“E’ incredibile! Questo fenomeno si verifica puntualmente ogni anno e nessuno fa niente. Abbiamo un litorale eccezionale che versa, però, in queste condizioni. Si passa in modo repentino dalla straordinaria bellezza di questo mare all’inquinamento più assoluto. Provo rabbia nel guardare scene come queste”. Questo l’amaro sfogo di Giovanni Calogero, esponente di spicco dell’associazione ambientalista stabiese Pro Natura. C’era anche lui ieri mattina a Pozzano ed anche lui ha visto quei liquami che emergevano dalle acque. Una massa melmosa che attraversava quasi tutta la costa. Un agglomerato di schiuma e piccoli detriti che squarciava la limpidezza delle acque della penisola sorrentina. Un immagine ripugnante con cui nel corso degli anni gli esponenti della Pro Natura si sono dovuti abituare a convivere: “questa è una storia vecchia – spiega disgustato Calogero –. Noi abbiamo già fatto diverse denuncie, congiuntamente ai gestori dei lidi balneari e a semplici cittadini, ma finora non è stato fatto nulla. Tanti appelli, ma purtroppo nessuna risposta”. Accusa di inerzia le autorità preposte Giovanni Calogero e punta il dito contro chi avrebbe dovuto garantire la protezione delle acque ed invece finora non lo ha fatto: “le autorità preposte devono svolgere il
loro compito di controllo. Anche la capitaneria di porto deve prendere le dovute precauzioni. Quello di quest’oggi non è un evento straordinario, ma è un fenomeno che si ripete ogni anno, guarda caso sempre nei mesi estivi, e che non riguarda soltanto il comune di Castellammare. Spesse volte è possibile trovare questa scia bianca anche nel tratto di mare antistante il comune di Sorrento o quello di Capri”. Nel corso degli anni, poi, l’associazione verde Pro Natura avrebbe fatto le dovute indagini sulla questione ed avrebbe scoperto la causa di questo fenomeno: “non abbiamo prove tangibili, ma certamente posso affermare che il problema non è riconducibile al Sarno perché non proviene dalla foce del fiume. Piuttosto, penso che le tubature fognarie, poste sotto il livello del mare, siano obsolete e che quindi le condotte sottomarine usurate possano di volta in volta cedere”. Un chiaro esempio di scarsa manutenzione, dunque, secondo la testimonianza di Giovanni Calogero che però continua a ribadire che le autorità preposte erano state avvertite dalla gente, dagli imprenditori balneari e dalle associazioni ambientaliste: “abbiamo raccolto nel corso degli anni tante firme di gente comune, di gestori balneari ed associazioni a cui però finora nessuno ha dato risposta”.