Si è svolta ieri all'interno dell'aula consiliare di Palazzo Farnese la cerimonia di commemorazione dedicata a Paolo Borsellino, magistrato palermitano assassinato in via D'Amelio il 19 luglio 1992 da cosa nostra insieme a cinque agenti della scorta.. Il ricordo della sua morte, celebrato all'interno dell'aula che reca il suo nome accanto a quello di Giovanni Falcone, a cui Borsellino è accomunato dal tragico destino, ha rappresentato l'occasione per soffermarsi sulla necessità di diffondere un'educazione alla legalità e battersi senza frontiere contro le organizzazioni criminali presenti sul territorio. Il convegno, organizzato dal presidente di LegalmenteItalia Vincenzo Zurlo, è stato impreziosito dalla presenza del sindaco Antonio Pannullo, del presidente vicario del Tribunale di Torre Annunziata Luigi Pentangelo e del presidente dell'Ordine degli Avvocati di Torre Annunziata Gennaro Torrese.
«La città deve recuperare il senso di legalità, giustizia e appartenenza ad una comunità degna di tale nome - ha sottolineato il primo cittadino stabiese -. La mia generazione, che ha conseguito la laurea all'inizio degli anni '90, è stata profondamente segnata da figure del calibro di Falcone e Borsellino, andate persino oltre i propri uffici per difendere i diritti degli u
omini. Borsellino è stato il riferimento del mio percorso formativo e sarà tale anche per questo percorso amministrativo».
«Il ricordo di un evento che ha contrassegnato la storia d'Italia è un motivo per proseguire nel cammino verso il progresso e la rinascita del nostro Paese - ha aggiunto Luigi Pentangelo -. In questa fase caratterizzata dal pauperismo e dall'arretramento rispetto alle conquiste degli scorsi decenni, l'esempio di Borsellino, in qualità di uomo prima ancora che di intellettuale, deve rappresentare il cardine dell'educazione delle future generazioni. Borsellino ha onorato l'appartenenza alla nobile stirpe italiana ed ha precorso i tempi, incarnando in sé l'emblema dell'Europa che con enorme fatica stiamo provando ad edificare».
«Questa ricorrenza è triste per gli italiani - ha concluso Gennaro Torrese -, ma è necessario seguire il solco tracciato da un servitore dello stato che ha perso la vita per compiere il proprio dovere. A Falcone e Borsellino mi piace associare anche figure del calibro di Fulvio Croce e Giorgio Ambrosoli, due vittime della criminalità organizzata, persone straordinarie che hanno saputo ergersi al di sopra della mediocrità di chi si avvale di sistemi malsani per raggiungere i propri scopi».