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Castellammare - Acetosella verso il fallimento, accordo saltato tra le parti. Il 9 maggio l'udienza in tribunale

I lavoratori hanno presentato un contenzioso da 60mila euro per gli arretrati del 2015 e hanno rigettato la proposta dei vertici aziendali, disposti a versare mille euro di spettanze per ciascun dipendente. Nei prossimi giorni ci sarà l'ultimo disperato tentativo di accordo.

di Mauro De Riso


Il futuro dell'Acetosella è a tinte sempre più cupe. Il 9 maggio, fra una settimana esatta, sarà discussa in tribunale l'istanza di fallimento dei lavoratori, un'udienza divenuta pressoché inevitabile a fronte del mancato accordo tra i 15 dipendenti dello stabilimento e i vertici di Stabia di Mare srl. Gli operai hanno presentato un contenzioso da circa 60mila euro, relativo alle spettanze arretrate del 2015, mentre l'azienda ha messo in dubbio i calcoli effettuati e ha proposto un accordo per versare mille euro a testa per ciascun lavoratore, offerta rigettata senza discussioni dai dipendenti che hanno deciso pertanto di dar seguito alla linea dura. Nell'istanza, d'altra parte, sono inclusi soltanto gli arretrati del 2015, ma i lavoratori non hanno ricevuto neppure le ultime quattro mensilità del 2016, a cui si aggiungono tredicesima, quattordicesima e i primi quattro mesi non retribuiti nel 2017, caratterizzati dall'inattività totale dello stabilimento. Un altro pesante fardello riguarda il Tfr, depositato in azienda e non versato da diversi anni, cifre consistenti che imporrebbero ai privati intenzionati a subentrare un esborso di circa 350mila euro soltanto per mettersi in regola con i lavoratori, motivo per cui anche l'imprenditore romano che avrebbe dovuto investire nell'Acetosella è ora in stand by. Tra i lavoratori e le organizzazioni sindacali è subentrato dunqu

e lo scoramento per una situazione che giorno dopo giorno diventa sempre più problematica, a fronte dell'approssimarsi della data fatidica del 9 maggio e della difficoltà nel trovare un punto d'accordo tra le parti. Se fino a qualche mese fa sembrava scontato l'ingresso del socio proveniente dal Lazio, che avrebbe dovuto garantire investimenti milionari e l'esportazione dell'acqua Acetosella sul territorio romano, oggi si discute persino sulla possibilità di reperire 60mila euro per pagare gli arretrati del 2015 ai lavoratori, che saranno difesi in tribunale dall'avv. Arturo d'Albero. Nei prossimi giorni, i vertici aziendali dovrebbero effettuare un ultimo disperato tentativo per giungere ad una soluzione condivisa, ma l'impressione è che non ci siano più margini per salvare l'Acetosella da un fallimento pressoché certo a fronte dei debiti accumulati nel corso dell'ultimo decennio e della difficoltà nel fornire riscontri alle richieste dei dipendenti, basate su tre punti: un piano industriale che sviluppi le linee guida per il futuro dell'azienda, un piano di rientro economico per i lavoratori, un anticipo sulle spettanze che l'azienda deve ancora corrispondere agli operai. L'Acetosella ora naviga in “cattive acque”, ma presto la barca potrebbe affondare definitivamente e un pezzo di storia della città rischia così di smarrirsi in un drammatico oblio.


martedì 2 maggio 2017 - 16:24 | © RIPRODUZIONE RISERVATA

 



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