Si separano le strade del Sant’Agnello e del coach Giovanni Serrapica. Dopo 2 stagioni ricche di soddisfazioni, l’ex calciatore cresciuto nel settore giovanile del Parma non proseguirà il cammino sulla panchina del sodalizio presieduto da Alberto Negri. L’esordio da allenatore nella stagione 2018/19 è da urlo: salvezza centrata con 5 giornate d’anticipo e titolo juniores regionale conquistato superando il San Giorgio in gara secca con il classico risultato all’inglese. L’unica sconfitta, rimediata al cospetto del Camaro, sancirà l’eliminazione del Sant’Agnello nel tabellone nazionale con l’orgoglio di essersi comunque piazzato tra le migliori 8 formazioni Under 18 d’Italia. L’attuale campionato ha visto il sodalizio santanellese carburare come un diesel: dopo un avvio contratto, il repentino cambio di marcia al giro di boa. Il successo interno contro l’Angri griffato De Angelis e Procida ha dato il là a una serie di risultati utili che han permesso ai costieri di scalare posizioni su posizioni in classifica. 20 i punti prima dello stop forzato, frutto di 6 vittorie e 2 pareggi in 10 gare. Seconda miglior squadra del girone di ritorno, dietro soltanto al Castel Giorgio per una sola lunghezza.
Un’avventura iniziata l’anno scorso alla guida della prima squadra del Sant’Agnello e subito grandi soddisfazioni: salvezza ottenuta con 5 giornate d’anticipo e vittoria del campionato juniores regionale per poi arrivare fino ai quarti nazionali. Tutto questo, con una squadra giovane da plasmare. Quali corde hai saputo toccare?
“È stato un bel percorso biennale, in cui non sono mancate le difficoltà. Ripenso infatti alla scorsa stagione, in cui siamo stati costretti a ripartire quasi da zero. Conoscevo le asperità e mi aspettavo un cammino ricco di insidie, ma devo dire che sono arrivate tantissime soddisfazioni che hanno premiato il duro lavoro svolto sul terreno di gioco. Anche in questa stagione c’è stata una partenza ad handicap per diversi motivi, ma si sa che il calcio è fatto di momenti ed episodi, soprattutto quando in organico ci sono tanti giovani che hanno bisogno di tempo crescere. Da gennaio in poi la squadra ha cambiato marcia, e considerando soltanto il girone di ritorno, eravamo con pieno merito sul secondo gradino del podio. Posso dire che la mia esperienza a Sant’Agnello è stata bellissima, perché tra le più belle soddisfazioni c’è quella di aver visto i costanti miglioramenti dei più giovani sotto il profilo tecnico, tattico ed umano”
Anche quest’anno stavi compiendo un autentico miracolo. Dopo un avvio stentato, nel girone di ritorno il Sant’Agnello era secondo per punti
realizzati. Qual è stata la chiave?
“Sicuramente la crescita graduale ma costante dell’intero gruppo. Anche quest’anno siamo partiti con tanti volti nuovi, riscontrando difficoltà sotto il profilo della mentalità e dell’adattamento al campionato. Eravamo carenti al centro dell’attacco, ma siamo stati bravi e fortunati nel colmare la lacuna con l’acquisto di Gianluca De Angelis durante la sessione invernale di mercato. Siamo cresciuti insieme, per cui sapevo perfettamente che poteva offrire qualità ed esperienza al gruppo. De Angelis ha dato concretezza, infuso fiducia nei compagni. Anche il cambio di modulo ha giocato un ruolo importante, perché il 4-4-2 ha permesso di esaltare le caratteristiche della squadra che si è resa subito più incisiva e letale”.
Qual è stata la partita più bella o quella che ha segnato un punto di svolta?
“Il primo match del girone di ritorno è stato per noi il momento della svolta. Inizialmente la squadra giocava bene ma raccoglieva pochi punti, e questo incideva in negativo sul morale dei ragazzi. La vittoria sull’Angri ci ha dato fiducia e rinnovate certezze, e sotto il profilo mentale la squadra ha fatto enormi progressi tanto da diventare ostica da battere per tutti”.
A chi vanno i primi ringraziamento dopo due stagioni da incorniciare?
“Sono molto grato al presidente Alberto Negri, che mi ha dato l’opportunità di iniziare la carriera di allenatore subito dopo aver appeso le scarpette al chiodo vestendo proprio la maglia del Sant’Agnello. Ringrazio per tutti il capitano Giuseppe Di Donna, cresciuto tantissimo per personalità che è poi riuscito a trasmettere al resto della squadra. Ovviamente saluto ogni ragazzo che ha lavorato me, e che avrò modo di ringraziare privatamente per il sudore speso con questi colori”
Come hai vissuto i momenti in cui il paese è stato completamente chiuso?
“Ho vissuto inevitabilmente male il periodo di lockdown, perché non riesco a stare a casa senza calcio. C’è stata tanta preoccupazione a causa delle notizie che venivano fuori da giornali e tv. Spero che tutto torni pian piano come prima: il calcio, così come l’intero sistema paese, deve riprendere a girare”.
A piccoli passi riparte il paese, ma non tutto il calcio. Sei d’accordo?
“Bisogna avere buon senso ed intelligenza, per cui credo che sia giusta la ripartenza dei campionati professionistici, così come lo stop per quelli dilettantistici. Sperando che da agosto in poi i dilettanti possano ripartire con ritrovata linfa”.