La mareggiata della scorsa notte ha mostrato ancora una volta la fragilità della costa stabiese. Via Alcide de Gasperi e Corso Garibaldi sono state sommerse dall’acqua e dai detriti, costringendo alla chiusura di tratti di strada e vicoletti affacciati sul mare. Se il primo episodio aveva fatto emergere criticità strutturali già note, oggi l’attenzione si sposta su due filoni distinti ma strettamente connessi: la difesa della costa e il dissesto idrogeologico che minaccia l’entroterra e il centro storico.
Per quanto riguarda la costa, il Comune ha avviato cinque anni fa un progetto di messa in sicurezza complessivo, ancora in corso, che oggi ha un valore economico di circa 4 milioni di euro. L’intervento prevede l’uso dei cosiddetti “pennelli al mare” e la realizzazione delle scogliere “frangilfutti”, tecniche ingegneristiche pensate per attenuare l’energia delle onde e limitare l’erosione dei litorali. I lavori, che mirano a restituire stabilità al fronte mare e a garantire sicurezza ai residenti, hanno già interessato tratti significativi di via Alcide de Gasperi, ma le mareggiate continuano a testare la resilienza delle strutture e a richiedere interventi tempestivi di manutenzione.
Sul versante del dissesto idrogeologico, il quadro è altrettanto preoccupante. La città e i suoi borghi più alti sono segnati da smottamenti, frane e rischio di cedimenti, minacce che riguardano non solo la montagna, ma anche il tessuto urbano e storico. L&r
squo;opera di salvaguardia attesa da anni, con un finanziamento di 10 milioni, è stata spesso rinviata, a fronte dei passaggi tra diverse amministrazioni. A generare un ulteriore dialtazione temporale, secondo il consigliere comunale M5S Alessandro Langellotti, sarebbero anche le opportune indagini in corso sulla tragedia della funivia del Faito.
La combinazione di mare agitato e territori montani instabili mette in evidenza la complessità della gestione ambientale a Castellammare di Stabia. Da un lato, la costa richiede protezioni immediate e manutenzione continua; dall’altro, la montagna e le aree interne necessitano di progetti strutturali di lungo termine, capaci di prevenire smottamenti e salvaguardare patrimonio storico e abitativo. La città, pur avanzando con interventi mirati, resta esposta a eventi estremi che mettono alla prova infrastrutture e sicurezza dei cittadini.
Residenti e commercianti continuano a seguire con apprensione i lavori lungo il litorale, mentre le istituzioni cercano di bilanciare l’urgenza degli interventi con la complessità tecnica e i vincoli burocratici. L’emergenza mareggiata, in questo senso, è anche un promemoria: senza investimenti continui, manutenzione e attenzione alla montagna, Castellammare rischia di rimanere intrappolata in un ciclo di vulnerabilità che si ripete ad ogni stagione di maltempo. Tra ritardi e difficoltà operative, la sfida resta aperta, e ogni mareggiata ricorda che il tempo per intervenire non può più essere rimandato.