Cronaca

Torre del Greco - Suicidio medicalmente assistito, la replica dell’Asl Napoli 3 Sud: «Nessun ritardo». La richiesta della donna con Sla

Dopo l’ordinanza del Tribunale di Torre Annunziata, l’Asl Napoli 3 Sud ricostruisce la procedura avviata per una paziente affetta da Sla che ha chiesto di poter accedere al suicidio medicalmente assistito. La donna, 72 anni, comunica attraverso un puntatore oculare. Il nodo della vicenda è il dispositivo che dovrebbe consentirle di attivare autonomamente la pompa infusionale.


Sul caso della donna affetta da Sclerosi laterale amiotrofica (Sla) che ha chiesto di poter accedere al suicidio medicalmente assistito interviene l’Asl Napoli 3 Sud.
La presa di posizione dell’Azienda sanitaria arriva dopo l’ordinanza del Tribunale di Torre Annunziata, che ha accolto il ricorso presentato dalla paziente e disposto una serie di adempimenti per consentire di portare avanti la procedura. La vicenda, come riportato nelle scorse ore, riguarda una richiesta che si trascina da oltre un anno e che ha avuto al centro anche la necessità di reperire uno specifico dispositivo tecnologico.
L’Asl, però, intende precisare un aspetto fondamentale: a suo giudizio non ci sarebbero stati ritardi imputabili all’Azienda. Nella nota diffusa nelle scorse ore ricostruisce quindi le attività svolte e le difficoltà incontrate nel completamento della procedura.

La richiesta della paziente: poter scegliere sul proprio fine vita
Al centro della vicenda c’è la volontà espressa dalla paziente, una donna di 72 anni affetta da Sla, patologia neurodegenerativa progressiva e irreversibile.
Le sue condizioni sono particolarmente gravi: la donna è paralizzata e, a causa della malattia, non è in grado di parlare autonomamente. Per comunicare utilizza un puntatore oculare, attraverso il quale può esprimere le proprie volontà. È proprio mediante questo sistema che, durante l’udienza davanti al Tribunale di Torre Annunziata, ha confermato personalmente la propria scelta.
La paziente ha chiesto di poter accedere al suicidio medicalmente assistito, ribadendo al giudice la propria volontà e chiedendo che non le venissero imposte ulteriori attese.
Il tema del tempo assume, in questo caso, un peso particolare proprio per la natura progressiva della malattia. Secondo quanto riportato dopo l’udienza, la donna avrebbe rappresentato al giudice la necessità di non dover affrontare ulteriori rinvii o incertezze.

La valutazione dei requisiti
Secondo la ricostruzione fornita dall’Asl Napoli 3 Sud, la procedura non sarebbe rimasta ferma.
Sin dalla presentazione dell’istanza, l’Azienda afferma di aver assicurato la presa in carico della paziente e di aver avviato gli adempimenti di propria competenza.
È stata attivata la Commissione Tecnica Multiprofessionale Permanente, che ha effettuato una valutazione collegiale direttamente al domicilio della donna.
Gli specialisti avrebbero verificato le condizioni cliniche della paziente, la sua capacità di autodeterminazione e la volontà espressa attraverso il comunicatore oculare. La Commissione avrebbe quindi accertato, secondo quanto riferisce l’Asl, la presenza dei requisiti previsti dalla giurisprudenza della Corte costituzionale.
La relazione istruttoria è stata successivamente trasmessa al Comitato Etico Territoriale Campania 2, che, sempre secondo la nota dell’Azienda, ha espresso all’unanimità parere favorevole.

Perché la procedura non è ancora arrivata alla fase conclusiva
Il punto più delicato riguarda la modalità attraverso la quale la paziente dovrebbe poter procedere autonomamente.
Le sue condizioni fisiche richiedono infatti una soluzione tecnologica particolare: un sistema che le permetta di attivare personalmente e senza l’intervento di terzi la pompa infusionale utilizzando esclusivamente il movimento degli occhi.
Non si tratterebbe quindi, secondo la ricostruzione dell’Asl, di una semplice disponibilità del farmaco o della predisposizione dell'assistenza sanitaria. È necessario anche individuare e rendere operativo un dispositivo compatibile con le condizioni della donna e con la sua possibilità di esercitare autonomamente l’atto finale.

