Politica & Lavoro

Castellammare - Antiche Terme, il rischio di una ristrutturazione senza futuro

Il primo lotto è pronto a partire, ma senza un progetto capace di convincere i privati il rischio è di ripetere l'errore di vent'anni fa: spendere per recuperare l'edificio e ritrovarsi ancora una volta con le porte chiuse.


Ci sono edifici che possono essere restaurati due volte e restare comunque abbandonati. L'obiettivo è evitare che le Antiche Terme di Castellammare possano rientrare in questa casistica: un patrimonio rimesso a nuovo, costato milioni di euro, ma senza una vera idea su cosa debba accadere il giorno dopo la fine dei lavori. È questo il punto interrogativo che si apre adesso, proprio mentre il recupero dello storico complesso sembra finalmente pronto a uscire dalla lunga stagione delle carte. I 12,1 milioni di euro disponibili consentono di finanziare il primo lotto, quello destinato al recupero del cuore storico delle Antiche Terme e alla riattivazione delle strutture e degli impianti. Un passo importante, certamente. Ma non ancora una strategia di rilancio.

Perché la domanda più scomoda è un'altra: cosa ne sarà delle Terme una volta restaurate? E soprattutto: esiste già oggi un progetto abbastanza solido, attrattivo e sostenibile da convincere un operatore privato a investire sul complesso?

Il precedente dovrebbe suggerire prudenza. Circa vent'anni fa i fondi per ristrutturare le Antiche Terme furono trovati. I lavori furono eseguiti, l'edificio venne interessato da un intervento di recupero, ma il risultato non fu la riapertura attesa. La struttura, pur avendo beneficiato di risorse pubbliche, non riuscì a trasformare quella ristrutturazione in una nuova fase di vita. Ed è proprio questo il paradosso che oggi torna a galla: si rischia di spendere nuovamente milioni per recuperare un complesso che, se non accompagnato da una prospettiva gestionale credibile, potrebbe tornare a essere soltanto un edificio restaurato.

Il problema, dunque, non è mettere in discussione l'utilità del primo lotto. Al contrario. Recuperare il patrimonio storico, sistemare gli spazi, riattivare le centrali tecnologiche e il sistema delle fonti significa creare le condizioni minime perché le Terme possano tornare a essere utilizzate. Ma quelle condizioni minime non coincidono ancora con un modello di gestione. Anzi, il progetto attuale rende ancora più evidente ciò che manca. Per completare il disegno servono altri 5,86 milioni di euro: sono le risorse necessarie per le piscine all'aperto, il blocco terapeutico e gli spazi benessere previsti nei piani superiori. Sono proprio questi elementi, più di un s

emplice recupero architettonico, a dare un possibile senso economico alla struttura.

Senza quella seconda parte, le Antiche Terme rischiano di rimanere un progetto a metà. E senza sapere chi dovrebbe gestirle, con quale investimento, quale pubblico e quale modello di attività, anche la parte completata rischia di non trovare una destinazione capace di garantirne la continuità. Il vero banco di prova, quindi, potrebbe essere molto meno visibile di un cantiere. Non sarà soltanto vedere gli operai entrare nell'area delle Terme, ma capire se contemporaneamente l'amministrazione sarà in grado di costruire un'operazione capace di parlare al mercato.

Per attirare capitali privati non basta avere un edificio recuperato. Servono numeri, funzioni, tempi, prospettive di rendimento, servizi, una strategia turistica e un'idea precisa del pubblico a cui rivolgersi. Serve, in altre parole, un progetto industriale oltre che architettonico. Castellammare non può permettersi che questa discussione venga rinviata a dopo la ristrutturazione. Sarebbe proprio quello il momento più rischioso: quando il denaro pubblico sarà stato speso e la città si ritroverà a dover cercare qualcuno disposto a dare un futuro a una struttura nuovamente restaurata.

Il precedente di vent'anni fa dice che questa eventualità non è teorica. Per questo il secondo lotto non dovrebbe essere considerato soltanto una questione di finanziamento. È anche il tassello che può rendere credibile l'intero investimento. E, insieme alla ricerca delle risorse, dovrebbe avanzare la costruzione di un modello di gestione capace di rendere le Terme appetibili per operatori privati, investitori e soggetti specializzati nel turismo termale e del benessere.

La sfida vera è evitare che il primo cantiere diventi l'obiettivo anziché il mezzo. Perché rimettere in piedi le Antiche Terme sarebbe certamente un risultato. Ma se dopo averle restaurate non ci fosse ancora qualcuno pronto ad aprirle, gestirle e farle vivere, Castellammare avrebbe semplicemente pagato un'altra volta il conto di una ristrutturazione senza futuro. E questa volta, prima di mettere la parola fine ai lavori, sarebbe necessario avere già una risposta alla domanda più importante: che cosa succederà alle Antiche Terme il giorno dopo?

Castellammare - Antiche Terme, sprint per l'opera ma il rilancio è ancora a metà


Castellammare - L’agosto caldo di Stabia: dieci milioni di euro per far rivivere le Antiche Terme


Castellammare - Terme Antiche, l’allarme sul parcheggio: «A rischio le sorgenti termali»


giovedì 20 agosto 2026 - 19:57 | © RIPRODUZIONE RISERVATA

 



Gli ultimi articoli di Politica & Lavoro