Esistono legami che sfidano la geografia, radici profonde che non si spezzano nemmeno quando la brezza del mare lascia il posto alla nebbia sottile della pianura padana. È una melodia che risuona costante, un battito color del cielo che unisce idealmente i vicoli di Napoli ai portici storici di Mantova. Per chi vive lontano dal Vesuvio, il tifo non è solo una passione sportiva: è un atto d’amore, un modo per sentirsi a casa ogni volta che quel pallone rotola sul prato verde, trasformando la nostalgia in un grido d’orgoglio che profuma di appartenenza.
In questo scenario fatto di distanze accorciate dal sentimento, sorge una realtà che è molto più di un semplice circolo di tifosi: è un porto sicuro, una famiglia che si ritrova per condividere gioie, sofferenze e quel senso di fratellanza che solo i colori azzurri sanno generare. Oggi abbiamo il privilegio di raccontare una straordinaria avventura umana e sportiva attraverso la voce e l'anima di chi, quel filo invisibile ma d'acciaio, lo tiene teso ogni giorno con dedizione instancabile.
Parliamo con Andrea Petrella, Presidente del Club Napoli Mantova Azzurra. Con lui non esploreremo solo l’attualità calcistica, ma viaggeremo dentro il significato profondo di essere "ambasciatori" di una fede oltre i confini regionali. Scopriremo cosa significhi costruire un punto di riferimento per chi ha il mare nel sangue ma vive dove il Mincio disegna l'orizzonte, trasformando ogni partita in un rito collettivo di identità e speranza. Preparatevi a un racconto vibrante, fatto di sogni condivisi e di quella bellezza accecante che solo il Napoli sa regalare al cuore dei suoi figli, ovunque essi siano.
Qual è il primissimo ricordo d’infanzia legato al Napoli che ti fa ancora battere il cuore?
"Il mio primo ricordo? Un Napoli-Pisa, finita 1-1. Ero un ragazzino, non saprei dirti l’età esatta, ma l’impatto è stato indelebile. La verità è che del campo vidi pochissimo: ero in Curva A e rimasi letteralmente folgorato dallo spettacolo della Curva B. Vedere quella massa enorme di gente, quel muro di colori, persone che saltavano e cantavano all'unisono... è un'immagine che mi porto dentro ancora oggi. Più che la partita in sé, fu quell'energia pura a conquistarmi."
Com’è nato il Club Napoli Mantova Azzurra?
"Siamo nati nel 2012 dalle ceneri di una precedente esperienza associativa in provincia. Abbiamo sentito il bisogno di portare il club a Mantova per sfruttare la centralità del capoluogo e raggruppare meglio i tifosi sparsi sul territorio. È stata una scommessa vinta: l'apertura è stata un successo e la comunità dei tifosi napoletani della zona ha risposto con grande partecipazione, trasformando il club in una realtà solida fin dai primi giorni."
Quanti soci conta il Club e quali sono le vostre attività principali?
"Inizialmente la nostra realtà era strutturata in modo classico: avevamo una sede fisica e circa un centinaio di soci attivi. Con il tempo, però, ci siamo scontrati con i cambiamenti del mondo del lavoro. Oggi il weekend non è più per tutti un momento di riposo, e conciliare gli impegni personali con una gestione associativa costante è diventato complesso, anche per me in primis.
Invece di arrenderci, abbiamo scelto di evolverci. Abbiamo eliminato le quote associative e la sede fissa, trasformandoci in una community digitale e dinamica. Oggi il nostro 'quartier generale' sono i social e i gruppi WhatsApp: lì il confronto è quotidiano e il seguito resta altissimo. Per gli incontri fisici puntiamo tutto sulla qualità: affittiamo spazi dedicati solo in occasione dei grandi eventi, rendendo ogni ritrovo un momento speciale.
Nonostante questa forma più snella, portiamo con noi un bagaglio di esperienze importante. Per anni abbiamo gestito una squadra di calcio a 5, militando in vari campionati amatoriali della zona. È stato un periodo intenso, durato 4 o 5 anni, che ci ha permesso di girare molto e partecipare a tornei significativi, come quello organizzato a Milano in memoria di Ciro Esposito. Oggi siamo più selettivi, ma lo spirito del gruppo è rimasto intatto: meno burocrazia, più spazio alla passione quando conta davvero."
