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Napoli - 39 punti in 16 partite: i numeri sono dalla parte del mister che ha polverizzato tutti i record della storia del Napoli

Nei precedenti 10 campionati di Serie A nell’era De Laurentiis, 39 punti dopo 16 gare sarebbero stati più che sufficienti per essere leader in solitaria della classifica.

di Giovanni Minieri


Può il miglior avvio del Napoli nell’era De Laurentiis essere ritenuto quasi un mezzo fallimento, e di conseguenza l’artefice di un gioco spumeggiante invidiatoci in ogni angolo d’Europa essere messo alla gogna solamente per aver fallito una gara in Ucraina costata l’eliminazione nella fase a gironi di Champions League? Evidentemente sì, nonostante geometrie in grado di aprire una porta spazio-temporale verso una dimensione onirica dove su un rettangolo verde sanno dialogare soltanto gli dei del pallone con sincronismi da far mancare il fiato agli esteti della pedata.

I freddi numeri evidenziano come Maurizio Sarri abbia perso soltanto lo scontro diretto contro la Juventus alla 15° giornata, conquistando ben 39 punti in 16 gare frutto di 12 successi, 3 pari ed 1 sconfitta. Nessuno come lui dal 2007/2008, quando il Napoli di Laurentiis rientrava prepotentemente in massima serie rinascendo dalle ceneri del fallimento datato 2004. Un rendimento stratosferico che vedrebbe gli azzurri leader con distacco in tutti gli altri campionati top d’Europa, eccezion fatta per l’Inghilterra. In Premier domina infatti il Manchester City di Guardiola con 49 punti sui 51 disponibili, mentre sul secondo gradino del podio sale l’altra squadra del Merseyside: la United di Mourinho con 38 punti: 1 in meno rispetto al Napoli e con una gara in più in virtù del turno infrasettimanale appena disputato. Dall’Inghilterra si viaggia veloce come i tagli di Callejon, in direzione Spagna dove dopo 15 turni il Barcellona guarda tutti dall’alto in basso con gli stessi punti raccolti dal mister Sarri: 39. Un bottino che permette alla squadra guidata da Valverde di mantenere un margine rassicurante di 5 punti sul Valencia e 6 sull’Atletico Madrid. Non cambia molto in Bundesliga, dove guida il Bayern con 38 punti in 16 match (1 in meno del Napoli) e soprattutto un vantaggio abissale sulle inseguitrici Schalke (-9), Lipsia (-10 e prossimo rivale degli azzurri ai sedicesimi di Europa League) e Bayer Leverkusen (-11).

La Champions League toglie inevitabilmente energie fisiche ma soprattutto mentali, e tutte le squadre impegnate nella massima competizione europea per club hanno pagato dazio negli impegni di campionato in calendario a pochi giorni distanza. Il Napoli ha infatti conquistato 12 punti su 18 dopo il mid-week tutto lustrini e paillettes, 14 per Juventus e Roma. La fatica si fa sentire a prescindere dal minutaggio, e non è un caso se nell’ultimo turno post-Champions le top3 abbiano tutte pareggiato senza segnare alcuna rete.

Mai nessuno come Sarri. Si avvicina allo score del maestro toscano soltanto Benitez, che nella stagione 2013/14 totalizzava 35 punti nei primi 16 incontri in Serie A, avendo però già incassato 3 sconfitte al cospetto di Roma, Juventus e Parma. Più staccato Mazzarri (stagione 2012/13,  3 ko contro Juventus, Atalanta ed Inter oltre ad un impegno più soft in Europa League con tanto turn-over), ed ancora il tecnico di Figline nelle ultime 2 stagioni dove toccò quota 32 (2015/16) e 31 (2016/17).

I 39 punti conquistati da Sarri assumono ancora più importanza se visti nell’ottica di una preparazione specifica e mirata per essere al top della forma in occasione del play-off di Champions League da disputare a metà agosto. Soltanto in un’altra occasione il Napoli era stato costretto ad anticipare i lavori per non fallire il primo obiettivo stagionale. La mente va a ritroso, perdendosi negli amari ricordi fino alla stagione 2014/15: gli azzurri di Benitez si giocano la fase a gironi in un doppio confronto con gli spagnoli dell’Athletic Bilbao. La legge del San Mames è atroce, il Napoli si fa rimontare nella bolgia dell’impianto iberico, ed esce mestamente subendo l’onta del d

eclassamento in Europa League. In campionato il rendimento fu disastroso, con soli 27 punti raccolti ed un distacco già incolmabile dalla Juventus distante ben 12 punti. Svolta anche nel famoso ottobre nero dove il Napoli ha quest'anno conquistato 13 punti in 5 gare, rispetto ai 6 (3 sconfitte) nello stesso numero di incontri. 

