Serata suggestiva con mister Gaetano Fontana negli studi virtuali di Passione Gialloblù. Martedì, durante la dodicesima puntata della trasmissione in onda sulla pagina Facebook di Stabiachannel, l'ex calciatore e tecnico della Juve Stabia ha regalato riflessioni e ricordi densi di emozioni. Carriera ricca quella di Fontana, il quale ha vestito tante maglie importanti tra cui quella della Juve Stabia, della Fiorentina e del Napoli. E ha seduto anche su diverse panchine, tra queste anche quella gialloblù.
Siamo partiti analizzando quello che è il presente. «Le parole del Presidente Langella non gratificano il tecnico – ha spiegato l'ex centrocampista –, ti senti in discussione ancor più del solito dato che un allenatore lo è già tutti i giorni. Bisogna pensare da dove si è partiti, come si è partiti e quello che si sta facendo. Il lavoro del trainer è gravoso perché ci si aspetta da subito che i risultati siano a portata della squadra che si ha. A volte accade, a volte no per diversi motivi. La situazione della Juve Stabia non è semplice. Ha dovuto metabolizzare la retrocessione con dei giocatori che sono rimasti, che si devono "riattivare", e con innesti nuovi. Non è una cosa da poco...I lavori vanno valutati a lungo termine. Ma, oggi, questo tipo di atteggiamento non c'è da parte di nessuno. E, alle volte, escono queste dichiarazioni che non fanno piacere né al tecnico né alla squadra. Anche perchè, da esterno, credo che si stia facendo un bel lavoro. La squadra è organizzata e ha un'idea di gioco, questo è frutto di un lavoro che viene fatto ogni settimana. Un tecnico osservatore valuta anche questo e non può che rimanerne colpito. Se ad oggi la Juve Stabia ha quella classifica, è merito solo di Padalino, che è riuscito a mettere insieme i cocci e ha saputo dare da subito identità alla squadra».
Poi, abbiamo parlato di tre giocatori che conosce bene, come Mastalli, Ripa e Liotti. «Che meriti ho per la crescita di Alessandro? Pochi, molti pochi – ha affermato il tecnico calabro –, ci siamo accorti da subito che Mastalli avesse delle qualità. E, con i ragazzi dello staff ci siamo chiesti subito:"Che ci fa qui?!" (ride,ndr). Quando un ragazzo è pronto e maturo per stare in campo, non conta l'età. E ha dimostrato sin da subito di esserlo. La sua crescita è stata costante e ha fatto tante belle cose, oltre alla vittoria del campionato. Ripa? Ha un'esperienza tale da poter sobbarcarsi le responsabilità di fronte ai giovani. Può fare da "chioccia". In una partita non contano solo l'aspetto tecnico e tattico, ma anche quello emotivo. Forza d'animo incredibile, tecnica importante per quel tipo di ruolo ed è concreto sotto porta. Questo è lui. Sono convinto che riuscirà sicuramente a dare il suo contributo. Liotti? Credevo più io in lui, che lui in sè stesso. L'ho messo terzino in un momento di necessità. Era per lui una novità. Aveva commesso un paio di errori che gli avevano fatto perdere fiducia in sé stesso e la stima dell'ambiente. Questo ha creato molte insicurezze in lui. Al termine della partita con il Lecce era distrutto moralmente per una diagonale sbagliata che fece incassare un gol. Alla ripresa degli allenamenti lo presi da parte e gli dissi che sarei stato pronto a ripartire da lui se lui però avesse avuto fiducia in sé stesso. Ma, lui non se la sentiva. Aveva bisogno di cambiare aria...».
