Dopo una degenza di un paio di settimane al Cras il Frullone di Napoli è tornata libera la cicogna bianca (Ciconia ciconia) recuperata in località Marina del Cantone nel Comune di Massa Lubrense.
L’animale era stato avvistato da alcuni giorni su di una terrazza di un albergo sul mare e sembrava non avere alcuna ferita apparente. Appena allertati della presenza di una cicogna “inanellata” i volontari del WWF Terre del Tirreno, col presidente Claudio d’Esposito e il biologo Fabio Russo, si sono subito recati sul posto. La cicogna appariva debilitata e si faceva avvicinare e prendere senza alcuna resistenza. Dal becco di un colore non rosso acceso e ancora col nero in punta si deduceva che fosse un esemplare giovane.
Dall’analisi dei dati contenuti negli anelli sulle zampe si è potuto risalire alla sua storia: la cicogna era stata inanellata in Polonia il 16 giugno 2026 e si trattava di un pullus al suo primo volo di migrazione. Il Responsabile dell’ASL veterinaria di Piano di Sorrento allertava quindi con urgenza l’ambulanza che provvedeva a trasferire l’animale al Centro Recupero Fauna Selvatica il Frullone di Napoli.
I veterinari del CRAS hanno in seguito accertato una situazione di debilitazione con problematiche di tipo metabolico. Dopo un periodo di cure la giovane cicogna è stata inserita nelle voliere di riabilitazione fino alla sua completa ripresa. Quindi si è provveduto al rilascio in un’idonea località nell’avellinese, per permettergli di continuare a nutrirsi in natura e riprendere il suo viaggio di migrazione verso sud all’arrivo dell’inverno!
“Siamo contenti del lieto fine di questa storia - dichiara Claudio d’Esposito presidente del WWF Terre del Tirreno - vedere una cicogna è considerato da sempre un presagio positivo, simbolo universale di buona fortuna, prosperità e arrivo di buone notizie. La giovane cicogna senza l’intervento umano stavolta non ce l’avrebbe fatta! La cicogna in natura può vivere 30 anni, il record per una cicogna selvatica è di 39 anni, se supera le difficoltà dei primi anni di vita. La mortalità di tale specie infatti è alta durante i primi due anni e soprattutto durante i lunghi viaggi di migrazione verso l'Africa, a causa di una serie di pericoli come cavi elettrici, scarsità di cibo o maltempo.
Grazie agli anelli sulle zampe abbiamo potuto acquisire una serie di importanti dati sull’animale e sulla rotta del viaggio. Gli anelli leggeri, di metallo o plastica, sono posti sulla zampa dell'uccello da ornitologi esperti e ogni anello ha un numero unico e il nome dell'istituto di ricerca. Una sorta di carta d
’identità: quando un uccello viene trovato o ricatturato dalla lettura del codice si scopre la sua storia.”
Questa specie ha dato origine a molte leggende, di cui la più nota è la leggenda secondo cui questo uccello porterebbe i bambini. Fin dall’antichità il ritorno della cicogna era associato alla primavera e dunque al concetto di rinascita e rigenerazione. Una teoria spiegherebbe l'associazione tra cicogna e nascite col fatto che questi uccelli scegliessero per nidificare i comignoli dei camini accesi, per stare più al caldo: poiché quando nasceva un bambino i camini venivano accesi per riscaldare la casa, era comune che questi uccelli si trovassero sui camini di case dove era appena nato un bimbo.
“Il suo avvistamento a Nerano ha suscitato la curiosità e l’interesse di tante persone - raccontano i volontari del WWF - Non è la prima volta che vengono avvistati tali uccelli in migrazione sul promontorio di Punta Campanella. Un esemplare impallinato venne rinvenuto anni fa sulle colline di Arola (Vico Equense) mentre una coppia, proveniente da allevamento, è presente in alcune voliere in località Le Tore di Sorrento.
C’è una cresciuta sensibilità tra i cittadini per gli animali selvatici e per la tutela della natura, eppure viviamo in un momento in cui il nostro governo, incurante della volontà dell’85% della popolazione che vorrebbe limitazioni dell’attività venatoria, sta per varare Il DDL 1552 (noto come DDL "Sparatutto" o "Caccia Selvaggia") una riforma della legge sulla caccia (legge 157/1992), approvato dal Senato e attualmente in esame alla Camera. Il provvedimento, fortemente osteggiato dal WWF e da altre associazioni ambientaliste e animaliste (Enpa, Lac, Lav, Legambiente, Lipu), è considerato un grave pericolo per la biodiversità e la sicurezza pubblica, permetterebbe un aumento dei periodi di caccia anche durante la migrazione o la nidificazione e un incremento delle specie cacciabili, la riduzione delle aree protette e il via libera all'attività venatoria in aree demaniali come spiagge e boschi, oltre all’indebolimento di ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale) nella gestione della fauna selvatica e lo sblocco o attenuazione delle pene per reati legati al bracconaggio e alle infrazioni nelle aree protette.
“Se vogliamo che questi fieri uccelli riescano a sopravvivere da noi anche in futuro - conclude Claudio d’Esposito - dobbiamo creare e rivalorizzare per loro habitat idonei e diminuire la pressione venatoria.”