La politica stabiese allo sbando e la crisi Fincantieri rappresentano gli elementi chiave della denuncia che Peppe Giovedi ha rivolto alle istituzioni in occasione dell'incontro organizzato da Salvatore Vozza presso l'Hotel dei Congressi. Giovedi ha deciso di sostenere Vozza in vista delle prossime amministrative e auspica un'imminente schiarita sul fronte dei progetti che dovrebbero restituire serenità agli operai Fincantieri, attualmente in regime di cassa integrazione: «La politica stabiese ha perso credibilità in seguito al fallimento delle ultime due amministrazioni - ha dichiarato l'ex consigliere comunale -. Il solo Vozza è riuscito a portare a compimento il suo quinquennio, realizzando tutti i progetti previsti dal suo programma e servendo sul piatto d'argento tante altre iniziative che i suoi successori hanno gettato via. Negli ultimi anni la città è stata governata da persone tutt'altro che capaci di gestire la macchina amministrativa e di sostenere le pressioni provenienti dai consiglieri comunali. Adesso occorre un salto di qualità politico e civile. Due anni fa ab
biamo appoggiato la candidatura di Cuomo, ma abbiamo deciso in seguito di prendere le distanze quando è stato dichiarato il dissesto che, come avevamo ampiamente previsto, ha provocato danni enormi alla città. È giunto il momento di accantonare gli interessi personali e di iniziare a pensare alla collettività. Il futuro dei nostri figli non può essere lontano da Castellammare. In merito alla questione Fincantieri, infine, spero che questa tornata elettorale sia differente dalle precedenti. Fincantieri è stata sempre trattata come una bella donna con cui uscire una volta sola, puntualmente sedotta e abbandonata. Finora abbiamo ricevuto soltanto promesse, ma non c'è traccia né della nave oceanografica né delle navi della Marina Militare. Nel frattempo, siamo in cassa integrazione e percepiamo stipendi miseri. L'esultanza di un ex sindaco per un'ordinanza di rigetto che ha comportato il mancato reintegro dei termali mi ha gettato nello sconforto. Castellammare è sempre stata un serbatoio di lavoro e politica, ma adesso è ridotta ad un deserto».