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Juve Stabia - Pochesci alla vigilia del derby: «Serve coraggio. Voglio una squadra che imponga il proprio gioco»

Il socio Giuseppe Langella fa dietrofront: «Ringrazio i tifosi stabiesi, che mi hanno convinto a tornare sui miei passi.»

di Davide Soccavo


Mister Sandro Pochesci è salito presso la sala stampa del Romeo Menti questa mattina per rispondere alle domande dei media. Domani il derby interamente a tinte gialloblù: nel fortino di via Cosenza arriva il Giugliano, una delle sorprese del campionato. «Questa squadra può fare due gol a tutti. I giocatori mi hanno dato delle risposte, ma bisogna cambiare mentalità. Avere più coraggio. Ferrara, professionista serio. Mi aiuterà sui concetti e i principi della fase difensiva. Lo accolgo volentieri nel lavoro quotidiano e nelle gare di campionato. Dobbiamo guardare noi stessi: ci manca la vittoria, la desideriamo e la dobbiamo conquistare. Si conquista se tutti noi abbiamo lo stesso obiettivo. Mignanelli non è disponibile. Dell’Orfanello idem, ma si sta allenando con noi. Sono tutti alibi mentali, non fisici. La squadra deve ragionare da squadra, e fare quello che l’allenatore gli dice. Questa squadra fa tutto tranne una parte che non riesco a mettergli in testa. È una squadra che deve prendere uno schiaffo prima di reagire. Voglio una squadra che imponga il proprio gioco. Non dobbiamo andare sotto per tirare fuori il nostro coraggio. Nel calcio si sbaglia e si deve sbagliare. Questa squadra gioca quando ormai è morta. Nel calcio una scienza esatta non c’è: devono fare quello che hanno dentro, a prescindere dall’avversario e dal risultato. Abbiamo ottenuto due punti. Le cose non vanno bene. I giocatori devono giocare con la testa libera e con l’obiettivo di centrare la vittoria. Andiamo a giocarci la partita dal primo minuto e mettere in difficoltà gli avversari. Il lavoro settimanale è lo specchio della partita.» Per l’occas

ione, il socio Giuseppe Langella ha annunciato ai media che ritira le proprie dimissioni e continuerà ad essere parte del club gialloblù: «Voglio ringraziare tutte le persone che mi sono state vicino, compresi i tifosi delle vespe, che mi hanno convinto a tornare sui miei passi. Ero e sono arrabbiato. È una cosa che non dovrebbe succedere a nessuno: parole che non si dovrebbero pronunciare nemmeno in punto di morte. La goccia che ha fatto traboccare il vaso per il mio ritorno è stato l’incontro con la Curva Sud. Sono stato colpito dalla maturità di una tifoseria da sempre calorosa. Hanno capito che oggi fare calcio è difficile. Mi ha colpito la loro mentalità da tifosi che veramente hanno raggiunto. E hanno capito tutta l’atmosfera che c’è intorno al loro blasone. Oggi ci stanno vicini e continuano a incitarci, anche nei momenti no. Penalizzo quelle persone che hanno detto delle oscenità: non so se è stata rabbia o una cosa voluta da parte loro. Ma non fanno il bene di Castellammare. Sono tornato anche per sistemare alcune cose: senza il mio ritorno, non ci sarebbe stata né salvezza né play-off. Dispiace per la sconfitta col Catanzaro, ma non dimentichiamoci che è una macchina inarrestabile. Le contestazioni fanno parte del mondo del calcio. Ma quelle volgarità verso una famiglia che non c’entra nulla e soffre più di loro sono inaccettabili. Tutte le persone agiscono in un certo modo: c’è chi perdona e chi si prende la borsa e se ne va. Qualcuno mi ha paragonato a De Laurentiis. Dalla prima ora che sono entrato a Castellammare ci ho messo soldi e per finire il campionato ce ne vorranno degli altri.»


sabato 11 marzo 2023 - 17:58 | © RIPRODUZIONE RISERVATA

 



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