Il giorno dopo il bagno di folla del Supercinema, la scena politica stabiese appare sospesa in un silenzio che pesa più di molte parole. La prova di forza messa in campo dal sindaco Luigi Vicinanza ha prodotto un effetto immediato: rafforzare la sua posizione nel momento di massima esposizione politica. Ma ha anche lasciato scoperto un vuoto evidente, quello del Partito Democratico, il partito nel quale è esploso il “bubbone” politico e dal quale, a ventiquattr’ore di distanza, non arriva alcuna reazione ufficiale.
Nessuna nota, nessuna presa di distanza o di sostegno, nessuna analisi pubblica dopo una manifestazione che, nei fatti, ha dato un input sugli scenari politici in città. Un silenzio che non può essere letto come casuale. Il Pd locale e regionale appare diviso, spiazzato, incapace di trovare una linea comune tra chi invoca una discontinuità netta e chi teme che una crisi aperta possa consegnare la città a mesi di paralisi amministrativa o, peggio, a un commissariamento.
La crisi politica, infatti, non è affatto risolta. È latente, profonda, e attraversa tanto la maggioranza quanto le opposizioni. Le tensioni interne non si sono dissolte con una manifestazione, per quanto partecipata. Restano i problemi strutturali: una coalizione fragile, equilibri numerici delicati in consiglio comunale, rapporti logori tra forze politiche che fino a ieri sedevano allo stesso tavolo. E resta soprattutto l’ombra dell’inchiesta della Direzione distrettuale antimafia, che pur senza indagati tra gli amministratori, ha scosso l
’amministrazione comunale.
Eppure, nel day after, è innegabile che Vicinanza ne esca politicamente più forte. Il sindaco ha scelto di non arretrare, di esporsi, di trasformare una manifestazione dal forte valore simbolico in un messaggio politico diretto: io resto, non mi nascondo, non scappo. Una linea rischiosa, ma che per ora paga. Anche perché nel frattempo sono arrivate le dimissioni dei due consiglieri comunali finiti nel perimetro mediatico dell’inchiesta, entrambi non indagati, ed entrambi lasciati fuori dalla maggioranza per volontà del sindaco.
La sala piena, insomma, non chiude la partita ma cambia il clima. Chi chiedeva un passo indietro oggi si ritrova senza l’onda emotiva che sembrava imminente. Chi invocava un’assunzione di responsabilità istituzionale deve ora fare i conti con un sindaco che ha mostrato di avere consenso popolare. Al tempo stesso, però, la forza della piazza non sostituisce il confronto politico né risolve le fratture dentro il consiglio comunale.
Il Pd, grande assente di queste ore, resta il convitato di pietra. È lì che la crisi è esplosa ed è lì che, prima o poi, dovrà essere ricomposta o definitivamente chiarita.
Il day after consegna dunque una fotografia complessa: Vicinanza più saldo di ieri, l’amministrazione ancora in equilibrio instabile, una maggioranza parzialmente mutata e un partito, il Pd, chiamato a decidere se restare spettatore o tornare protagonista. La piazza ha parlato. Ora tocca alla politica.