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Napoli - Da Banska Bystrica a Napoli: 11 anni di Marek Hamsik, ultima bandiera del calcio italiano

Superato Maradona come miglior marcatore di tutti i tempi, all'orizzonte il record assoluto di presenze custodito da Giuseppe Bruscolotti

di Giovanni Minieri


Il cuore pulsante del tifo azzurro, quello appassionato e rumoroso che dalle Curve aumenta progressivamente i decibel trascinando la squadra a prescindere da avversario e competizione, non è solito tributare omaggi a singoli calciatori. Ma per Marek Hamsik è diverso: ultima, vera bandiera del calcio italiano dopo il ritiro di Francesco Totti ed autentico esempio dentro e fuori dal campo. Il gruppo al di sopra di tutto. Mai una reazione spropositata in campo, né un gesto fuori dalle righe in un periodo complicato o al momento di una sostituzione. Eppure in 11 anni di onorata militanza a difesa di Partenope non sono mancate piccole incomprensioni, che diventano poi parte integrante di una meravigliosa storia d’amore. Dagli equivoci tattici dell’era Benitez, legati al ruolo di trequartista che lo costringeva a giocare troppo spalle alla porta limitandone i letali inserimenti, fino alle continue sostituzioni agli ordini di Maurizio Sarri che ama centellinare le energie di un centrocampista sublime. In quella che sembra la stagione perfetta per vivere un epilogo da sogno, il fiero guerriero slovacco ha disputato tutte le 28 gare ufficiali tra Campionato e Champions League. Neuroni che viaggiano a velocità doppia rispetto ai comuni mortali, geometrie perfette a chiudere gli angoli più acuti soprattutto nella parte sinistra del rettangolo verde, e 4 reti per restare fedeli alla tradizione inseguendo quella doppia cifra raggiunta in ben 8 stagioni su 10. Numeri da sballo per chi non ha nella carta d’identità la licenza di uccidere. E calma olimpica, perché 20 sostituzioni subite farebbero male a tanti ma non al leggiadro ed elegante cavaliere cresciuto a Banska Bystrica e stabilitosi in quel di Pinetamare, a due passi dal centro sportivo di Castel Volturno e circondato dagli affetti più cari. Ormai è un’abitudine sfilarsi la fascia a gara in corso e rispondere al pubblico che ogni volta gli rende omaggio con una standing ovation da pelle d’oca. Una gestione inappuntabile delle energie fisiche e mentali per smaltire l’acido lattico ed essere sempre al top nei momenti cruciali della stagione.
Sembra ieri quando quella cresta scapigliata iniziava a fare capolino su un viso ancora imberbe, che già nascondeva una maturità da veterano. Poco più di 5 milioni per strapparlo al Brescia nel lontano 2007, risultando il 3° calciatore slovacco più giovane ad esordire a Serie A ad appena 17 anni ed un bagaglio di esperienze già importanti con 12 perle in 74 gettoni vissuti in 2 campionati cadetti vissuti da protagonista all’ombra del Cidneo.
La prima stagione in maglia azzurra lo vede subito issarsi a protagonista assoluto: gli bastano appena 3 gare ufficiali per apporre il primo sigillo. Un gol d’autore, tacco magico a bruciare Sala dopo uno scambio in velocità con Zalayeta e sinistro all’angolino per chiudere il match sul 2-0 contro la Sampdoria al San Paolo. Grazie agli insegnamenti di Maurizi

o Sarri, nella scorsa annata ha toccato quota 15 reti che rappresenta il suo record assoluto superando i 13 centri toccati sia nel 2013 che nel 2015. Un cuore che pompa sangue di colore azzurro, ed una vita calcistica interamente dedicata ad una città che ne ha fatto uno degli uomini simbolo poiché incarna valori di orgoglio e senso di appartenenza ormai passati in secondo piano in un’epoca dove il  vile denaro la fa da padrone. Marek Hamsik (per tutti Marekiaro) ha rifiutato più volte le sirene d’oltremanica e rispedito al mittente le offerte di Milan e Juventus perché vincere a Napoli ha un sapore diverso. Con 481 presenze è sul podio dei calciatori azzurri che più volte son scesi in campo con quella toppa speciale cucita sul petto: a -24 da Antonio Juliano e -30 Bruscolotti. Due mostri sacri che a breve vedranno quella cresta sempre più definita e austera, far capolino e mettere la freccia per un sorpasso generazionale che permetterà a Marek Hamsik di essere il nuovo re di Napoli dopo Diego Armando Maradona. Non a caso c’è sempre la Sampdoria nel cammino del capitano, e proprio il gol messo a segno contro Viviano ha sancito il sorpasso al calciatore più grande di tutti i tempi come top-scorer nell’ultranovantenaria storia del sodalizio partenopeo. 116 a 115, che con la gemma incastonata nel rettangolo verde di Crotone son diventate 117. Tra le perle più significative si inerisce a pieno titolo il coast to coast contro il Milan nella stagione 2007/08, quando ruba palla a Gattuso nella propria trequarti e va via in progressione fino all’area rossonera: finta a mandare in terra Kaladze e sfera in fondo al sacco. Quindi si passa veloci alla stagione 2009/10, ed a pochi minuti dal termine Marek Hamsik si inserisce perfettamente a raccogliere la corta respinta della difesa su cross dalla sinistra di Datolo e batte Buffon completando una storica rimonta da 0-2 a 3-2 sulla Juventus che rappresenta ancora l’ultimo successo partenopeo nel feudo bianconero. Nel 2012 c’è in palio la Coppa Italia, il Napoli è in vantaggio con Cavani e poi chiude la pratica Juventus in ripartenza grazie all’ennesimo guizzo di Marek Hamsik a chiudere un perfetto suggerimento di Pandev per infilare il portiere con un delizioso diagonale ed alzare al cielo dell’Olimpico un trofeo che la piazza partenopea aspettava da tanto, troppo tempo.
In maglia azzurra il capitano ha conquistato 3 preziosi trofei: 2 Coppe Italia ed 1 Supercoppa Italiana. Il momento è perciò propizio per portare all’ombra del Vesuvio il trofeo più prestigioso, che manca da 28 lunghissimi anni e non è mai stato così vicino come in questo 2018 che vedrà l’immenso capitano chiudere l’11° stagione a Napoli ed aprire ulteriori tappe sempre più vincenti da uomo di valore come ha sempre dimostrato di essere dal primi giorno in cui è entrato in punta di piedi a Castel Volturno.  


lunedì 8 gennaio 2018 - 15:48 | © RIPRODUZIONE RISERVATA

 



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