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Castellammare - Storia e cultura stabiese in Parlamento. Interrogazione di SEL

Le richieste: firmare la convenzione con la Soprintendenza Pompei per il trasferimento dei reperti dell’Antiquarium alla Reggia di Quisisana; attivare un tavolo istituzionale per definire la gestione della Reggia e l’uso degli spazi; stipulare un protocollo d’intesa con la Soprintendenza Pompei per la creazione del Parco archeologico di Stabiae.


Il Presidente del gruppo parlamentare di Sinistra Italiana alla Camera dei Deputati, on. Arturo Scotto, ha depositato un’interrogazione parlamentare indirizzata al Ministro dei Beni e attività culturali e turismo, Dario Franceschini, per chiedere al Governo se non ritenga urgente che al più presto, insieme alla Regione, al Comune di Castellammare e alla Soprintendenza di Pompei, si convochi un incontro per definire gli interventi necessari per il rilancio delle risorse archeologiche e museali stabiesi al fine di: firmare la convenzione con la Soprintendenza Pompei per il trasferimento dei reperti dell’Antiquarium alla Reggia di Quisisana; attivare un tavolo istituzionale per definire la gestione della Reggia e l’uso degli spazi; stipulare un protocollo d’intesa con la Soprintendenza Pompei per la creazione del Parco archeologico di Stabiae.

«Non è la prima interrogazione che i nostri parlamentari presentano nel tentativo di chiedere al Governo di sfruttare a pieno le potenzialità del patrimonio archeologico e culturale stabiese» dichiara Michele Starace, coordinatore cittadino SEL. «Intendiamo proseguire su questo cammino e proveremo a valorizzare quelli che, a nostro giudizio, sono le tre aree principali su cui si deve fondare il sistema culturale stabiese: il Parco Archeologico dell’antica Stabiae; il Palazzo Reale di Quisisana, da intendersi anche quale museo, Scuola nazionale di archeologia Pompei-Atene e  “contenitore multifunzionale”; oltreché la costruzione di una vera e propria rete civica museale. Il sistema così delineato rappresenta un esempio di offerta culturale integrata in un contesto ambientale, paesaggistico, enogastronomico e turistico di pregio; una sorta di “triangolo turistico - culturale” ai cui vertici troviamo Pompei e l’area vesuviana, Sorrento e la sua penisola e il Parco regionale dei Monti Lattari» conclude Starace.

«Noi pensiamo che le diverse  iniziative  che si stanno sviluppando  a sostegno dei beni culturali della Campania rischiano di essere incomplete se non si v

alorizza anche Stabia. Rischia solo di risaltare in negativo la  scomparsa del nome anche  dalla denominazione della soprintendenza: non più “Soprintendenza di Pompei, Ercolano e Stabia", ma solo “Soprintendenza Pompei» dichiara l’on. Arturo Scotto, Presidente del gruppo parlamentare di Sinistra Italiana alla Camera de Deputati. «La recente decisione di dotare gli scavi di Ercolano di autonomia organizzativa e gestionale, affidandola a un direttore da selezionare con bando europeo, da un lato rischia di lasciare nell’ombra il sito di Stabiae, dall’altro potrebbe rivelarsi un’opportunità, avendo liberato la Soprintendenza Pompei dell’onere di doversi occupare di Ercolano. Esistono già accordi e progetti che, nel corso degli anni, sono stati stipulati tra Comune di Castellammare di Stabia e Sopraintendenza di Pompei per la realizzazione di un parco archeologico e di un museo che possa raccogliere le opere, le suppellettili e quant'altro rinvenuto dagli scavi della collina di Varano. I reperti stabiani sono attualmente conservati nell’Antiquarium statale  di Castellammare di Stabia realizzato da Libero D'Orsi nel 1959, ma chiuso al pubblico dal 1997, mentre un’altra parte è custodita al Museo archeologico nazionale di Napoli. Nonostante questo, il sito di Stabiae, registra mediamente ogni anno circa trentamila visitatori. Nel 2015, invece, gli scavi hanno fatto registrare 51.186 visitatori, attestandosi al novantunesimo posto tra i siti museali statali più visitati in Italia.Sono numeri questi che vanno osservati con grande attenzione e che devono richiamare l’attenzione del Governo nazionale e regionale affinché il patrimonio culturale stabiese si possa far pienamente rientrare nel sistema di offerta imperniato su “Pompei ed Ercolano”. Le risorse culturali e ambientali sono il vero “patrimonio nascosto” di Castellammare di Stabia, capace sia di rilanciare l’industria del turismo sia di concorrere alla riscoperta dell’identità collettiva» conclude Scotto.


giovedì 28 gennaio 2016 - 20:45 | © RIPRODUZIONE RISERVATA

 



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