: un feeling forte con l’allenatore emiliano nell’anno in cui il Real Madrid ha conquistato la Décima a Lisbona contro i cugini dell’Atletico. Qualche sondaggio c’è già stato anche se non è una trattativa facile: l’attaccante francese ha una valutazione di circa 40 milioni, ma soprattutto un ingaggio pesante pari a 8 milioni più bonus. C’è però tutto il tempo utile per trovare una soluzione che accontenti entrambe le parti in un’estate che già si preannuncia rovente.