Chi vive nell'area di Castellammare di Stabia e percorre abitualmente la costa tirrenica conosce bene l'umidità persistente che caratterizza l'autunno in questa zona. Secondo le medie climatiche rilevate dalla stazione di Napoli Capodichino sul trentennio di riferimento, l'umidità relativa media sale al 74% in ottobre e al 76% in novembre, con precipitazioni mensili che passano da 130 mm a 162 mm. A questo dato climatico si aggiunge un fattore meno noto ma altrettanto rilevante: la sottile polvere di origine vulcanica proveniente dall'area del Vesuvio, che insieme all'umidità autunnale accelera l'usura dei dischi freno più che in altre regioni italiane.
L'umidità favorisce la formazione di ruggine superficiale sui disco del freno, soprattutto durante le soste notturne più frequenti con l'arrivo delle prime piogge autunnali. La polvere vulcanica, dal canto suo, si deposita facilmente sulla superficie dei dischi e agisce come un lieve abrasivo tra disco e pastiglia: le particelle di vetro vulcanico hanno infatti una durezza di circa 5 sulla scala di Mohs, che può salire fino a 7 in presenza di cristalli di quarzo, contro un valore di durezza Brinell compreso tra 130 e 240 HB tipico della ghisa grigia con cui sono realizzati la maggior parte dei dischi freno. Questa differenza di durezza spiega perché una polvere apparentemente innocua possa contribuire a un'usura misurabile nel tempo.
Perché autunno, umidità e polvere vulcanica insieme pesano di più sui dischi freno
Nella zona costiera tra il Tirreno e le pendici del Vesuvio si combinano più fattori:
iere, favorisce la condensa sulla superficie metallica dei dischi, soprattutto nelle notti autunnali più fresche.