La segretaria del Partito Democratico di Castellammare di Stabia perde un pezzo, importante o meno che si voglia – a seconda della visione che si ha della personaggio politico – ma perde comunque un elemento che è stato al centro di un progetto e molto vicino a soffiare la candidatura a sindaco di Antonio Pannullo alle scorse amministrative. Andrea Di Martino ha rassegnato oggi le proprie dimissioni da membro della segreteria cittadina. Una lunga lettera per spiegare, con la consueta precisione che lo ha sempre contraddistinto, i motivi di tale scelta. Motivi che possono essere riassunti in un’unica parola: disaccordo.
Disaccordo rispetto alla «direzione che sta prendendo la nostra discussione, in vista del voto amministrativo», nonché ad un «senso di marcia che va nella direzione sbagliata. Stiamo isolando il PD all’interno del quadro politico cittadino».
In particolare, a Di Martino non è piaciuta l’apertura di Corrado a LeU. «Alla proposta lanciata da Leu di mettere su un patto ampio della migliore società stabiese – spiega l’ex vicesindaco - , non si può rispondere che il tema è ripartire dalla Sinistra, come ha fatto Nicola l’altra sera. Voglio ricordare a tutti noi che alle ultime elezioni tutta la sinistra ha raccolto poco più di 5.000 consensi, considerando tutti i voti al PD di sinistra».
Allo stesso modo, condanna l’attacco di Corrado alle civiche, verso cui proprio Di Martino ha più volte manifestato aperture e consensi, persino quella di sfiduciare Pannullo. Per lui non si può «apostrofare tutto il Civismo come “criminogeno”, è un grave errore politico e una visione che mortifica la tradizione democratica di Castellammare. Voglio solo ricordare statisticamente che alle ultime elezioni le liste civiche hanno avuto il 70% della rappresentanza consiliare».
In questo momento, quindi, Di Martino sembra essere politicamente più vic
ino a Pannullo che a Corrado. Tanto che anche lui rivendica delle risposte del segretario cittadino sull’operato della passata amministrazione. Giudizio chiesto a più riprese dall’ex sindaco e dagli ex consiglieri comunale dem. «Quel giudizio va dato e con nettezza – dice Di Martino - Altrimenti questa sospensione rischia di deflagrare su tutti noi. Ed io non voglio essere corresponsabile del disastro. Quella è stata un’esperienza con luci ed ombre. Ombre che abbiamo rilevato noi, ombre che ha ammesso lo stesso Pannullo. Su quelle ombre va fatta chiarezza altrimenti rischiano di pesare sul futuro consiglio. In modo particolare quando si paventa una pressione della Camorra sul governo cittadino». «E poi ci sono stati gli errori che pesano e ricadranno sulla città – sottolinea ancora - Il bando delle Terme è uno di questi, e rischia di mettere la parola fine sulla possibilità di far ripartire il termalismo».
Quindi l’attacco anche a chi ha deciso prima la sua esclusione da candidato sindaco e poi che la sua esperienza da vicesindaco doveva finire. Contro chi ha chiesto ed ottenuto da Pannullo la sua testa. «Penso che il maggiore peso su quell’esperienza amministrativa è stata la scelta di Tony di circondarsi, ad un certo punto dell’esperienza, di una tolda di comando che l’ha spinto a commettere innumerevoli errori, sino alla deflagrazione della maggioranza in piena campagna elettorale. Su quei consigliori pesa sia la caduta dell’esperienza Cuomo sia di quella dello stesso Pannullo. Sarebbe sano evitare che possano arrecare altri danni alla città e al Partito Democratico. E’ questo che andrebbe data come risposta, il silenzio non aiuta alla chiarezza». Il riferimento è chiaro: via Iovino dal partito. Ma anche: prendere decisioni chiare e dare risposte ferme.
«Non posso più continuare a condividere un processo di direzione che va verso la soluzione sbagliata» conclude Di Martino.