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Juve Stabia - Nel segno dello Squalo: bomber Forte è il trascinatore delle Vespe

La rinascita della Juve Stabia ha un nome e un cognome: Francesco Forte

di Luca Piedepalumbo


Zero punti in quattro partite, poi qualcosa negli ingranaggi e nello spirito gialloblé è cambiato. Forse c'entra l'orgoglio, ferito da pessimi risultati ed errori grossolani. Oppure, può darsi sia stata la spinta della tifoseria stabiese, vigorosa ed energica, a far cambiare marcia alle Vespe. Probabilmente, si tratta solo di una condizione fisica ritrovata, di meccanismi rispolverati e di fiducia nei propri mezzi. Fatto sta che la Juve Stabia ha cambiato volto. La squadra è viva. Ha un'anima, forza e carattere da vendere. La situazione di classifica resta complicata, ma l'entusiasmo gialloblé rassicura tutti. Le Vespe venderanno cara la pelle fino alla fine. Ora, le tre "finali" contro Venezia, Cremonese e Cosenza fanno meno paura. È tutto nelle mani della Juve Stabia. Nei prossimi 180 minuti la missione è quella di conservare la permanenza in Serie B. Tocca alla squadra e al suo condottiero difendere il sogno di un'intera città.

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Nel segno dello Squalo. Non poteva essere altrimenti. La rinascita della Juve Stabia ha un nome e un cognome: Francesco Forte. A suon di gol il bomber romano ha preso per mano la squadra, sradicandola dalle sabbie mobili in cui era finita. Niente pinna alta: occhi spiritati, grida di incoraggiamento e spintoni a mister e compagni. Così Forte ha celebrato gli ultimi gol in campionato. Chiaro segnale di un momento delicato, dove concentrazione e coesione la fanno da padrona. Nessuna scena, solo voglia di rivalsa. È lui l'uomo copertina del momento. Diciassette gol in stagione: 4 reti, pesantissime, nelle ultime quattro di campionato. Il record firmato Marco Sau è ad un passo. Ma prima c'è da conquistare la salvezza. Ora più che mai serve un Francesco Forte in forma smagliante. La Juve Stabia si avvicina alle 'finali salvezza' contro Venezia, Cremonese e Cosenza. Le Vespe si giocano il futuro: serviranno gli occhi della tigre, anzi dello squalo.


lunedì 20 luglio 2020 - 10:06 | © RIPRODUZIONE RISERVATA

 



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