Abbiamo fatto un salto nel passato, ricordando la stagione proprio in cui lui sedeva sulla panchina della Juve Stabia. «Il discorso è che probabilmente in tanti hanno dimenticato quello che sostenevo. Noi stavamo viaggiando bene, benissimo, facendo anche dei risultati importanti. Quello che ho sempre detto io è che, nell'arco di una stagione, ci possono essere dei cali o delle flessioni perché è fisiologico. Bisogna saperli bypassare. Molti non hanno compreso quello che stava succedendo, dimenticando che non eravamo partiti per vincere il campionato. Ci siamo presentati al via del girone di ritorno con moltissime difficoltà tra infortuni e squalific
he. Ho dovuto inventare anche dei giocatori in posizioni nelle quali non avevano mai giocato prima. Il momento non era favorevole. E, non c'è stata quella serenità per passare quei momenti. Non avevo tutto questo perchè la squadra era stata formata alla fine del mercato. Pochi ricordano che nella partita di Coppa Italia non avevo gli undici da mettere in campo. Ricordo il caso di Marotta. Era qui in prova. Mi dispiaceva usarlo per quella partita perchè gli avrei compromesso il doppio trasferimento. L'ho messo in campo lo stesso dicendogli che avrebbe dovuto dare il massimo perchè avrebbe potuto avere la possibilità di rimanere. E, lo ha fatto. Questo è stato solo uno dei tanti problemi. Le cose andarono da subito bene. Ero curioso anch'io di capire come avremmo gestito quei momenti. Come ho detto, purtroppo ho capito che non c'era la serenità giusta. Molti hanno pensato che avremmo dovuto spaccare il campionato, visti i risultati. Ma, non era la squadra giusta e maggiormente adatta per farlo.La partita più bella sotto la mia gestione? Catania, Foggia e, nonostante tutto, Lecce. Ho inserito i salentini perchè è stata una partita figlia di mancanze d'esperienza e di vissuto. Una squadra più matura avrebbe gestito meglio il vantaggio. Quella ci è servita per le partite successive. Le migliori sono però quelle con Foggia e Catania in cui abbiamo coniugato qualità di gioco e risultati abbastanza rotondi».
Intanto che abbiamo fatto un "tuffo" nel passato, abbiamo voluto anche ricordare due figure importanti per la storia stabiese, ossia i presidenti Fiore e Manniello. «Sotto molti aspetti sono simili – ha ricordato Fontana –, erano molto presenti e incarnavano questa figura paterna. Ho avuto la fortuna di averli in due momenti diversi della mia vita e di conseguenza di viverli con maturità diverse. Con Fiore c'è stato un rapporto padre-figlio. Sono stato vittima di mancati trasferimenti perché si era legato talmente tanto che faceva fatica a staccarsi (ride, ndr). La mancata promozione e la successiva retrocessione hanno lasciato molto amaro in bocca perchè quel tipo di risultato non era corretto per quel tipo di lavoro e di gruppo. Con Manniello ho avuto un buonissimo rapporto. Ha creduto prima in Fontana uomo, poi in Fontana tecnico. Sapeva che avessi vissuto un'ingiustizia a livello professionale e contava tanto sulla mia voglia di rifarmi e di ripartire. Non si era sbagliato perchè avevo voglia di riprendermi quello che mi era stato levato da calciatore. La fine di quell'esperienza la conoscete tutti. Il rapporto è sempre stato molto schietto e leale. Quando mi ha dovuto annunciare l'allontanamento, era molto dispiaciuto. Infatti, quando sono tornato da avversario con la Casertana, è venuto negli spogliatoi e mi ha dato un abbraccio molto caloroso. Lo posso solo ringraziare».
Ovviamente non potevamo non parlare del suo passato da giocatore del Napoli. «Il mio gol al San Paolo? Lo ho segnato su punizione con la maglia della Juve Stabia contro il Savoia. E, nella stessa porta feci anche gol con il Napoli. E, nella prima occasione, un fotografo mi volle fare una foto sotto a una gigantografia di Maradona, che si trova negli spogliatoi, perchè diceva che era dai suoi tempi che un mancino non segnava in quell modo su punizione. Avevo già 27/28 anni e non credevo di poter giocare in quello stadio da giocatore del Napoli. Credevo fortemente in una mia ascesa, visto che stavo lavorando molto anche dal punto di vista emotivo. Quando è arrivata la possibilità di indossare la maglia azzurra, mi trovavo in Serie A con la Fiorentina, ma non ho potuto dire di no. Volevo fortemente farlo perchè è stato una sorta di coronamento di quell'ascesa di cui parlavo».
Infine, abbiamo concluso tornando al presente parlando di Catanzaro - Juve Stabia, essendo il tecnico un doppio ex. «La vedrò da spettatore (ride,ndr). Sono due squadre che hanno fatto parte della mia vita. Quindi, non farò il tifo per nessuna delle due. L'augurio che posso fare è che spero di vederle presto in Serie B perchè sono piazze importanti che meritano palcoscenici altrettanto importanti».