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Castellammare - La città sparita dai radar: il porto senza fondi e senza visione

Dalla commissione d'accesso al silenzio istituzionale: il porto, che doveva essere il fiore all'occhiello della città, è ormai un grande punto interrogativo.

di Alessio Esposito


Castellammare di Stabia sembra essere uscita di scena. Da quando la città è finita sotto la lente della commissione d’accesso, il suo ruolo nei tavoli che contano si è progressivamente affievolito, fino quasi a scomparire. Il risultato è sotto gli occhi di tutti: fondi che non arrivano, progetti che non partono, visioni che non esistono.

Il caso più emblematico è quello del porto. Una infrastruttura strategica, che per posizione, storia e potenzialità avrebbe potuto e dovuto rappresentare una leva di sviluppo decisiva per l’intero territorio. E invece oggi il porto di Castellammare è fermo, dimenticato, privo di una destinazione chiara. Turistico? Commerciale? Porta d’accesso per crociere e traghetti? Stazione marittima del Golfo? Nessuno lo sa. E, soprattutto, nessuno lo dice.

Nel frattempo, mentre Stabia resta impantanata nell’incertezza, altrove si programma, si investe, si costruisce. I finanziamenti scorrono, le opere vengono messe a terra, le scelte – giuste o sbagliate che siano – vengono almeno assunte. A Castellammare, invece, tutto resta sospeso, come se la città fosse diventata improvvisamente un problema da evitare, un dossier da rinviare, una realtà da tene

re ai margini.

La commissione d’accesso, nata per fare chiarezza e ristabilire legalità e trasparenza, ha finito per produrre un effetto collaterale pesantissimo: l’isolamento politico e istituzionale della città. Castellammare non è più interlocutrice, non è più priorità, non è più presente nell’agenda del “fare”. E senza una classe dirigente capace di rivendicare risorse, avanzare proposte e difendere il ruolo della città, questo isolamento si è trasformato in normalità.

Il porto, che doveva essere il simbolo della rinascita stabiese, è oggi lo specchio più fedele di questo declino silenzioso. Nessun investimento strutturale, nessuna strategia condivisa, nessun progetto credibile. Solo attese, rinvii e una sensazione crescente di occasione perduta.

Castellammare rischia di pagare a lungo questo vuoto di visione. Perché i fondi, quando non arrivano, vanno altrove. E quando una città smette di decidere il proprio futuro, qualcun altro lo fa al suo posto. O, peggio, non lo fa affatto.

E così Stabia resta lì, sullo sfondo. Dietro le quinte di uno sviluppo che passa vicino, ma non si ferma più.


giovedì 5 febbraio 2026 - 19:02 | © RIPRODUZIONE RISERVATA

 



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