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Castellammare - Opposizione molle, il vero problema della maggioranza ora è... la maggioranza

I consiglieri di opposizione rinunciano a dare battaglia dopo il rifiuto della richiesta di rinvio del consiglio. Ciro Cascone e Tina Somma ammiccano al sindaco. E così, dopo lo strappo con Eduardo Melisse e Maria Amodio, il primo cittadino ricompone i cocci con i dissidenti.

di Mauro De Riso


I respinti tornano alla base e salvano Pannullo. La maggioranza si avvale nuovamente di uno dei dissidenti, Tina Donnarumma, che già nelle scorse settimane aveva annunciato di voler restare alla corte del sindaco, il quale ha apprezzato al punto da ritenere opportuno valutare «strumenti per continuare a lavorare insieme». Dalle parole grosse all'amore incondizionato, dunque, il passo è breve, ma il voto favorevole al bilancio consolidato e alla delibera salva-Sint da parte di Tina Donnarumma non sono mai stati realmente in discussione, dato che il consigliere di Progetto Stabia non ha mai espresso un solo voto contrario ai provvedimenti approdati in aula, non rinunciando però in più di un'occasione a scagliare vere e proprie stoccate al sindaco, subito rispedite al mittente con altrettanto fervore. Ma se è vero che l' “odi et amo” di catulliana memoria rappresenta il leit motiv di questa amministrazione comunale, ecco un caso che potrebbe assumere contorni ben più clamorosi. A rientrare alla base, sopperendo ai mal di pancia di Eduardo Melisse e Maria Amodio, potrebbe essere Campania Libera, sfrattata in malo modo dalla maggioranza a causa dei dissidi tra il PD e i due componenti del movimento politico vicino al governatore regionale, Ciro Cascone e Tina Somma. Una scelta interpretata all'epoca come uno schiaffo al presidente De Luca, ma dettata piuttosto dal rancore nei confronti dei due consiglieri esclusi, le cui posizioni sono state ritenute dal sindaco “distoniche” rispetto a quelle della maggioranza. Mai prima d'ora Pannullo aveva aperto al dialogo con Cascone e Somma, gli indesiderati del centrosinistra nei confronti dei quali non sono mancate le frecciate anche piuttosto pesanti da parte del primo cittadino e del capogruppo del PD Francesco Iovino. «Non l'abbiamo voluta prima e non la vogliamo oggi» aveva dichiarato il consigliere dem in occasione della risposta alle accuse di Andrea Di Martino durante il primo consiglio comunale pos

t rimpasto. Ma evidentemente l'esigenza di Iovino di portare a casa il voto sulla Sint col numero legale a rischio e la poltrona lasciata libera da Eduardo Melisse hanno indotto le parti ad accantonare i dissidi e a riprendere il dialogo. Non è un caso che entrambi i consiglieri fossero presenti in aula al momento della prima convocazione, quando tra l'altro la maggioranza temeva il “tradimento” di qualche consigliere, consapevole di essere ormai ridotta al minimo sindacale e di dover fare la conta dei consensi per far passare il provvedimento. A giungere in soccorso di Pannullo, inoltre, è stata anche un'opposizione molle, che ha accettato senza colpo ferire il rifiuto della pregiudiziale per il rinvio dell'assise e ha rinunciato ad affrontare le tematiche più scottanti, come l'addio di Melisse, seconda carica dell'amministrazione comunale, e la sparizione di 100mila euro della Regione Campania per gli eventi da dicembre a carnevale. Gaetano e Antonio Cimmino, Vincenzo Ungaro e Michele Starace hanno lasciato l'aula soltanto al momento del voto sulla delibera salva-Sint, rientrando per dare l'ok all'unanimità al regolamento sui dehors, che sarebbe stato approvato anche senza i loro voti. Un atteggiamento remissivo che rivela anche le spaccature di una minoranza non compatta, dato che il Movimento 5 Stelle ha preferito restare in aula e votare contro il provvedimento. Un'opposizione da cui tra l'altro Pannullo ha intuito di poter persino attingere per rimediare ai problemi interni alla maggioranza. Perché ormai è chiaro che il vero problema della maggioranza è la stessa maggioranza. Prima lo strappo con Area Civica, poi ricomposto, poi il distacco di Ciro Cascone e le invettive di Tina Donnarumma, ora lo scontro con Eduardo Melisse e il malcontento di Maria Amodio. Non c'è pace tra i 15 consiglieri eletti a sostegno del sindaco Pannullo, che si avvale di un consiglio comunale camaleontico e capace di cambiare pelle garantendo la sua permanenza a Palazzo Farnese.

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martedì 28 novembre 2017 - 12:17 | © RIPRODUZIONE RISERVATA

 



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