Cosa prova un tifoso a
vivere la propria passione a centinaia di chilometri di distanza? Il Club è un modo per sentirsi meno soli e più 'a casa'?
"Per noi tifosi fuori sede, seguire il Napoli sta diventando quasi una tragedia. Vivendo a Mantova, siamo nel cuore della Pianura Padana, circondati da trasferte potenzialmente vicine, ma andare allo stadio è diventata un’impresa impossibile. Tra settori chiusi e restrizioni dell'ordine pubblico, ci sentiamo costantemente penalizzati. Il problema non è la società, ma la gestione dei biglietti. C’è una totale mancanza di chiarezza: i siti ufficiali non dicono nulla, le prefetture decidono all'ultimo e i rinvii sono continui. Per riuscire a prendere un biglietto dovresti avere una persona dedicata che controlla i social h24, ma la realtà è che alla fine ci negano il diritto di tifare. È un peccato, perché per noi quella partita è un legame fisico con la nostra terra, ma ci stanno costringendo a restare chiusi in casa."
Tutti ricordiamo dove eravamo al triplice fischio del terzo e quarto Scudetto. Ma vederlo e festeggiarlo a Mantova che sapore ha avuto?
"A dire la verità, non ho festeggiato nessuno degli ultimi due Scudetti a Mantova. Ho sempre sentito il richiamo di casa, e sono sceso direttamente a Napoli. Però posso dire che la notte del pareggio con l’Udinese — quella della certezza matematica del terzo scudetto — è stata vissuta intensamente qui a Mantova.
Come Club 'Mantova Azzurra', ci siamo mossi con anticipo: siamo stati in Prefettura e in Questura per organizzare le cose per bene. Volevamo che la piazza principale della città si tingesse d'azzurro, ma volevamo farlo in modo sano, civile e colorato. È stata una soddisfazione enorme vedere non solo i residenti, ma tantissime persone arrivare dalla provincia per unirsi a noi.
È stato un momento di aggregazione incredibile per il nostro gruppo. Nonostante la vita a Mantova sia scandita dal lavoro e dai ritmi serrati, quella sera tutti hanno fatto uno strappo alla regola. Dopo 33 anni di attesa, era un atto dovuto! I caroselli in centro sono stati il segno che, anche lontano da Napoli, il sentimento è vivissimo.
Per quanto riguarda l'ultimo Scudetto, invece, l'emozione è stata diversa, forse più sofferta. Anche se non avevamo i biglietti per lo stadio — un'impresa quasi impossibile — siamo partiti in dieci da Mantova per andare a Napoli. Vedere l’ultimo match del campionato contro il Cagliari a Piazza Plebiscito, immersi nell'energia della città, è stata un'esperienza che ci porteremo dentro per sempre. Non pensavamo di festeggiare di nuovo così presto, ma è stato bellissimo godersi la città in festa."
Qual è il tuo giudizio sulla stagione attuale del Napoli?
"Secondo me la parola chiave è solo una: sfortuna. Non essendo un tecnico non posso dare giudizi medici sugli infortuni, ma una cosa la so: lo staff è lo stesso da anni. Li vedo lavorare ogni estate a Dimaro durante il ritiro, e so quanto valgono. Per questo credo sia sbagliato parlare di errori grossolani; preferisco dire che è stata un’annata funesta. Abbiamo pagato dazio alla malasorte, ma siamo comunque lì al terzo posto. Se finisse oggi, una qualificazione in Champions non sarebbe affatto male: non si può pretendere di vincere lo scudetto ogni anno. Ora che Lukaku è rientrato e gli altri stanno recuperando, sono convinto che ci toglieremo delle belle soddisfazioni negli ultimi mesi. Nonostante tutto, non considero questa stagione negativa."
Quali sono i posti più belli di Mantova, che consigli di visitare ai napoletani che si troveranno in città?
"Mantova è una città d'arte raccolta ma straordinariamente densa di storia. Luoghi come Piazza Sordello sembrano sospesi nel tempo, mentre Palazzo Te custodisce cicli di affreschi famosi in tutto il mondo. La sua particolarità è anche paesaggistica, grazie al sistema di laghi che circonda il centro storico. Rispetto a qualche anno fa, la città si è evoluta: oggi è una meta culturale di primo piano, frequentatissima da studenti e turisti per i suoi musei e le biblioteche storiche, spesso decorate da maestri del Novecento. È una realtà piccola, ma dal valore artistico immenso."