«Ci sono numeri che non sono solo numeri. 7.440 è uno di quelli. Sono 7.440 volte grazie. 7.440 gesti di amore fatti in nome di nostra figlia. Quando abbiamo pensato al Calendario di Martina 2026 sapevamo che tante persone avrebbero voluto tenere Martina nelle proprie case, nel proprio quotidiano. Ma non avremmo mai immaginato una risposta così grande, così profonda, così carica di affetto». Così i genitori di Martina che purtroppo non ce l’ha fatta. «La sua battaglia contro la malattia è stata dura - spiegano - , affrontata con una forza che ci ha insegnato cosa significhi davvero essere guerrieri. Come genitori, il dolore è qualcosa che non si può spiegare. Ma abbiamo scelto di non fermarci al dolore. Abbiamo scelto di trasformarlo. Abbiamo deciso che l’amore per Martina dovesse continuare a fare del bene. Grazie a voi oggi possiamo dire che 7.440 euro saranno destinati a un progetto concreto a sostegno dei bambini ricoverati nei reparti oncologici pediatrici. Insieme agli amici dell’Associazione Piccolo Grande Amore stiamo già lav
orando per realizzare qualcosa che possa portare sollievo, sostegno e vicinanza a chi ogni giorno combatte una battaglia troppo grande per la propria età. Ogni donazione, grande o piccola, è stata fatta con il cuore. Ogni contributo è un abbraccio. Ogni gesto è una promessa: non lasciare soli questi bambini e le loro famiglie».
«Una menzione speciale va alle nostre famiglie e, in particolare, alle cinque madrine di Martina — zia Lina Galasso, zia Lucia Galasso, zia Mena Galasso, zia Sonia Galasso e zia Lina Del Sorbo — che con amore instancabile si sono prodigate per rendere possibile questo straordinario risultato. La somma raccolta per noi rappresenta una responsabilità immensa, ma soprattutto è il segno della fiducia che avete riposto in noi. Vi informeremo passo dopo passo, con la massima trasparenza e nel pieno rispetto del mandato che ci avete affidato. Martina continua a camminare nei gesti di bene. Continua a essere presenza nei cuori di chi l’ha amata. Continua a insegnarci che anche dal dolore può nascere qualcosa di grande» hanno concluso.