Castellammare di Stabia guarda al mare come alla sua più grande risorsa. Ma oggi, più che un orizzonte di sviluppo, l’acqua sembra riflettere un’immagine sospesa: quella di milioni di euro potenzialmente destinati alla riqualificazione delle aree portuali e costiere che restano, per ora, senza una direzione precisa.
I fondi della nuova programmazione europea rappresentano un’opportunità per ridisegnare il volto urbano della città, intervenendo su waterfront, infrastrutture, economia del mare e turismo sostenibile. Tuttavia, lo stato di avanzamento del lavoro necessario per intercettare queste risorse non è ancora chiaro. La strategia preliminare, condizione indispensabile per accedere ai finanziamenti, risulta in fase di elaborazione, ma senza un cronoprogramma pubblico né indicazioni dettagliate sui progetti prioritari.
Il punto non è solo tecnico, ma politico e strategico. Per attrarre investimenti europei serve una visione definita, capace di connettere porto, centro urbano e sistema produttivo. Senza una pianificazione chiara, il rischio è che Castellammare resti ai ma
rgini di una partita che potrebbe invece segnare una svolta strutturale.
Le risorse in gioco non sono marginali: si parla di milioni destinati alla valorizzazione delle aree costiere, alla transizione ecologica e alla mobilità sostenibile. Fondi che potrebbero tradursi in cantieri, occupazione e rilancio economico. Ma ogni programmazione europea ha tempi stringenti e criteri competitivi. Arrivare impreparati significa lasciare spazio ad altri territori più pronti e strutturati.
A preoccupare è soprattutto l’assenza di notizie sullo stato dell’arte. A che punto è la redazione della strategia? Quali sono le priorità individuate? Esiste già un confronto con operatori economici, associazioni e categorie produttive? Domande che, al momento, restano senza risposte ufficiali.
La città ha bisogno di una prospettiva che trasformi il suo legame storico con il mare in un motore di sviluppo contemporaneo. Il tempo, in questi casi, è una variabile decisiva. I fondi ci sono, almeno sulla carta. La vera sfida è non lasciarli scivolare via con la marea dell’incertezza.