Quattro curve da percorrere a forte velocità, e poi l’accelerata finale per giungere al rettilineo finale con un margine di vantaggio anche minimo, ma sufficiente per poter alzare la moto sotto l’ondeggiante bandiera a scacchi. Piccoli dettagli fanno la differenza, e rivelano quanto l’incornata vincente di Koulibaly abbia segnato un punto di non ritorno per una Juventus risvegliatasi piccola e fragile come cantava Drupi quando lo splendido Napoli di Vinicio si rendeva protagonista di un testa all’ultimo respiro con i bianconeri che entusiasmò il pubblico rendendo la stagione incerta fino alla fine.
Il colosso franco-senegalese è riuscito a destabilizzare un ambiente come quello juventino che sembrava fino a pochi giorni fa impossibile da scalfire. La tifoseria organizzata ha infatti chiesto e ottenuto un confronto con i pesi pesanti della società: Buffon, Marchisio e Dybala. Fin qui nulla di trascendentale, se non si trattasse di uno scambio di idee piuttosto acceso con alcuni tra i tesserati più rappresentativi di una squadra ancora al vertice di un campionato che la veder protagonista assoluta da ben 6 stagioni. Oltre ad essere ormai pronta a disputare la finale di Coppa Italia, in programma il 9 maggio contro il Milan. Senza considerare il diverbio tra Buffon e Benatia, con quest’ultimo macchiatosi sia del chiaro fallo da rigore su Lucas Vázquez costato l’eliminazione dalla Champions, che di una marcatura troppo morbida sull’inserimento dalle retrovie di Koulibaly.
Il week-end che sta per iniziare rappresenta inevitabilmente un piccolo momento della verità, con il calendario che sorride leggermente agli uomini di Maurizio Sarri. Almeno sulla carta. La Juventus, a secco di vittorie da 2 gare, farà infatti visita all’Inter in un derby d’Italia mai così ricco di significati, in virtù di una rivalità accesissima e resa ancor più acre prima dal famoso contatto Iuliano-Ronaldo e poi dai due Scudetti vinti dalla Juve e poi giustamente revocati e consegnati all’Inter a seguito dello scandalo Calciopoli.
Il Napoli sarà invece di scena a Firenze domenica pomeriggio in un ambiente reso giorno dopo giorno sempre più ostile. Polverizzati in poche ore i biglietti disponibili per il settore ospiti, sembravano esserci tutti i presupposti per l’apertura totale o parziale dello stadio fiorentino ai tifosi azzurri res
identi fuori regione. L’ambiente era già in fibrillazione, mancavano soltanto i dettagli ma dopo ben due inspiegabili rinvii, la marcia indietro con l’autorizzazione del Gos alla vendita dei tagliandi soltanto ai residenti in Toscana. Mannaia abbattutasi anche su tante testate giornalistiche partenopee alle quali è stato addirittura rifiutato l’accredito, pur soddisfacendo tutti i requisiti per il regolare esercizio della propria professione.
La squadra guidata da Pioli non arriva al big-match in un momento positivo dal punto di vista psicologico. Dopo 6 successi di fila che avevano rilanciato le ambizioni dei viola in chiave Europa League, l’inattesa flessione con 1 punto raccolto in 3 gare ma soprattutto 2 ko di fila contro Lazio e Sassuolo a far sprofondare la Fiorentina a -4 dall’Europa meno nobile.
Preoccupa la crisi delle bocche da fuoco della compagine fiorentina. In 2 delle ultime 3 gare i viola non sono riusciti ad andare a segno, mentre nella sfida interna contro la Lazio la tripletta (favorita da rigore e palla inattiva) del centrocampista Veretout non è servita ad evitare la sconfitta. Simeone (unico attaccante in doppia cifra) sta vivendo una stagione piuttosto altalenante, il talento cristallino di Federico Chiesa non trova la porta da fine marzo (0-2 a Crotone), Thereau ha timbrato il cartellino soltanto una volta da ottobre a questa parte, Falcinelli è ancora secco come Saponara ed Eysseric mentre il fantasista Gil Dias è riuscito a gonfiare la rete in due occasioni, anche se l’ultimo acuto risale addirittura all’incredibile debacle interna contro il Verona datata 28 gennaio.
Il Napoli può sorridere in virtù delle più recenti sfide incrociate che vedono gli azzurri sconfitti soltanto una volta nelle ultime 15 gare complessive, mentre non conoscono sconfitte all’Artemio Franchi addirittura dal 2009 quando Montolivo rese vana la rete di Vitale che aveva ripreso i viola passati in vantaggio con Santana. L’impianto di casa potrebbe rivelarsi un fattore, dal momento che la Fiorentina ha concluso 4 delle ultime 5 gare interne senza subire reti. Dall’altra parte gli azzurri, in lotta per lo Scudetto, lontano dal San Paolo viaggiano come un rullo compressore: 30 risultati utili di fila e solo 2 reti incassate nelle ultime 11 partite disputate in trasferta. Tanti gli ingredienti in grado di rendere Fiorentina-Napoli un match da non perdere.