“Post fata resurgo”. Si chiude un annus horribilis contrassegnato dal Covid che, da spauracchio qual era dodici mesi or sono, si è rivelato un incubo che mai dimenticheremo. Un virus che ha toccato tutti i tessuti, da quello sociale a quello politico sino ad arrivare a quello sportivo. Dodici mesi che hanno travolto anche la Juve Stabia, vittima, assieme al Perugia, di una pandemia che ha stravolto gli equilibri del campionato di serie B. Se da un lato nessuno potrà mai dirci come sarebbe finito il torneo cadetto senza quella sosta lunga oltre due mesi, dall'altro è immensa l'amarezza per un finale che nessuno avrebbe immaginato quando l'8 marzo lo Spezia, poi vincitore dei playoff, cadde 3-1 al Menti sotto i colpi di Calò, Forte e Bifulco. Quella che era una squadra gialloblù che sognava in grande, si è ritrovata a luglio ad aver inanellato un ruolino di 7 sconfitte, 2 pareggi e 1 sola vittoria, abbastanza per consegnarle il penultimo posto al netto delle clamorose rimonte del Cosenza e del Trapani, spacciate senza quell'impronosticabile colpo di scena. Certo, qualche errore umano è stato commesso a gennaio, quando si è scelto di continuare a puntare su Cissè, debilitato dalla pubalgia, e su un Rossi che non è valso la categoria, tant'è che oggi battaglia nei bassifondi del campionato di Lega Pro con la maglia della Viterbese. Eppure, quella Juve Stabia che lottava su tutti i campi sino all'ultimo secondo come testimoniato dai pareggi a Pisa e ad Ascoli in pieno recupero, viaggiava con il vento in poppa e non si può certo biasimare un Polito che a giugno ha scelto di rinunciare a Di Gennaro e Buchel. Qualche sbaglio lo ha commesso anche mister Fabio Caserta, reo di aver sconvolto troppe volte le carte in tavola dopo l'inattesa sconfitta con il Livorno e non in grado di controbattere alle mosse di Inzaghi e Ventura in occasione dei due derby persi in superiorità numerica contro Benevento e Salernitana. Alzi tuttavia la mano chi, dopo il pareggio con il Frosinone e la stoica vittoria in rimonta contro il Chievo, avrebbe immaginato di collezionare
3 sconfitte consecutive contro Venezia, Cremonese e Cosenza. Tanti, troppi cocci da raccogliere per il patron Andrea Langella, da qualche mese stella polare della Juve Stabia assieme al fratello Giuseppe dopo l'addio di Franco Manniello dopo 12 anni che hanno impresso a fuoco il suo nome nella storia gialloblù. “Post fata resurgo” scrivevamo in apertura ricordando il motto che campeggia orgoglioso sul gonfalone cittadino, un desiderio di resurrezione che le vespe hanno fatto proprio affidandosi alla competenza e all'ambizione del giovane ds Filippo Ghinassi e alle idee di Pasquale Padalino, tecnico di scuola zemaniana con un curriculum di assoluto valore. Le difficoltà del girone di andata andavano messe in preventivo per una rosa da rivoluzionare allestita in larga scala durante l'ultima settimana di mercato con i botti finali giunti il 5 ottobre. Al netto di un ritiro precampionato non svolto e di alcune sconfitte immeritate come quelle con Teramo, Catania e soprattutto Palermo, con due rigori clamorosi non assegnati per dei tocchi di mano solari sulle iniziative di Bubas prima e Mastalli poi, questo nono posto deve dunque essere accolto con serenità. La squadra c'è e gioca bene, può essere di certo migliorata a gennaio con la consapevolezza che andrà anche preservato lo spogliatoio. I nomi più insistenti in questi giorni sono quelli di Cittadino, Firenze e Grillo, ma molto dipenderà dal futuro di capitan Mastalli, che i tifosi sognano di ritrovare ancora a lungo a difesa del glorioso vessillo gialloblù. Circolano anche i primi nomi in uscita, da Volpicelli a Bentivegna sino a Cernigoi, botto di fine estate debilitato dal Covid. L'eventuale rientro di quest'ultimo alla Salernitana potrebbe aprire ad eventuali manovre con i tifosi che sognano Giannetti, il quale tuttavia non vorrebbe scendere in Lega Pro e avrebbe già confermato al proprio entourage di preferire l'ipotesi Cosenza. Ipotesi e voci destinate a rincorrersi nelle prossime settimane alla luce delle rinnovate ambizioni del patron Langella. “Post fata resurgo”, dunque. Ora più che mai.