Due ricerche di mercato senza esito
Per trovare una soluzione, l’Asl Napoli 3 Sud afferma di aver effettuato due distinte consultazioni preliminari di mercato.
Entrambe si sareb

bero concluse senza manifestazioni di interesse e senza l’individuazione di un dispositivo ritenuto idoneo alle esigenze della paziente.
A quel punto l’Azienda ha chiesto la collaborazione del Consiglio Nazionale delle Ricerche, che aveva già sviluppato un dispositivo adatto nell’ambito di un precedente procedimento giudiziario davanti al Tribunale di Firenze.
Il CNR, secondo quanto riferisce l’Asl, si sarebbe dichiarato disponibile a sostenere integralmente i costi, ma l’interlocuzione non avrebbe portato alla disponibilità concreta del sistema.

Il dispositivo già utilizzato in Toscana
L’assenza di una soluzione immediatamente reperibile sul mercato ha portato l’Asl Napoli 3 Sud a rivolgersi direttamente all’Azienda Usl Toscana Nord Ovest.
L’obiettivo è ottenere temporaneamente il dispositivo già realizzato dal CNR e utilizzato in un precedente caso.
L’azienda sanitaria toscana avrebbe manifestato la propria disponibilità, ma avrebbe evidenziato la necessità di completare alcuni passaggi amministrativi e di effettuare le necessarie verifiche tecniche e funzionali prima di procedere al trasferimento.
È proprio questo dispositivo che assume un ruolo centrale nell’ordinanza del Tribunale di Torre Annunziata, che ha imposto tempi per il completamento degli adempimenti.

L’ordinanza e la questione dei presunti ritardi
L’Asl Napoli 3 Sud contesta quindi l’interpretazione secondo cui l’ordinanza rappresenterebbe una condanna per una condotta inerte o per ritardi dell’Azienda.
Secondo la nota, il provvedimento avrebbe invece la funzione di coordinare e scandire le operazioni ancora necessarie per arrivare alla conclusione della procedura.
Un elemento richiamato dall’Asl riguarda inoltre la decisione del giudice di respingere la richiesta di applicazione, ai sensi dell’articolo 614 bis del codice di procedura civile, di una penalità di 500 euro per ogni giorno di ritardo.
L’Azienda sottolinea che il giudice avrebbe fatto riferimento al «comportamento collaborativo manifestato dalle Amministrazioni convenute anche nel corso dell’udienza».

La nuova fase dopo la decisione del Tribunale
La pronuncia giudiziaria non chiude dunque la vicenda, ma apre una fase operativa nella quale dovranno essere completati diversi passaggi.
L’Asl Napoli 3 Sud comunica di essere pronta a dare immediata esecuzione all’ordinanza, predisponendo gli atti necessari per la presa in carico del dispositivo, il trasporto, l’assicurazione, la custodia, l’installazione e la prova funzionale.
Dovrà inoltre essere individuato il personale sanitario e tecnico necessario per garantire l’esecuzione di quanto disposto.
Tutti gli oneri, precisa l’Azienda, saranno integralmente sostenuti dall’Asl Napoli 3 Sud.
Il Tribunale ha inoltre fissato una nuova udienza per il 24 settembre 2026, quando sarà verificata l’esecuzione di quanto disposto nell’ordinanza.

Una vicenda ancora aperta
La storia della paziente con Sla resta quindi aperta. Da una parte c’è la volontà della donna, ribadita anche davanti al giudice attraverso il puntatore oculare, di poter esercitare la propria scelta sul fine vita. Dall’altra, la complessa sequenza di valutazioni sanitarie, pareri, procedure amministrative e soprattutto la necessità di reperire un dispositivo tecnologico compatibile con le sue condizioni.
L’Asl Napoli 3 Sud, con la propria replica, precisa di aver seguito la vicenda e di aver mantenuto un atteggiamento collaborativo, attribuendo la difficoltà conclusiva alla particolare complessità tecnica della soluzione necessaria.

Sarà ora l’attuazione dell’ordinanza e, successivamente, la verifica fissata dal Tribunale a consentire di comprendere se tutti gli adempimenti indicati dai giudici saranno stati completati nei tempi stabiliti.


venerdì 14 agosto 2026 - 09:55 | © RIPRODUZIONE RISERVATA

 



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