E' trascorso circa un mese da quando, certificato il fallimento delle Terme di Stabia, si è dato il via alla procedura di licenziamento dei 101 dipendenti della partecipata comunale. Lavoratori che non si arrendono al destino che la politica gli ha costruito e, per questo, ieri hanno deciso di diffondere una nuova lettera indirizzata alla cittadinanza. Si sentono dipendenti del comune di Castellammare di Stabia e, per questo, chiedono di essere reimpiegati, anche in vista di una futura riapertura dei complessi termali, nuove ed antiche terme, il cui rilancio sarà affidato ai privati tramite precisi bandi di privatizzazione.
"Le terme a Castellammare erano e sono per la politica una zavorra - si legge nella lettera firmata ‘Gruppo di Lavoratori Termali'- mentre altrove il termalismo offre opportunità di lavoro, qui si licenzia senza avere alcuna visione imprenditoriale. Tanto più che ‘altrove', per difendere il ‘proprio' termalismo, gradiscono forza lavoro residente. Du
nque oggi la situazione è sotto gli occhi di tutti: le terme sono chiuse perché questa classe politica cittadina pensa di abbindolare la città: ma le colpe non sono sempre e solo degli ‘altri'. Perché dopo il licenziamento dei termali, fortemente voluto dall'amministrazione comunale allo scopo di farsi restituire l'immobile delle Nuove Terme del Solaro dalla curatela fallimentare tale restituzione è stata di fatto rifiutata?. Oggi siamo solo delusi, amareggiati perché con la chiusura delle Terme, il licenziamento dei lavoratori, unitamente alla tantissime altre chiusure, questa città è divenuta di fatto la città dei bei ricordi di una volta. Una città dove la natura ha donato all'uomo potenzialità enormi, inesauribili per alcuni versi. Ma l'uomo, anzi, una classe politica, ha pensato bene di disfarsi di tutto, lasciando alle scorrerie dei vandali il compito di affondare le lame nelle carni vive degli immobili" conclude la missiva.