Quattro anni e otto mesi allo stalker di Fabio Quagliarella. Quest’oggi la Corte d’Appello ha confermato la condanna in primo grado per l’agente di polizia postale che aveva perseguitato nel corso degli ultimi anni il bomber della Sampdoria, originario di Castellammare di Stabia.
A causa delle minacce che arrivavano alla sua famiglia e anche alla società Calcio Napoli, Quagliarella fu costretto a scappare via chiedendo la cessione alla società azzurra e trasferirsi alla Juventus. Una decisione che non fu accettata dalla tifoseria partenopea che ha sempre criticato l’attaccante stabiese. Poi, l’anno scorso il colpo di scena: in un’intervista a Sky dopo Samp – Cagliari e poi in un servizio del programma “Le Iene”, dopo la condanna in primo grado, Quagliarella spiegò la sua vitta fatta di timori e di paura a causa delle minacc
e che l’uomo gli rivolgeva quotidianamente. Sono 20 le lettere diffamatorie di cui Quagliarella è stato vittima nell'arco di 3 anni, missive inviate alla società azzurra e anche alla famiglia, con annesse minacce rivolte ai parenti. L’agente di polizia postale si fingeva amico di Quagliarella per poi perseguitarlo.
«Ora con orgoglio posso dire che mi sento davvero più leggero, più sollevato. Tutto ciò non ha mai intaccato la mia professione e la mia professionalità, però la maglia la indossa sempre un uomo, con i suoi valori, con i suoi sentimenti e con la sua sensibilità. Adesso posso garantirvi che mentalmente sono davvero sereno» disse l’attaccante dopo la sentenza dello scorso anno. Ora in Appello arriva la conferma: l’incubo è finito per la famiglia Quagliarella. Tifosi napoletani che lo hanno ovviamente perdonato dopo le spiegazioni che il bomber ha dato all’Italia intera: oggi tutti sognano un ritorno al Napoli da capitano. «Un sogno» ha sempre detto Quagliarella.