Nei precedenti 10 campionati  di Serie A nell’era De Laurentiis, 39 punti dopo 16 gare sarebbero stati più che sufficienti per essere leader in solitaria della classifica. +6 sulla Juventus (2008/09), +3 sull’Inter (2009/10 e 2015/16), +3 sul Milan (2010/11), +5 su Milan e Juve (2011/12), +1 sulla Juventus (2012/13), leader ex-aequo con la Juventus (2014/15 e 2016/17). Meglio han fatto soltanto la Juventus di Antonio Conte (43 punti, 2013/14) e l’Inter di Roberto Mancini (40 punti, 2007/08).

Come Mourinho, pluridecorato eroe interista del triplete, il tecnico partenopeo è un po’ allergico al turn-over, soprattutto in virtù di una panchina piuttosto corta che non permette di cambiare tanto senza rischiare un calo dal punto di vista del rendimento. Kharkhiv insegna. Ben 4 calciatori sono oltre i 2.000 minuti complessivi tra tutte le competizioni (Reina 2.177, Mertens 2.099, Callejon 2.078 e Koulibaly 2.086) e 8 sopra i 1.000 minuti a dimostrazione di catene ben collaudate alle quali risulta difficile rinunziare in quanto garantiscono sempre qualità e quantità. La capolista Inter, che non disputa alcuna competizione europea, ha 9 calciatori al di sopra dei 1.000 minuti con il podio occupato da Skriniar, Perisic e Icardi. 13 elementi oltre il muro dei 1.000 minuti per la Juventus, 12 per la Roma di Di Francesco e 11 per la Lazio di Simone Inzaghi.

 Un calo fisico e mentale è condizione fisiologica nel corso di una stagione, e tutte le squadre in lotta per il titolo ne sono state interessate, seppur con fragore diverso. L’Inter di Spalletti ha sperimentato cosa voglia dire giocare ogni 3 giorni affrontando il Pordenone nel match infrasettimanale di Coppa Italia. Pur trattandosi di un avversario sulla carta non eccessivamente probante, i nerazzurri hanno faticato nel momento in cui hanno iniziato a praticare lo stesso sport del Napoli, allungando a quota 2 la striscia di partite senza conquistare l’intera posta in palio e mantenendo a secco le proprie bocche da fuoco letali. La Juventus ha attraversato una mini-crisi (?) simile in 2 occasioni (Atalanta/Lazio e Sampdoria/Barcellona), mentre la Roma addirittura in 3 diversi momenti della stagione (Inter/Atletico Madrid, Napoli/Chelsea e Atletico Madrid/Genoa).

Al netto di alcune scelte discutibili relative alla gestione di alcuni calciatori che avrebbero potuto trovare maggiore considerazione in zone diverse da quella nevralgica del campo, una serie di 25 risultati utili consecutivi in campionato nell’arco delle ultime 2 stagioni (da Napoli-Atalanta 0-2 del 25 febbraio a Napoli-Juventus 0-1del 1 dicembre) non va messa troppo presto nel dimenticatoio per aver mancato gli ottavi di Champions alla quarta partecipazione in assoluto (anche Benitez cadde nella fase a gironi 2013/14 fallendo il play-off nell’edizione successiva  ed i notevoli passi avanti sul piano di una maturità che ha finalmente permesso a Marek Hamsik e compagni di vincere tante partite sporche, alla lunga determinanti per decidere un titolo che verosimilmente si deciderà per una questione di episodi.

Gli scontri diretti hanno finora sorriso soltanto alle squadre impegnate in trasferta, e tra marzo ed aprile si tireranno le somme per una toppa tricolore mai così vicina ad essere cucita sul petto degli uomini di Maurizio Sarri, al quale manca soltanto un titolo per consacrarsi definitivamente come un allenatore dal gioco spumeggiante e vincente.


venerdì 15 dicembre 2017 - 14:09 | © RIPRODUZIONE RISERVATA

 



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